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Lega di A sta con Tavecchio
Agnelli, no consigliere federale

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Anche la Lega di A sta con Carlo Tavecchio: lo ha deciso dopo l'assemblea di oggi, a Milano. A larghissima maggioranza (18, contrari Juve e Roma) i club hanno firmato un foglio a favore del presidente della Lega Dilettanti che rafforza ancora più la sua posizione, già salda, nella corsa al posto che è stato per sette anni di Giancarlo Abete. E' stato il successo di Galliani-Lotito. Intanto Andrea Agnelli, che si era schierato apertamente per Albertini, si è detto non disponibile ad entrare in consiglio federale in caso di successo di Tavecchio. Se fosse stato eletto, comunque, avrebbe dovuto rinunciate alla causa da oltre 400 milioni intentata alla Figc per Calciopoli. I consiglieri federali eletti sono quindi Lotito e Pozzo con 18 voti su 20 (Lotito potrebbe fare il vicepresidente federale), Agnelli diventa consigliere di Lega (ma può farlo in base all'articolo 29 dello statuto? Secondo alcuni dirigenti presenti a Milano dovrebbe essere dichiarato decaduto. Si vedrà). Rientrano in consiglio di Lega anche Inter e Fiorentina. La Lega A ha approvato la piattaforma studiata da Agnelli e Lotito (solo la Roma ha votato contro) e che ora verrà presentata a i due candidati. Cosa c'è nelle richieste? Seconde squadre, serie A a 18, vivai, giustizia sportiva, iscrizioni campionati, Covisoc, eccetera. Agnelli al termine dell'assemblea ha detto: "Da una parte siamo soddisfatti del lavoro compiuto su quello che è un documento che porterà avanti le istanze della Lega di A nei confronti del Consiglio Federale. Dopo di che, a livello politico, la presa di posizione della Lega di serie B nei confronti di Tavecchio ha spostato il peso verso uno dei due candidati e si arriverà probabilmente così ad un candidato unico". Il presidente della Juve ha poi lanciato una proposta provocatoria sul sistema di elezione del presidente federale: "Mi piacerebbe in futuro passare dall'attuale meccanismo dei delegati, alle cosiddette primarie aperte. Si aprirebbe così ad un percorso più democratico. Sulla decisione di non sedere in un Consiglio Federale presieduto da Tavecchio, invece, Agnelli ha spiegato: "Mi sembra coerente non sedere in un consiglio federale presieduto da una persona che non ritenevo idonea a questo ruolo. Sono contento invece di un ritorno alla coesione della serie A sul documento comune e agli organi interni. I contenuti fanno la differenza, non tanto chi siede sulle poltrone. Se riusciremo a realizzare la metà di quello scritto sul documento nel prossimo anno e mezzo sarò contentissimo".

A questo punto Tavecchio ha il 34% della sua Lega Dilettanti, il 5% della B, il 10% della A, il 15% (su un totale del 17%) della Lega Pro e anche il 2 per cento degli arbitri, che ora possono schierarsi evitando il brutto gesto delle schede bianche. Totale per Tavecchio, circa il 65%, un trionfo. Ma che farà adesso Albertini? Ha tempo sino alle 24 di domenica per candidarsi: farà un passo indietro e resterà consigliere federale per l'Aic? "Deme" è un lottatore, lo è sempre stato: ma rischia a questo punto di prendere solo il 30 per cento dei voti, 20 dai calciatori, 10 dai tecnici. Non sarebbe molto.

Entrando in Lega di A, a Milano, Enrico Preziosi è stato chiaro: "Io sono per Tavecchio. Gli altri lo vedremo. Sono due anni di transito, non occorre stravolgere tutto. Poi rinnoveremo, ma sono importanti i contenuti. Meglio un vecchio bravo che un giovane così così". Parole chiare quelle del presidente del Genoa. Aurelio De Laurentiis, patron del Napoli, ha elogiato Giovanni Malagò: "Un Renzi del calcio non c'è, ma il Renzi dello sport è Malagò. Ha tante patate bollenti sul tavolo e dobbiamo cercare di non fargli scottare le mani. Dobbiamo aiutarlo a trovare la quadra. Ciò non vuol dire che Malagò debba intervenire in Figc, ma far sì che tutte le forze del calcio dialoghino tra di loro per recuperare il tempo perduto". Presente all'assemblea anche Stefano Filucchi, appena nominato vicepresidente del Cagliari. Filucchi faceva già parte del sodalizio rossoblù in qualità di consigliere d'amministrazione. Il nuovo vicepresidente, 54 anni, è dirigente della Saras ed è stato anche dirigente dell'Inter con Massimo Moratti per dieci anni. Fa parte dell'Osservatorio ed è consulente dell'Onu e del Senato. E' anche docente ai master per la specializzazione di Scienze della Comunicazione alla Cattolica di Milano.

