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Malagò e Abete, basta liti
sulla giustizia sportiva

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Uno dei nodi chiave da sciogliere è quello della giustizia sportiva: lo sa bene Giovanni Malagò ad un anno (vedi Spy Calcio del 19 febbraio) dalla sua elezione alla presidenza del Coni. Quando il n.1 dello sport italiano ha presentato la sua bozza di riforma è stato subito "impallinato" da Abete, Petrucci e Barelli (ma anche Binaghi, pur votando a favore, ha espresso riserve). Abete si è impuntato non solo perché non era stato consultato, pur avendo mandato a Malagò una serie di proposte di riforma, ma anche perché si voleva un codice di giustizia (sportiva) unico per tutte le Federazioni, cosa che secondo il presidente Figc avrebbe irritato la stessa Uefa, ma anche per il superpoteri al procuratore Coni. La riforma della giustizia sportiva andrà in vigore dal prossimo 30 giugno: il Coni ha affidato la scottante materia al professor Giulio Napolitano, figlio del presidente della Repubblica, e già esperto di sport e dintorni fra commissariamenti ad acta e riscritture delle norme. Napolitano jr. è affiancato da uno staff di prim'ordine e sta lavorando. Nel frattempo non sono cambiati i rapporti fra Malagò e Abete, nonostante il primo sostenga il contrario. In occasione della Giunta Coni tenutasi a Milano, prima di Sochi, lo stesso Abete ha avuto parole ancora estremamente dure (chi pensa che sia un buonista in servizio permanente, non lo conosce). Ora ci sono stati i casi della multa alla Juventus per i vergognosi striscioni contro la tragedia di Superga (che colpì all'epoca tutti i torinesi, di qualsiasi fede sportiva: ma certi stupidotti dei giorni nostri non lo sanno...) e l'Olimpico chiuso a metà per la sfida di sabato contro l'Inter. La Juve per gli striscioni ha avuto 25.000 euro di ammenda: riconosciute quelle attenuanti che nel caso dei cori non sono previste. La norma è da rivedere: gli striscioni non sono meno gravi della discriminazione territoriale contro Napoli. La Juventus correrà ai ripari, dopo aver condannato questa vergogna con parole dure di Andrea Agnelli: verranno intensificati i controlli allo stadio di proprietà. La Juve ha avute le curve chiuse in due partite, per cori contro Napoli, e l'ha riempite di ragazzini (affiancati da pessimi educatori). Il club ha fatto la sua parte. C'è da sperare che anche la questura di Torino faccia la sua e identifichi presto gli autori degli striscioni: non dovrebbe essere difficile. Col Daspo starebbero per un po' a casa, "fieri" delle loro gesta. Non è possibile che le leggi valgano a Livorno e non a Torino: è vero che la questura torinese, come denunciato da una tv, in occasione del derby di domenica ha fatto entrare a partita in corso tifosi granata senza biglietto? Cosa, peraltro, già successa in passato con tifosi del Napoli. L'Osservatorio del Viminale, sempre attento, dovrebbe richiamare ad una maggiore attenzione certe questure, a volte un po' "distratte" sul tema stadi.

E veniamo ai cori: che tristezza sabato prossimo l'Olimpico mezzo vuoto. La Roma paga a caro prezzo i cori contro Napoli: in passato, ricorda il dg Mauro Baldissoni, non aveva nemmeno fatto ricorso. Ora sì perché ritiene ingiuste le sanzioni e contraddittoria la regola che non punisce altri cori (ad esempio contro i romani): l'Alta Corte del Coni ha dato torto al club giallorosso ma ha chieste anche di rivedere queste norme, in base alla loro "congruità e applicabilità".

