Tra trappole e tentativi di sgambetto, Carlo Tavecchio va avanti per la sua strada: "giudicatemi per i fatti" ha detto di recente. Strana l'inchiesta dell'Uefa. Strana e anche sospetta: sì, perché non è uno schiaffo solo a Tavecchio, che Michel Platini conosce bene e stima, ma anche e soprattutto alla Federazione italiana. L'ex presidente Giancarlo Abete, che pure dell'Uefa è vicepresidente, a fine luglio aveva risposto con sollecitudine alla richiesta di informazioni giunta da Nyon sulla infelice frase delle banane: ma evidentemente non è bastata la spiegazione (superficiale?) della Figc, tanto che l'Uefa ha aperto un'inchiesta su quella frase infelice. C'è poco da indagare, è talmente semplice: è stata una gaffe fatta da una persona, Tavecchio, che razzista non è mai stato, lo dimostra la sua storia, e che nel suo programma elettorale aveva messo in evidenza la necessità dello ius soli sportivi. L'Uefa chiuderà in fretta la sua inchiesta ma il 28 agosto a Montecarlo, nella riunione delle 54 Federazioni europee, Tavecchio probabilmente non andrà (almeno per ora non è previsto nella sua agenda). Motivi di opportunità. Tarecchio rischia di essere squalificato (inibito) in campo internazionale, in quanto quando ha pronunciato quella frase, il 25 luglio, era membro della commissione dilettanti dell'Uefa (da cui si è poi dimesso l'11 agosto, appena eletto presidente della Figc). Credo che anche in caso di squalifica, Tavecchio non si dimetterà anche se le pressioni non mancherebbero. Malagò auspica un passo indietro? Non penso: anzi, è convinto che Tavecchio, frenata la sua incontinenza verbale, possa fare bene (e lasciare il segno) nei prossimi due anni. Perché? Perché non ha nulla da perdere, perché conosce come pochi il mondo del calcio italiano e perché il Coni è e sarà al suo fianco con uomini e idee. C'è fiducia quindi a Palazzo H in Tavecchio, nel suo programma e nella "squadra" che si sta definendo proprio in questi giorni. Lunedì il presidente Figc sarà a Vicenza per gli 80 anni (auguri) di Sergio Campana, storico presidente del sindacato calciatori. Da martedì, invece sarà a Roma per mettere a posto le ultime caselle: da definire l'accordo con Michele Uva, direttore generale della Coni Servizi, in procinto di trasferirsi in via Allegri. Uva andrebbe a prendere il posto di Antonello Valentini, una vita in Figc, prezioso collaboratore di presidenti e anche commissari. Purtroppo, non essendo possibile la convivenza Valentini-Uva, si rende necessario il cambio della guardia: Valentini potrebbe restare in carica però sino al 4 settembre, quando la Nazionale di Conte debutta nella "sua" Bari. Martedì prossimo, o al più tardi mercoledì, si dovrebbe definire tutto.
