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Malagò, un anno al comando
Ora Roma 2024 e giustizia...

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Un anno esatto. Il 19 febbraio 2013 Giovanni Malagò, classe '59, è stato eletto, a sorpresa, presidente del Coni. Ha battuto il rivale, Lello Pagnozzi, ex segretario generale appoggiato da Gianni Petrucci. In un anno Malagò ha fatto cose importanti: il giudizio non può essere che positivo. Ha rivisto la macchina organizzativa del Comitato Olimpico. Ha dato nuovo impulso alla Coni Servizi, che ora con Chimenti-Miglietta-Uva viaggia a pieno regime. Malagò si è dimostrato un autentico stakanovista: con uno sguardo attento al territorio, alla base. Dove ha trovato i voti per essere eletto. Malagò è un manager di successo imprestato allo sport, e questo agevola la ricerca di sponsorizzazioni, quantomai indispensabili di questi tempi.

Ma questo è l'anno-chiave per Malagò e le sue ambizioni. Si dovranno sciogliere nodi fondamentali come la candidatura di Roma ai Giochi 2024, la riforma della giustizia sportiva e il caso-Federnuoto. Roma 2024: Enrico Letta si era espresso a favore, tanto da andare anche a Sochi. Ora tocca a Matteo Renzi: uomo di sport (ex calciatore, ex arbitro, ora appassionato di bici). Il neo-premier anche lui è a favore della candidatura italiana, che dovrà essere formalizzata dopo l'estate. Al Cio ci vedono con rispetto e ci stimano: Roma ha problemi enormi, che l'ultima alluvione hanno aumentato. Roma è una città sporca, caotica, con una micro-criminalità diffusa. Ma Rio, dove si terrà l'Olimpiade 2016, è da meno? Un ruolo importante nella candidatura lo potrà avere il sindaco Ignazio Marino, sinora un fallimento totale. I Giochi portano sviluppo, lavoro giovanile, entusiasmo. Lasciano eredità importanti (ma in qualche caso anche debiti e scandali). Ma ci vuole trasparenza assoluta: e questo Malagò lo sa benissimo. Altro nodo, la riforma della giustizia sportiva che sarà completata entro maggio. Le proposte del presidente del Coni sono state bocciate da Abete, Petrucci e Barelli. Non solo: alcuni giudici se ne sono andati sbattendo la porta. Malagò sin dall'inizio del suo mandato è stato molto severo con il mondo del calcio, e con l'immagine che dà di sé. Adesso sostiene, ufficialmente, che i suoi rapporti con Abete sono ottimi. In realtà non è così: il n.1 della Figc è stato durissimo anche nel corso della Giunta "milanese", e non è certo tipo che si arrende facilmente. Forse Malagò non lo conosceva bene: pensava fosse più "morbido"? E poi resta in sospeso la questione della Federnuoto: il n.1 del Coni ha mandato le carte alla Procura della Repubblica, un gesto ("dovuto", secondo Malagò) che non è stato apprezzato ovviamente da Barelli ma anche da altri presidenti di Federazione e dirigenti sportivi. In passato al Coni i panni si lavavano prima in famiglia. Per la Fise (federequitazione) è stata scelta un'altra strada, il commissariamento, pur di fronte ad una situazione drammatica di buco di bilancio. Ma queste sono solo formalità: la sostanza è un'altra, la realtà è che Paolo Barelli (sentito dal pm come persona informata) è nemico di Malagò dai tempi dei Mondiali di nuoto di Roma 2009. Se ne parlerà nella Giunta Coni di marzo, oppure si aspetterà l'inchiesta della Procura? Barelli si sta difendendo: al momento non ci sono indagati, il braccio di ferro non sarà breve. Tornando da Sochi, inoltre ci saranno le elezioni delle Fisi (federazione sport invernali): da rivedere molte cose. Il presidente Roda si ricandida, Manuela Di Centa punta al suo posto. Non è ancora arrivata la medaglia d'oro, quella che conta, anche se abbiamo più podi rispetto a Vancouver. E poi c'è da preparare i Giochi di Rio 2016, da dare impulso allo sport giovanile (con preoccupanti dati sull'obesità) e a quello scolastico, eccetera eccetera. Il lavoro non manca a Malagò. L'entusiasmo nemmeno.

Cori contro Napoli: i tifosi della Roma si spaccano...
Credo, e spero, che l'appello del Capitano sarà ascoltato dai tifosi della Roma. Francesco Totti, pur criticando la norma, che così com'è non piace (quasi) a nessuno, ha invitato i suoi tifosi a non danneggiare più la squadra. Basta, quindi, cori contro Napoli. La Roma aspetta il ricorso di martedì e si augura di poter giocare contro l'Inter, il 1 marzo, con l'Olimpico tutto aperto. Il dg Mauro Baldissoni spera inoltre che la Figc possa dare un'interpretazione diversa alle norme, visto che ci sono ancora parecchie situazioni in attesa di approfondimento: per la Roma il coro "Vesuvio lavali col fuoco" è un coro di scherno, di protesta, non di discriminazione territoriale visto che altri cori, ad esempio contro i romani, non vengono mai segnalati al giudice sportivo, e quindi non puniti. La norma, comunque, c'è: se ne discuterà solo a fine stagione. Il problema, semmai, non è la norma ma chi insiste a fare questi cori. Chi va contro la sua società. E' una forma di ricatto che, si spera, possa finire. I tifosi della Roma si rendono conto che questo atteggiamento autolesionistico (così definito da Baldissoni) crea problemi alla squadra in una fase cruciale della stagione? Per il presidente della Lega di A, Maurizio Beretta, "l'apparato sanzionatorio ha molti limiti". Ma ha anche ricordato che la "norma c'è e va rispettata". Anche lui è a favore delle mini-curve: sarà difficile in futuro cancellare del tutto la sanzione per i cori discriminatori. Cosa direbbe l'Uefa? Ma intanto, c'è da sperare nel buon senso dei tifosi non solo della Roma ma anche di altre squadre. E la class action? Nel calcio esiste la responsabilità oggettiva, caposaldo delle norme anche internazionali. Sarebbe non facile ottenere un risarcimento.