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Ecco perché non reggerà
la coppia Galliani-Barbara

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No, non durerà a lungo. Silvio Berlusconi ha pensato che il modo migliore per risolvere i problemi del Milan (o, quantomeno, per prendere tempo) fosse quello di "creare" due amministratori delegato, la scalpitante figlia Barbara, 29 anni, e l'amico di sempre Adriano Galliani, entrato qualche anno fa nella hall of fame come uno dei dirigenti migliori del calcio italiano. Ma non può durare, la coppia scoppierà (e forse anche presto). Berlusconi ha promesso a Galliani che resterà in sella sino al 2018 e si occuperà della parte sportiva (prima squadra, settore giovanile, mercato di cui Galliani è "ghiotto", osservatori e scouting), in più rappresenterà il Milan in Lega, di cui è stato presidente, e si occupererà anche di diritti tv, cosa che sta a cuore anche a Marina e Piersilvio Berlusconi visto che è in ballo il rinnovo del contratto (con oltre un milione di euro a stagione). Barbara invece avrà le deleghe per il marketing, lo stadio, la Fondazione Milan, le risorse umane e i progetti speciali. Tutte cose che le vanno molto strette visto che le accuse nei confronti di Galliani, che avevano scatenato il caso, erano proprio sulle gestione sportiva, il mercato e il vivaio. Non si sa chi avrà in mano il budget finanziario e, come potete capire, non è una cosa di poco conto. Previsto che anche la comunicazione sarà separata, doppia. E anche questo può creare problemi.

Il lodo Berlusconi era legato anche al fatto della buonuscita richiesta da Galliani: la somma, ingente, avrebbe creato problemi di bilancio, ora che i conti sono tornati in attivo (merito anche di Galliani, o no?). Ma lo storico a. d. non farà grane: ha già raggiunto l'accordo con Bruno Ermolli, il manager Fininvest che si occupa della questione, e accetterà che la cifra (inferiore ai 50 milioni lordi) possa essere spalmata in un paio di anni anche nell'ipotesi, abbastanza probabile, che la convivenza con B. B. non vada a buon fine. Barbara ha le sue idee: le deleghe, come detto, le vanno molto strette tanto che avrebbe stilato addirittura un decalogo dove, oltre ad obbligare i dipendenti a studiare l'inglese, si "allarga" anche su mercato e scouting, di pertinenza (teorica) di Galliani. Uno dei primi nodi da sciogliere sarà proprio quello del direttore sportivo, al posto di Ariedo Braida, in uscita: ballano i nomi di Sogliano (preferito da Barbara), Pradè, Bigon. Bisognerà mettere d'accordo i due amministratori delegati. Barbara voleva Paolo Maldini come responsabile area tecnica: ma il progetto (per ora?) è tramontato perché la gestione sportiva tocca a Galliani, che Maldini non l'ha mai voluto (figuriamoci adesso...). Inoltre Maldini avrebbe voluto occuparsi di mercato, e non di andare a Milanello tutti i giorni, dove è stato per 25 anni, a tenere i rapporti con la squadra. Tramontata anche l'ipotesi di Claudio Fenucci come amministratore delegato: ce ne sono già due... Alcune voci, provenienti da Milano, danno per certo l'accordo fra B. B. e Michele Uva. Malagò ha smentito ieri l'addio del direttore generale di Coni Servizi, stimatissimo da Letta, oltre che da Malagò, e in piena sintonia con Chimenti e Miglietta, presidente e a. d di Coni Servizi. Non credo che al momento Uva sia intenzionato a trasferirsi da Roma a Milano, anche se è vero che è il massimo esperto in Italia di stadi e il Milan sta pensando ad un nuovo impianto. Sembra sfumare anche l'ipotesi-Albertini: Demetrio sta studiando da presidente Figc, quando Giancarlo Abete lascerà. Nello staff rossonero un ruolo importante lo ricopre anche Umberto Gandini, direttore organizzazione sportiva e "ministro degli esteri" (è anche vicepresidente Eca). Per anni stretto collaboratore di Galliani, ma non legato a filo doppio con l'a. d., come ad esempio Braida: tra l'altro, Gandini ha un contratto a tempo indeterminato e la sua amicizia, e stima, con Platini, Rummenigge, Rosell e tutti i grandi del calcio potrebbero essere preziose per il Milan. Probabile, quindi, che Gandini resti al suo posto. Anzi, sarebbe un errore mandarlo via (con adeguata buonuscita). Gandini inoltre non ha bisogno di studiare l'inglese: lo conosce già. E Galliani, nell'ipotesi di un addio al Milan, cosa farebbe? Non il politico, non gli va, ma potrebbe restare nel suo mondo, il calcio. Non certo in un club italiano, ma fare il presidente del Paris Saint Germain non gli spiacerebbe affatto. Così non tradirebbe mai il "suo" Milan.

