"So che non ci crederai ma mi fa piacere che sia finita così...": Giovanni Malagò, 55 anni domani (auguri), ha dimostrato grande intelligenza e fiuto politico. Stamattina ha mandato un sms a Paolo Barelli, il suo nemico. Poi l'ha chiamato al telefonino. E con queste parole, il n.1 del Coni ha chiuso il caso (almeno si spera). ''Stamattina ho chiamato il presidente Barelli perché lo ritenevo doveroso. Sinceramente lo avrei fatto qualsiasi fosse stato il riscontro da parte della Procura. Non ho mai fatto dichiarazioni in questo senso, salvo quello che era il mio auspicio e cioè che tutto si chiarisse. Sono contento che si va in questa direzione'', ha confermato Malagò, a margine della presentazione della Talent League of Boxing.
La Procura della Repubblica di Roma ha chiesto l'archiviazione per la Federnuoto, presieduta da Barelli. Cade quindi l'ipotesi di truffa (a meno che il gip la pensi diversamente dal pm). Malagò non si è scusato con Barelli, non avrebbe avuto senso: il n.1 dello sport ha sempre sostenuto che l'aver inviato le carte alla procura era solo "un atto dovuto". Malagò era stato criticato da alcuni presidenti di Federazione (Petrucci in testa) e dirigenti di lungo corso per il clamore che aveva dato all'operazione. Una critica più nel metodo che nel merito. Ora con questa telefonata di buon senso, i due nemici dovrebbero fare pace, o quantomeno "firmare" una tregua. Barelli aveva minacciato cause per risarcimento danni, in caso di archiviazione ovviamente, e anche, forte dell'appoggio del consiglio federale della Fin, ipotesi di richieste di commissariamento del Coni (cosa peraltro senza alcuna speranza di essere accolta). Ma gli conviene adesso scatenare una guerra? Non dimentichiamo infatti che Barelli ha forti ambizioni internazionali: è presidente, oltre che della Federnuoto italiana, anche della Len (Lega europea nuoto) e segretario generale della Fina. Fra tre anni potrebbe diventare il n.1 del nuoto mondiale e in questo caso, con l'appoggio della potente Fina, punterebbe anche alla carica di membro Cio. Anche Malagò è intenzionato a trovare posto nel Comitato olimpico mondiale. Adesso per l'Italia vi fanno parte tre membri autorevoli: Ottavio Cinquanta (il cui mandato scade nel 2016), Mario Pescante (in carica sino al 2018) e Franco Carraro (in carica sino al 2019). Malagò e Barelli resteranno rivali, questo è certo: ma, a questo punto, c'è da sperare che certi toni, certe minacce, facciano parte del passato.
Ma perché i club non portano i razzisti in tribunale?
Andrea Agnelli ha preso subito le distanze da una minoranza di idioti che sta creando problemi anche alla Juve: non basta, purtroppo, lo stadio di proprietà per isolare certa gentaglia. Fra cori razzisti, antisemiti e contro i napoletani, fra striscioni più che vergognosi ci sono alcuni club che sono ostaggio di una minoranza che in qualche caso tanto minoranza non è. Per fortuna lo spirito di emulazione non ha contagiato altre tifoserie. Agnelli chiede l'aiuto dello Stato, la Digos di Torino ha identificato tre ultrà della Juve (striscione su Superga) e adesso è sulle tracce di uno viola (striscione sull'Heysel). In questi casi, scatta il Daspo. Le società vengono multate dal giudice sportivo: la Juve ha già pagato 25.000 euro, ora per la Fiorentina dovrebbe essere altrettanto. Ma perché, una volta identificato l'idiota (o gli idioti), i club non si costituiscono e chiedono i danni? Non dovrebbe essere complicato. Giusto riempire le curve vuote con i bambini delle scuole calcio (anche se poi purtroppo ci sono i genitori e gli istruttori...) ma bisogna ancor più prendere le distanze da certa gente che rischia di trasformare gli stadi in luoghi da non frequentare. I danni, non solo d'immagine, sono ingentissimi. Le questure non sempre sono attente su questi fenomeni (cori e striscioni) che sono considerati di scarso rilievo. Sbagliato. Perché basta una scritta su Superga, o l'Heysel, per suscitare indignazione, vergogna, proteste. Non è questione di regole, pur sbagliate che siano: è questione di comportamenti. E quelli vanno stroncati. Portando certa gente in tribunale. Così, finalmente, vedremo che faccia hanno...
