L'ideale sarebbe una serie A a 18 squadre, una B a 18 e una Lega Pro a 40. In tutto, solo 76 club professionistici. Sarebbe l'ideale per lo spettacolo e per mettere un freno alla crisi che colpisce ormai tantissime società. In Serie A esistono due campionati, una spaccatura netta. Molte partite sono inutili, di modestissimo livello. La Juventus ha 15 punti di distacco dalla terza (il Napoli), 26 punti dall'Inter (che disastro) e addirittura 44 dal Catania, ultimo in classifica. E siamo solo all'inizio del girone di ritorno... Il presidente della Lega, Maurizio Beretta, ha fatto di recente un accenno ad un'eventuale, anche se al momento remota, riforma del campionato: una serie A a 18, ma con una sola retrocessione diretta (e la seconda con gli spareggi). Una sorta di paracadute per chi finisce in B. Ai grossi club farebbe comodo una A a 18, avrebbero più tempo per prepararsi alle Coppe europee. La Lega potrebbe organizzare meglio il calendario della stagione fra serie A, anticipi e posticipi, e Coppa Italia. Sono i club medio-piccoli, semmai, a fare resistenza, temono di perdere i soldi dei diritti tv, mentre le emittenti tv (Sky e Mediaset Premium) sarebbero ben contente di eliminare tante partitine che costano solo per essere prodotte e fanno ascolti miseri, sotto l'1 per cento. E poi si venderebbero meglio i diritti tv all'estero, dove vogliono spettacolo, stadi pieni e sicurezza nel calendario (non con le farse come quella del derby di Genova...). Ma un piano concreto di riforma, per ora non c'è in serie A, e mettere tutti d'accordo è un'impresa.
In serie B, invece il presidente Andrea Abodi è convinto che 22 squadre siano troppe (una follia, retaggio del caso-Catania) e che sia necessario scendere subito a 20, e poi, più avanti, magari a 18. Ma tutto è (quasi) fermo: il presidente Giancarlo Abete dovrebbe sollecitare un tavolo di confronto fra le varie Leghe, visto i rapporti non facili che ci sono fra Abodi e Mario Macalli. Lega di B e Pro sono da tempo ai ferri corti, tanto che la questione dei soldi dei diritti tv adesso è finita al Tnas che questa primavera, prima di scomparire, dovrà decidere.
La Lega Pro, va detto, ha fatto molto sul fronte della riforma del suo campionato: per convinzione, certo, ma anche per necessità perché i club fallivano o non riuscivano ad iscriversi . Da 90 società passerà il prossimo anno a 60 (tre gironi da 20). Il calcio dei campanili, come giustamente lo hanno battezzato Mario Macalli e Francesco Ghirelli. Ma ci saranno 60 club economicamente "sani"? In grado di pagare gli stipendi con regolarità? Secondo alcuni 60 sono troppi, l'ideale sarebbe scendere a 40. Si vedrà. Ma la crisi è diffusa ormai, e anche la Lega Nazionale Dilettanti del presidente Carlo Tavecchio (premiato oggi a Viareggio, congratulazioni) è in difficoltà, e ha dovuto registrare negli ultimi anni un calo di iscritti. Qualcosa bisogna fare.
Novantesimo e Domenica Sportiva battono il calcio-spezzatino
La trasmissioni di Rai Sport sono più forti del calcio-spezzatino. Stadio Sprint (conduttore Enrico Varriale) ha fatto il 5,90% di share, 1.101.000 spettatori. Novantesimo Minuto l'11,26%, 2.268.000. Un ottimo ascolto per la trasmissione di Franco Lauro e Jacopo Volpi (dietro le quinte): ieri pomeriggio c'erano solo quattro partite (Roma-Parma rinviata per il nubifragio e il derby di Genova rinviata per le comiche). Novantesimo ha ritmo ed è vivace, i due opinionisti (Dossena e Vocalelli) sono competenti e pungenti. Ma Lauro lasci perdere la moviola in campo: non sempre il rivedere le immagini al rallentatore scioglie i dubbi, e poi quanto durerebbero le partite? La Domenica Sportiva, condotta da Paola Ferrari, ha beneficiato di Juve-Inter: 12,21%, con 1.947.000 spettatori.
In serie B, invece il presidente Andrea Abodi è convinto che 22 squadre siano troppe (una follia, retaggio del caso-Catania) e che sia necessario scendere subito a 20, e poi, più avanti, magari a 18. Ma tutto è (quasi) fermo: il presidente Giancarlo Abete dovrebbe sollecitare un tavolo di confronto fra le varie Leghe, visto i rapporti non facili che ci sono fra Abodi e Mario Macalli. Lega di B e Pro sono da tempo ai ferri corti, tanto che la questione dei soldi dei diritti tv adesso è finita al Tnas che questa primavera, prima di scomparire, dovrà decidere.
La Lega Pro, va detto, ha fatto molto sul fronte della riforma del suo campionato: per convinzione, certo, ma anche per necessità perché i club fallivano o non riuscivano ad iscriversi . Da 90 società passerà il prossimo anno a 60 (tre gironi da 20). Il calcio dei campanili, come giustamente lo hanno battezzato Mario Macalli e Francesco Ghirelli. Ma ci saranno 60 club economicamente "sani"? In grado di pagare gli stipendi con regolarità? Secondo alcuni 60 sono troppi, l'ideale sarebbe scendere a 40. Si vedrà. Ma la crisi è diffusa ormai, e anche la Lega Nazionale Dilettanti del presidente Carlo Tavecchio (premiato oggi a Viareggio, congratulazioni) è in difficoltà, e ha dovuto registrare negli ultimi anni un calo di iscritti. Qualcosa bisogna fare.
Novantesimo e Domenica Sportiva battono il calcio-spezzatino
La trasmissioni di Rai Sport sono più forti del calcio-spezzatino. Stadio Sprint (conduttore Enrico Varriale) ha fatto il 5,90% di share, 1.101.000 spettatori. Novantesimo Minuto l'11,26%, 2.268.000. Un ottimo ascolto per la trasmissione di Franco Lauro e Jacopo Volpi (dietro le quinte): ieri pomeriggio c'erano solo quattro partite (Roma-Parma rinviata per il nubifragio e il derby di Genova rinviata per le comiche). Novantesimo ha ritmo ed è vivace, i due opinionisti (Dossena e Vocalelli) sono competenti e pungenti. Ma Lauro lasci perdere la moviola in campo: non sempre il rivedere le immagini al rallentatore scioglie i dubbi, e poi quanto durerebbero le partite? La Domenica Sportiva, condotta da Paola Ferrari, ha beneficiato di Juve-Inter: 12,21%, con 1.947.000 spettatori.