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La rabbia di Abete
''Pronti a risposte forti''

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L'ira di Giancarlo Abete, n.1 della Figc, il giorno dopo i fatti di Roma: "Il calcio è vittima di situazioni che vanno oltre: gli ultrà utilizzano gli stadi per manifestazioni di potere. E' un dato di fatto: in alcuni stadi gli ultrà hanno un ruolo inaccettabile", ha detto il presidente. "Siamo pronti a fare la nostra parte per invertire la tendenza, senza se e senza ma. Riflettiamo ad esempio sulla idea di dare ai club il potere di vietare a vita lo stadio a certi tifosi, come il Villareal con chi ha lanciato la banana a Dani Alves". Tutti i club, non solo quelli proprietari di stadi, possono mettere al bando i delinquenti. Per ora al massimo si può dare un Daspo di 5 anni (Alfano vuole estenderlo a vita). Ma la Lega di serie A ha già annunciato l'intenzione di costituirsi parte civile nei confronti dei violenti: e siccome organizza la Coppa Italia (oltre al campionato) è arrivato il momento di farlo. E stavolta, chiusa l'inchiesta, lo farà. Intanto Carlo Tavecchio, vicepresidente vicario della Figc, lancia una provocazione: "Aboliamo le barriere come abbiamo fatto noi della Lega Dilettanti: siamo l'unico Paese ad averle ancora, alte addirittura 2 metri e venti. Sono d'accordo con Abete: certa gente non solo deve finire in galera ma negli stadi non può più mettere piede. Quell'immagine dell'ultrà del Napoli che arringava la curva, ha fatto il giro del mondo: mi ha telefonato un amico da Panama e mi ha chiesto, "ma che succede in Italia?". Succedere che adesso è arrivato il momento di dire basta".

Il filo di sangue che non si è mai spezzato. Due febbraio 2007: è iniziato tutto quel giorno. Il derby Catania-Palermo è finito da appena due ore: intorno allo stadio Massimino i "soliti" incidenti, quelli che capitano (capitavano) sovente, troppo sovente, al termine della partite. L'ispettore di polizia Filippo Raciti, colpito da un corpo contundente non individuato, muore. Undici anni di carcere per Daniele Micale, 8 per Antonino Speziale. Campionato sospeso. Annullata un'amichevole della Nazionale. Da lì è iniziato tutto. Da quel giorno è iniziato un giro di vite dopo troppi anni di silenzi, compiacenze, complicità. Troppe bandiere naziste. Cori antisemiti. Guerriglia coi tifosi avversari. Con la polizia. La voglia di dare battaglia. Troppi i feriti. I lacrimogeni. Ed ecco, appunto, il pugno duro: niente più striscioni (se non autorizzati), tornelli, filtraggio e prefiltraggio, tessera del tifoso, biglietti nominativi, Daspo, arresto in flagranza differita, eccetera. E' bastato? No, purtroppo non è bastato. Dentro gli stadi adesso succedono meno incidenti, è vero: ma c'è troppo becerume, prevaricazione e "violenza strisciante". Lo stesso capo della polizia, Alessandro Pansa, ha ammesso che la situazione è peggiorata (sta peggiorando). Nell'introduzione al libro "C'era una volta l'ultrà" (di Roberto Massucci e Nicolò Ferrigni) il direttore dell'ordine pubblico del Viminale, Armando Forgione, scrive: "Il rischio di ricadere in situazioni emergenziali è sempre presente...". E parla anche di "relazioni poco chiare fra gruppi ultras e società sportive, tendenza all'appropriazione degli spazi all'interno degli stadi". Parole quanto mai attuali: c'è il sospetto al Viminale (di più, la convinzione) della necessità di rompere quel "cordone ombelicale" che lega ancora i violenti con alcuni club, anche importanti.