E gli altri incarichi? Ci sono tanti nomi in ballo nei ruoli chiave. La Federcalcio srl, che gestisce il patrimonio immobiliare (circa 100 milioni), terrà un suo cda, e la presidenza andrà ad Andrea Abodi, fra i grandi elettori di Tavecchio. Poi c'è da scegliere un nuovo responsabile delle relazioni esterne (probabile Andrea Butti, stimatissimo in ambito Uefa), mentre anche all'ufficio stampa dovrebbero esserci molte novità. Gira il nome di Gianfranco Teotino, legatissimo a Michele Uva, ma Tavecchio potrebbe portare con sé anche Roberto Coramusi, di cui si fida ciecamente (ma se l'avesse ascoltato quel venerdì nero...). Fatta la squadra, si passerà ai fatti. Se lo aspetta anche Andrea Agnelli, che è stato sempre coerente nella sua scelta, ma che adesso, saggiamente, è pronto ad incontrare Tavecchio. Tante le cose da fare, e in fretta. La Juve darà il suo contributo. A settembre, ad esempio, Tavecchio, spalleggiato dal membro di Giunta Abete, dovrà fronteggiare l'assalto delle altre Federazioni che vogliono nuovi criteri di ripartizione dei contributi Coni e vogliono tagli netti ai soldi che percepisce la Figc. Abete si era già ribellato, ritenendo "punitivo" il fatto che è stato dato un grosso peso alla preparazione olimpica. E il calcio ai Giochi ha a disposizione solo due medaglie: a Londra 2012 i maschi non si erano nemmeno qualificati mentre le donne mai hanno disputato un'Olimpiade. Ora la Figc prende 62 milioni all'anno, soldi che non vanno al calcio professionistico (merita ricordarlo) ma alle spese arbitrali, all'antidoping, al funzionamento della giustizia sportiva e in parte anche ai settori giovanili. Molte Federazioni auspicano un taglio netto: Tavecchio si aspetta soldi in meno, ma non troppi, con la speranza di rendere la Figc, in un futuro non vicino, autosufficiente. Il taglio potrebbe essere intorno ai 20 milioni, ricordando che la Giunta Coni ha pur sempre a disposizione un "tesoretto" di 15 milioni e Malagò non ha intenti "punitivi" nei confronti del calcio. Ma se il taglio fosse più consistente, si rischierebbero di fermare tutti i campionati giovanili. Perché nel calcio ci vogliono gli arbitri, mentre in altri sport a volte non ci sono nemmeno i referti...
E gli altri incarichi? Ci sono tanti nomi in ballo nei ruoli chiave. La Federcalcio srl, che gestisce il patrimonio immobiliare (circa 100 milioni), terrà un suo cda, e la presidenza andrà ad Andrea Abodi, fra i grandi elettori di Tavecchio. Poi c'è da scegliere un nuovo responsabile delle relazioni esterne (probabile Andrea Butti, stimatissimo in ambito Uefa), mentre anche all'ufficio stampa dovrebbero esserci molte novità. Gira il nome di Gianfranco Teotino, legatissimo a Michele Uva, ma Tavecchio potrebbe portare con sé anche Roberto Coramusi, di cui si fida ciecamente (ma se l'avesse ascoltato quel venerdì nero...). Fatta la squadra, si passerà ai fatti. Se lo aspetta anche Andrea Agnelli, che è stato sempre coerente nella sua scelta, ma che adesso, saggiamente, è pronto ad incontrare Tavecchio. Tante le cose da fare, e in fretta. La Juve darà il suo contributo. A settembre, ad esempio, Tavecchio, spalleggiato dal membro di Giunta Abete, dovrà fronteggiare l'assalto delle altre Federazioni che vogliono nuovi criteri di ripartizione dei contributi Coni e vogliono tagli netti ai soldi che percepisce la Figc. Abete si era già ribellato, ritenendo "punitivo" il fatto che è stato dato un grosso peso alla preparazione olimpica. E il calcio ai Giochi ha a disposizione solo due medaglie: a Londra 2012 i maschi non si erano nemmeno qualificati mentre le donne mai hanno disputato un'Olimpiade. Ora la Figc prende 62 milioni all'anno, soldi che non vanno al calcio professionistico (merita ricordarlo) ma alle spese arbitrali, all'antidoping, al funzionamento della giustizia sportiva e in parte anche ai settori giovanili. Molte Federazioni auspicano un taglio netto: Tavecchio si aspetta soldi in meno, ma non troppi, con la speranza di rendere la Figc, in un futuro non vicino, autosufficiente. Il taglio potrebbe essere intorno ai 20 milioni, ricordando che la Giunta Coni ha pur sempre a disposizione un "tesoretto" di 15 milioni e Malagò non ha intenti "punitivi" nei confronti del calcio. Ma se il taglio fosse più consistente, si rischierebbero di fermare tutti i campionati giovanili. Perché nel calcio ci vogliono gli arbitri, mentre in altri sport a volte non ci sono nemmeno i referti...