"Riflettiamo sul comportamento dei tifosi, non tanto sulle regole" ha detto Abete, seccato per l'intervento dell'ex ministro Frattini, messo da Malagò a capo dell'Alta Corte. Ma la Figc, e Abete lo sa, ha la sua parte di responsabilità. Le norme sono state riscritte due volte, ad agosto e a ottobre e approvate all'unanimità dal consiglio federale (la colpa non è solo di Abete...). Ma così non vanno bene. Creano confusione fra cori in casa e in trasferta (solo Lotito l'aveva fatto notare), "approfondimenti" continui di cui non si sa più nulla, sentenze ribaltate, 007 sconfessati, ecc. Da sperare che Malagò e Abete smettano di litigare: l'occasione è la prossima Giunta Coni, il 4 marzo, la prima dopo Sochi. Potrebbe essere prevista la doppia condizionale, attenuando così le attuali sanzioni. La Figc (ma solo a fine stagione) inoltre potrebbe tornare alle multe, con attenuanti in caso di cori discriminatori. Basta pensare, comunque, che la Roma ha già dovuto pagare 500.000 euro di sanzioni... Inoltre la segmentazione delle curve nei grandi stadi, più a rischio cori, potrebbe aiutare. L'automatismo di oggi nel decidere le sanzioni ha creato problemi non da poco al giudice sportivo, Gianfranco Tosel, ma in futuro non ci sarà più. Ma non ha certo torto Abete quando sostiene che "la libertà di insulto è inaccettabile". Totti e Garcia si sono appellati ai tifosi giallorossi: basta cori, aiutate la squadra. Da qui a fine stagione deve vincere il buon senso. Ma Malagò e Abete si mettano d'accordo...

Superascolti per il Processo del Lunedì: 260.000 spettatori
Grazie al "monday's night", Napoli-Genoa, volano gli ascolti del Processo del Lunedì, condotto da Enrico Varriale su Rai Sport 1. Dalle 22,52 alle 24,00 la trasmissione ha fatto il 1,46% di share, con 262.247 spettatori. Più fiacca la prima parte, vista anche la concorrenza sulle altre reti. Ripeto quanto scritto: Varriale è bravo, la trasmissione voluta dal direttore Mauro Mazza ha trovato il suo ritmo e passo giusto. Ma tre ore sono troppe: la prossima stagione andrebbe snellita, puntando soprattutto alla seconda serata.

Ecco perché Braschi non risponderà a Della Valle...
"La squalifica del viola Borja Valerio? E' una questione che riguarda la giustizia sportiva, e io ho troppo rispetto del giudice. Io, come designatore, rispondo solo sulle questioni che riguardano i rigori, i fuorigioco, i comportamenti e gli errori degli arbitri...". Ecco perché Stefano Braschi non replica, e non replicherà, al presidente della Fiorentina, Andrea Della Valle, che l'aveva tirato in causa dopo la partita di Parma. Da alcuni immagini-tv si vedrebbe il giocatore viola che appoggia una mano sulla spalla dell'arbitro Gervasoni e lo spinge (ma non in maniera violenta). La Fiorentina sostiene che in passato Balotelli aveva avuto un altro trattamento, molto più morbido: ma Braschi, su questo, non dice nulla. C'è agitazione, comunque, perché si entra nel periodo caldo della stagione: l'errore di Rizzoli a favore della Juve ("un rigore visto solo in tv", secondo i vertici degli arbitri) che ha scatenato l'ira della Roma e dei suoi tifosi, le proteste dell'Inter (ma nessuna telefonata in Figc...) e adesso anche la Fiorentina che alza la voce. Dei venti arbitri italiani, 5 sono ai "top level" dell'Uefa e nelle Coppe europee brillano (prima Rizzoli, adesso Rocchi). Da noi è tutto più complicato: calcioni e proteste dei calciatori, gioco di basso livello salvo eccezioni, simulazioni. E designatori sempre nel mirino. E' la storia. E' successo a Collina, ora tocca a Braschi (dopo un lungo periodo senza problemi). "Se i calciatori vogliono giocare, rispettando le regole, sono i benvenuti", spiega il designatore toscano. "Ma noi dobbiamo punire le proteste e il gioco duro, i fallacci come le simulazioni".