Domani intanto Tavecchio svelerà il suo programma, che ha molti punti in comune con quello di Albertini. Non è per niente facile fare il presidente federale: un sondaggio online di un importante quotidiano sportivo ha "candidato" Billy Costacurta. Anche Andrea Agnelli aveva fatto il suo nome, ma solo come esempio (insieme con Cannavaro e Vialli) perché per il presidente della Juve l'ìunico adatto a fare il presidente federale è Albertini. Costacurta in questi anni, da quando ha smesso di giocare, ha fatto l'allenatore (con scarsi successi per la verità) e il commentatore tv. Mentre Demetrio Albertini, è dal 2006 che studia da dirigente: e ha imparato. E' davvero l'unico, fra gli ex calciatori, che potrebbe davvero fare il presidente Figc. Michel Platini, quando diventò n.1 dell'Uefa, battendo lo svedese Johansson, aveva alle spalle una lunga carriera come dirigente. Lo stesso per Rummenigge (ora n.1 Eca). Per la Figc si voterà l'11 agosto a Fiumicino: i delegati chiamate alle urne saranno 278. L'elezione avviene al primo scrutinio se un candidato riporta la maggioranza dei tre-quarti dei voti, al secondo con la maggiorenza dei due-terzi e al terzo se c'è la maggioranza del 50% più uno. Non esiste più, per fortuna, il diritto di veto (o clausola di largo consenso, come la chiamava Franco Carrraro). Nei giorni scorsi il sottosegretario Graziano Delrio, con delega allo sport, ha incontrato sua Albertini che Tavecchio. "Ho chiesto loro di concentrarsi sui programmi per il bene dello sport e del calcio italiano. Ho augurato ad entrambi buona fortuna, sperando che la competizione sia serena e rivolta alle cose da fare". Renzi sta lontano dal calcio: ha altri guai.

Caro Alfano, che fine ha fatto il pacchetto-sicurezza?
Caro ministro Angelino Alfano, che fine ha fatto il nuovo pacchetto-sicurezza? A fine agosto inizia il campionato e il testo, pronto ormai da oltre due mesi, non è passato ancora in consiglio dei ministri: la strada è quella del decreto legge, che poi deve essere convertito entro 60 giorni, ma il "Cdm" è sempre superingolfato e di stadi e sicurezza non si preoccupa. La finale di Coppa Italia è del 3 maggio, di tempo ne è passato ormai: la Task Force del Viminale, diretta dal prefetto Vincenzo Panico, e l'Osservatorio hanno fatto il loro lavoro. Ci sono, nel pacchetto, misure più dure, un Daspo di gruppo e pure preventivo, in più 8 anni (ora il massimo è cinque) senza stadio per chi è recidivo. Ho scritto più volte che basterebbero le leggi attuali, se fossero applicate con maggiore attenzione da parte di una magistratura a volte disattenta: ma siccome Alfano, anche in un recente mega-summit al Viminale (dalla Forestale ai Servizi...), ha promesso di intervenire siamo in attesa. Tra l'altro c'è da risolvere il problema delle trasferte. Il ministro voleva vietarle (tutte: una follia) per almeno due anni, i "tecnici" del Viminale vorrebbero invece intervenire di volta in volta. Visto il clima pessimo, probabile che per i tifosi della Roma molte trasferte, forse quasi tutte, saranno off limits: di sicuro, lunedì in occasione dei calendario, la sfide fra il club di Pallotta e il Napoli saranno messe a metà stagione, non all'inizio o alla fine.

Tesserati fantasma: un problema per Malagò
Tesserati e partite fantasma (senza referto): ora si indaga sulla Federazione hockey su prato. Il presidente Luca Di Mauro, si è dimesso, ma è pronto, assicura, a dimostrare la massima trasparenza e ricandidarsi quando il commissario Ugo Claudio Matteoli avrà finito il suo non facile lavoro. Giovanni Malagò ha tenuto una conferenza stampa in sala Giunta: conferenza più che irrituale e con un filo di imbarazzo. Poteva farne a meno. Malagò si è giustificato ma in maniera assai poco convincente. Di Mauro è stato messo sotto accusa dall'interno della sua stessa Federazione: lo avevamo elogiato quando, tra i primi, aveva portato avanti la battaglia (sacrosanta) per lo ius soli. Ora garantisce che chiarirà tutto. Aspettiamo. Ma quello dei tesserati fantasma è un problema serio: vero che non bastano i sospetti ma ci vogliono le prove. Malagò non guarda in faccia a nessuno, e questo è un merito non da poco: ma perché il Coni non fa un'inchiesta interna? Tra l'altro il prossimo anno cambieranno i parametri sui contributi che vanno alle Federazioni (Abete è sempre sul piede di guerra). E' il momento quindi di vederci chiaro. E se si perde per strada qualche tesserato, poco male.