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La guerra santa della moviola
Ma decide soltanto Blatter...

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Moviola in campo, è diventata una guerra santa. Comprensibile che le tv siano interessate, acquisterebbero sempre più potere. Comprensibile che qualche quotidiano sportivo in crisi di vendite cavalchi l'onda della rabbia dei tifosi, e di alcuni club, dopo gli ultimi episodi controversi. Anche personaggi delle istituzioni sono a favore. Per primo, Giovanni Malagò, presidente del Coni. L'ha detto e ripetuto. Poi Maurizio Beretta, presidente della Lega di serie A. Giancarlo Abete no, lui è più prudente e soprattutto, come vicepresidente Uefa, è allineato con Michel Platini che di moviola non vuole nemmeno sentire parlare e spinge da anni per gli arbitri addizionali (o d'area). E' una questione di politica sportiva, più che tecnica. Per il semplice motivo che l'International Board (Ifab) nella sua riunione del 1 marzo non ne ha voluto nemmeno parlare. Tagliando corto, "l'unica tecnologia riconosciuta è quella del gol-non gol&quo…
Moviola in campo, è diventata una guerra santa. Comprensibile che le tv siano interessate, acquisterebbero sempre più potere. Comprensibile che qualche quotidiano sportivo in crisi di vendite cavalchi l'onda della rabbia dei tifosi, e di alcuni club, dopo gli ultimi episodi controversi. Anche personaggi delle istituzioni sono a favore. Per primo, Giovanni Malagò, presidente del Coni. L'ha detto e ripetuto. Poi Maurizio Beretta, presidente della Lega di serie A. Giancarlo Abete no, lui è più prudente e soprattutto, come vicepresidente Uefa, è allineato con Michel Platini che di moviola non vuole nemmeno sentire parlare e spinge da anni per gli arbitri addizionali (o d'area). E' una questione di politica sportiva, più che tecnica. Per il semplice motivo che l'International Board (Ifab) nella sua riunione del 1 marzo non ne ha voluto nemmeno parlare. Tagliando corto, "l'unica tecnologia riconosciuta è quella del gol-non gol". E' stato quel furbacchione di Sepp Blatter a fare mettere l'argomento-moviola all'ordine del giorno dell'Ifab: una mossa elettorale, visto che il prossimo anno si vota per la Fifa, e il suo rivale più pericoloso è proprio Michel Platini. Poi, Blatter, l'unico che puòì davvero decidere, non ha fatto assolutamente nulla, non ha certo caldeggiato la moviola. Ha lasciato che l'argomento finisse nel dimenticatoio. Argomento chiuso. Se ne parlerà il prossimo anno? Chissà, non è detto: la riunione dell'organismo che decide sulle regole del calcio viene pochi mesi prima delle elezioni. Può anche darsi che a livello internazionale questa storia non interessi a nessuno. E' solo in Italia che si discute e si litiga sulla moviola, altri Paesi, anche calcisticamente evoluti, non ne parlano nemmeno. Solo da noi si invocano le immagini delle telecamere quando fanno comodo, non certo quando svelano qualche cazzotto sfuggito a tutti gli arbitri che sono in campo... La moviola sarebbe servita al derby di Torino, è vero: avrebbe aiutato Rizzoli, il nostro miglior arbitro, a non sbagliare. Solo un'immagine infatti aveva svelato che il fallo di Pirlo su El Kaddouri era da rigore. "Sul campo non si era visto nulla", il pensiero del designatore Stefano Braschi, che aveva assolto l'architetto di Bologna. Ma in altri casi, in molti altri casi, la moviola farebbe solo confusione, e non scioglierebbe i dubbi. E poi le perplessità sarebbero tante: come farebbero i Paesi che non sono ricchi? Quale tv dovrebbe fornire le immagini? Chi deciderebbe, l'arbitro o un moviolista? Quanto durerebbero le partite? Quante immagini si potrebbero vedere? E su richiesta di chi? Dei club? Dell'arbitro? Insomma, non è per niente facile. Se vince Platini il prossimo anno, non se ne parlerebbe più. Se rivince Blatter, forse, essendo come detto un furbacchione, farebbe finta, come ha fatto, di tenere l'argomento in considerazione. Per poi, chiaramente, bocciarlo. E da noi? Il pensiero di Marcello Nicchi, presidente dell'Aia, è chiaro: "Per me la moviola sarebbe la morte del calcio dal punto di vista spettacolare. Ma noi arbitri applichiamo solo le regole, non tocca a noi decidere". E' così. Nicchi ha sbagliato a farsi tirare in ballo da questa polemica, e d'ora in poi-per fortuna-non parlerà più di moviola. Tanto non decide lui. Gli arbitri italiani devono pensare a lavorare, sbagliare il meno possibile e condurre a termine questa stagione senza lasciarsi coinvolgere da polemiche a volte pretestuose, di qualche tecnico che cerca solo di giustificare le difficoltà della squadra. Nicchi ha confidato agli amici che resterà presidente "almeno tre anni", e poi sarà l'assemblea dell'Aia a decidere se confermarlo o meno per il suo terzo mandayo (è stato eletto nel 200). Di dare le dimissioni, non ci pensa nemmeno (e poi perché dovrebbe darle?). Il suo spirito da toscanaccio lo spinge a volte a farsi coinvolgere un po' troppo nelle discussioni del momento, così come quando ha detto che a fine stagione cambierà il designatore della serie A. Non ha svelato certo un segreto, le regole Aia prevedono adesso (in passato non era così, basta pensare a Casarin...) che si possa restare in carica solo quattro anni nell'organo tecnico. E Stefano Braschi quindi finirà il suo mandato a giugno. Potrebbe sostituirlo Roberto Rosetti, e il fatto che abbia lasciato l'Italia (era designatore in B) per la Russia non dovrebbe pesare. Ma Nicchi ha sbagliato a parlarne prima del tempo. Anche se non credo che questo possa avere influenzato il comportamento (e gli errori) dei nostri arbitri: sono grandi e vaccinati, conoscono i meccanismi interni. E poi, gli arbitri pensano solo a se stessi, alla loro carriera, possibilmente a guadagnare qualche soldino: e perché questo succeda, sanno benissimo che l'unica strada è quella di sbagliare il meno possibile. D'ora in poi, quindi, al lavoro e poche parole. E attenti a non farsi tirare in polemiche da bar... Abete non ci casca mai, e vorrebbe che anche gli arbitri e i loro dirigenti fossero più prudenti.