L'Asi esce dal coordinamento degli Enti di promozione sportiva
L'Asi (associazioni sportive e sociali italiane) è uscita dal coordinamento degli Enti di promozione sportiva, "i mercanti di tessere" secondo il presidente Claudio Barbaro che chiede l'intervento di Giovanni Malagò. "Le riunioni e gli atti del Coordinamento degli EPS sono diventati palestra di retorica, dove manca sintonia, come dimostra l'ostracismo che penalizza chi, come ASI, rifiuta di mettere il cervello nell'ammasso. Per questo usciremo dal Coordinamento, proponendo direttamente al Coni le nostre iniziative e i nostri progetti per la diffusione dello sport di base, svincolati da un inutile filtro, privo di un indirizzo unitario": questo il pensiero di Barbaro.
La Procura della Repubblica di Roma ha chiesto l'archiviazione per la Federnuoto, presieduta da Barelli. Cade quindi l'ipotesi di truffa (a meno che il gip la pensi diversamente dal pm). Malagò non si è scusato con Barelli, non avrebbe avuto senso: il n.1 dello sport ha sempre sostenuto che l'aver inviato le carte alla procura era solo "un atto dovuto". Malagò era stato criticato da alcuni presidenti di Federazione (Petrucci in testa) e dirigenti di lungo corso per il clamore che aveva dato all'operazione. Una critica più nel metodo che nel merito. Ora con questa telefonata di buon senso, i due nemici dovrebbero fare pace, o quantomeno "firmare" una tregua. Barelli aveva minacciato cause per risarcimento danni, in caso di archiviazione ovviamente, e anche, forte dell'appoggio del consiglio federale della Fin, ipotesi di richieste di commissariamento del Coni (cosa peraltro senza alcuna speranza di essere accolta). Ma gli conviene adesso scatenare una guerra? Non dimentichiamo infatti che Barelli ha forti ambizioni internazionali: è presidente, oltre che della Federnuoto italiana, anche della Len (Lega europea nuoto) e segretario generale della Fina. Fra tre anni potrebbe diventare il n.1 del nuoto mondiale e in questo caso, con l'appoggio della potente Fina, punterebbe anche alla carica di membro Cio. Anche Malagò è intenzionato a trovare posto nel Comitato olimpico mondiale. Adesso per l'Italia vi fanno parte tre membri autorevoli: Ottavio Cinquanta (il cui mandato scade nel 2016), Mario Pescante (in carica sino al 2018) e Franco Carraro (in carica sino al 2019). Malagò e Barelli resteranno rivali, questo è certo: ma, a questo punto, c'è da sperare che certi toni, certe minacce, facciano parte del passato.
Ma perché i club non portano i razzisti in tribunale?
Andrea Agnelli ha preso subito le distanze da una minoranza di idioti che sta creando problemi anche alla Juve: non basta, purtroppo, lo stadio di proprietà per isolare certa gentaglia. Fra cori razzisti, antisemiti e contro i napoletani, fra striscioni più che vergognosi ci sono alcuni club che sono ostaggio di una minoranza che in qualche caso tanto minoranza non è. Per fortuna lo spirito di emulazione non ha contagiato altre tifoserie. Agnelli chiede l'aiuto dello Stato, la Digos di Torino ha identificato tre ultrà della Juve (striscione su Superga) e adesso è sulle tracce di uno viola (striscione sull'Heysel). In questi casi, scatta il Daspo. Le società vengono multate dal giudice sportivo: la Juve ha già pagato 25.000 euro, ora per la Fiorentina dovrebbe essere altrettanto. Ma perché, una volta identificato l'idiota (o gli idioti), i club non si costituiscono e chiedono i danni? Non dovrebbe essere complicato. Giusto riempire le curve vuote con i bambini delle scuole calcio (anche se poi purtroppo ci sono i genitori e gli istruttori...) ma bisogna ancor più prendere le distanze da certa gente che rischia di trasformare gli stadi in luoghi da non frequentare. I danni, non solo d'immagine, sono ingentissimi. Le questure non sempre sono attente su questi fenomeni (cori e striscioni) che sono considerati di scarso rilievo. Sbagliato. Perché basta una scritta su Superga, o l'Heysel, per suscitare indignazione, vergogna, proteste. Non è questione di regole, pur sbagliate che siano: è questione di comportamenti. E quelli vanno stroncati. Portando certa gente in tribunale. Così, finalmente, vedremo che faccia hanno...
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