Sempre più curve in mano a gentaglia che non solo fa cori razzisti contro i calciatori di colore e contro Napoli (e non sempre questi idioti sono una minoranza), ma spaccia, minaccia, offende. Gentaglia che si sente padrona del pallone. Con la quale devi trattare (vedi Olimpico): la questura di Roma adesso si giustifica, spiegando che i funzionari erano andati sotto la curva del Napoli solo per informare i tifosi delle condizioni dei feriti. Ma vedere "Genny a' carogna", figlio di camorrista, che decide lui che la partita "si deve giocare" non è certo un bello spettacolo. Chi gestisce l'ordine pubblico, in certe situazioni, cerca sempre il minore dei mali. Cerca di trattare. Sarebbe stato pericolosissimo sospendere la partita e gestire 60.000 tifosi costretti a tornare a Firenze e Napoli. Si è scelto quindi il male minore: ma ai capi ultrà è stata data troppo importanza, troppo spazio. Chi rappresentano? Una minoranza, non certo tutti i tifosi. Quest'anno, anche quest'anno, ci sono stati troppi episodi di prevaricazione, e società imbelli (vedi l'Inter) hanno dovuto piegare la testa.

La task force del Viminale, proprio di recente, aveva stabilito nuove misure per la prossima stagione: segmentazione delle curve per individuare i "coristi" (ma l'Uefa non vuole nuove barriere), più stewards e anche sistemi ultramoderni, di riconoscimento audiometrico. Ma i cori e le curve chiuse, quest'anno, non hanno certo contribuito a calmare gli animi. Nel 2004-'5 erano stati impiegati oltre 270.000 poliziotti negli stadi. Nel 2012-'13 si era scesi a 140.000. Ma gli incidenti, adesso, sono (soprattutto fuori dagli stadi) fuori dagli stadi: siamo ad una fase nuova, pericolosissima. Quella degli agguati. E dei colpi di pistola.... Sarà dura riportare le famiglie al calcio: sabato sera troppi bambini, anche quelli di Renzi, si sono spaventati e sono fuggite dalle tribune.

Napolitano inaugura la mostra sulla storia della Nazionale
La storia della Nazionale di calcio in una mostra unica con una cornice speciale: sarà, infatti, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ad inaugurarla domani 5 maggio alle ore 18.30 all'Auditorium di Roma. "La Nazionale tra emozioni e storia. Un secolo di calcio azzurro", questo il nome dell'evento promosso da Figc e Puma con l'obiettivo di ripercorrere i 104 anni di storia della Nazionale di calcio, uno dei simboli del nostro Paese, protagonista di un'ininterrotta sfida sportiva che ha accompagnato la storia d'Italia nell'ultimo secolo.
La rassegna si svolgerà dal 6 maggio al 27 luglio, accompagnerà l'avventura degli azzurri alla Coppa del Mondo in Brasile. Si tratta di un'opera ambiziosa, che intende proporre ad un vasto pubblico la possibilità di rivivere o scoprire per la prima volta la storia della Nazionale di calcio, attraverso le maglie di tanti campioni indimenticabili, come quella di Silvio Piola ricamata a mano dalla madre; i palloni usati nelle partite consacrate alla storia del calcio italiano; oggetti che hanno simboleggiato alcune delle vittorie più gloriose, come le pipe di Enzo Bearzot e del Presidente Sandro Pertini.

Malagò domani all'Università del Foro Italico
Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, sarà presente domani alla conferenza di stampa di presentazione di una nuova rivista internazionale di diritto ed etica dello sport. Il progetto sarà presentato alle ore 12 presso la sala Marinozzi dell'Università Foro Italico di Roma, alla presenza del Magnifico Rettore, professor Fabio Pigozzi. La pubblicazione scientifica, dal titolo "International Journal of Sports Law and Ethics (IJSLE)" e che utilizzerà per la sua uscita la piattaforma OJS (Open Journal Systems), avrà periodicità trimestrale e accetterà contributi in tre lingue (inglese, italiano e spagnolo). La rivista si occuperà principalmente di aspetti giuridici ed etici dello sport nella società contemporanea.