Ultima cosa, l'allenatore rossonero. Qui non ci dovrebbero essere dubbi. Sarà Clarence Seedorf a sostituire Allegri. Ultimissima considerazione: al di là di come finirà lo scontro, perché di questo si tratta, fra Galliani e B. B., il vero nodo è sapere e capire se Marina e Piersilvio Berlusconi vogliono ancora investire nel Milan. E quanto. Passa tutto da lì.

Processo del lunedì a gonfie vele. Ma...
Grazie anche al monday night Lazio-Napoli, il Processo del lunedì di Enrico Varriale (in onda su Rai Sport 21) ha fatto un ottimo ascolto nella seconda parte, dalle 22,55 alle 24,18: 1,37% di share, 231.000 spettatori. Nella prima parte aveva fatto lo 0,46%, con 116.000 spettatori. Varriale è più che soddisfatto. Tutta la programmazione di Rai Sport 1 non ha fatto nell'intera giornata la somma di spettatori del Processo. La prossima settimana, ospite d'onore Giovanni Malagò. Considerazione personale: tre ore di Processo (con 5 blocchi pubblicitari) sono troppe. Troppe le chiacchiere, troppi gli opinionisti magari già visti e sentiti la domenica.  Insomma, un Processo più snello, con pochi argomenti, ma che sappia lasciare il segno (Varriale lo sa fare). La trasmissione dovrebbe andare in onda solo in seconda serata (e magari su Rai 3) anche se è naturale che il direttore Mauro Mazza difende il canale tematico, Rai Sport 1, che costa (molto) e fa scarsi ascolti. Salvo eccezioni, appunto. "Tiki Taka" di Pardo, che va in onda su Italia 1, da mezzanotte, ha fatto ad esempio l'11,08% di share, con 653.000 spettatori.

E ora il ministro Cancellieri si occupa di sport...
Uscita indenne, a fatica, dalla bufera-Ligresti adesso il ministro Annamaria Cancellieri si occupa di sport. "Vogliamo arrivare a dotare tutte le carceri di impianti sportivi, un cammino che sarà molto lungo. Vogliamo che questi impianti vengano messi a disposizione della Polizia Penitenziaria e quando ci sarà la possibilità di ingressi esterni, che vengano messi a disposizione anche della collettività. Bisogna che la società civile viva in simbiosi con il carcere, perché il carcere non deve essere solo un problema ma anche una risorsa". Chissà se la Cancellieri è mai stata in alcuni carceri? Comunque, per rifarsi un'immagine, ha presentato stamane il protocollo d'intesa stipulato con il Coni denominato "Sport in Carcere", finalizzato al miglioramento della condizione carceraria e del trattamento dei detenuti attraverso la pratica e la formazione sportiva. "La Costituzione - ha aggiunto il Guardasigilli - ci dice che il detenuto deve espiare la sua pena, ma la detenzione deve essere un momento di crescita e non di regressione. Lo sport è un grimaldello che permette di rompere certe catene, un insieme di regole, forza e disciplina. Portare i valori dello sport nelle carceri significa quindi dare alle carceri gli strumenti di crescita civile".