La Uefa faccia pure quello che vuole: Carlo Tavecchio va avanti per la sua strada. La riforma dei campionati è il primo obiettivo da portare a casa, grazie anche all'aiuto di Lotito, ma in questi due anni (e mezzo) al comando della Figc sono tante le cose da fare. Ospite de "La Politica nel Pallone" su Gr Parlamento, la storica trasmissione di Emilio Mancuso, il numero uno della Federcalcio si gode da spettatore interessato queste prime giornate di serie A, dove "non c'è niente di nuovo sotto il sole. Il campionato sta riflettendo i valori dell'anno scorso, con Juve e Roma che si sono ulteriormente rafforzate. E' comunque un campionato di grande serietà ed è partito bene come affluenza di pubblico, ha mantenuto gli standard, ora bisogna capire cosa si vuole fare degli stadi, questa è la questione di fondo per capire cosa si vuole fare in questo Paese". Nessun rancore verso Juve e Roma, che avevano osteggiato la sua elezione ("non pensino al presidente federale e cerchino di portare risultati al Paese, al ranking"), applausi per Florenzi che è andato ad abbracciare la nonna ("E' stato un bel gesto, tende a riportare un'etica dello stadio") ma anche per arbitri ("sono una garanzia") e dirigenti, visto che oggi, "anche davanti a errori un po' clamorosi, nessuno si è elevato a dire sciocchezze". Portati a casa i primi risultati, come la finale della Champions 2016 a Milano e la scelta di Roma fra le sedi di Euro2020 ("contano le amicizie e in questi dieci anni di Lega Nazionale Dilettanti ho conosciuto più Paesi europei che in tutta la mia vita"), Tavecchio ora attende novità da Nyon, dove è in corso l'inchiesta Uefa relativa alla sua gaffe sui mangiabanane. "Ho fatto quello che doveva fare un normale cittadino che si presenta davanti alla giustizia - commenta il n.1 del calcio - Gli atti sono stati trasmessi alla Procura federale, che ha aperto un'indagine, l'ha chiusa con l'archiviazione e ha trasmesso tutto alla Superprocura del Coni che non ha fatto nessun rilievo. La Fifa non se n'è occupata, ora sto aspettando con una certa curiosità la decisione della Uefa. Io sono pronto a difendermi con la massima forza ma in qualsiasi caso la mia posizione italiana non è minimamente intaccata, non prenderò alcuna decisione di abbandonare o fare passi indietro nella Figc. L'inchiesta Uefa non mi tange, se arriverà una sanzione (due mesi di squalifica a livello europeo, ndr) ne prenderò atto e l'assolverò. Se prima avevo la pelle di coniglio, adesso ho quella di elefante. Voglio vedere fino a quando mi devo giustificare per una battuta subito dichiarata non consona e per la quale mi sono scusato". Tavecchio, insomma, va dritto per il suo cammino. "Questo Paese ha bisogno di frustate, bisogna creare delle soluzioni e la riforma dei campionati è la madre di tutte le battaglie. Ma ci occuperemo anche dei rapporti col Coni, col Parlamento, con la giustizia". "Dobbiamo trovare soluzioni drastiche in caso della riduzione dei contributi Coni - insiste Tavecchio - anche se non è possibile che non ci sia uno stanziamento di un euro per le società dilettantistiche quando lo Stato incassa un miliardo e 40 milioni da quelle professionistiche". A proposito di riforma dei campionati, il presidente della Figc ribadisce una volta di più il ruolo di Lotito, rispondendo anche a chi, come l'ad bianconero Marotta, sostiene che il dirigente biancoceleste stia accentrando su di sè troppo potere. "Ho dato incarico a Lotito, persona preparata ed eletta con una maggioranza importante, di occuparsi della riforma dei campionati, ma poi si deciderà' in Consiglio federale, a prescindere che Lotito si metta la giacca della Figc. Cosa vuol dire che ha troppo potere? C'è un consiglio federale, una gestione collegiale, è da lì che passano le decisioni. Le altre sono considerazioni di parte, interessate". Il numero uno di via Allegri non molla nemmeno gli altri punti del suo programma, dallo Ius soli sportivo ("ma va in conflitto con lo ius soli giuridico e statuale, un'incongruenza da chiarire in sede di governo"), agli stranieri ("se non mettiamo delle regole come ha fatto l'Inghilterra saremo invasi, bisogna anche mettere in rosa 5-6 giovani del vivaio, di cui almeno 4 italiani"), passando per le multiproprietà.
Napolitano ai campioni azzurri: "Voi orgoglio d'Italia"
"Sono qui per dirvi grazie a nome del Paese perché le vostre medaglie e i vostri successi rappresentano un motivo d'orgoglio per tutti noi". Così il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha accolto nella stanza privata del segretario generale, Donato Marra, il presidente del Coni Giovanni Malagò e una folta rappresentanza di atlete e atleti che hanno vinto la medaglia d'oro in specialità olimpiche e paralimpiche nel corso degli ultimi mesi. Il capo dello Stato si è presentato all'udienza privata sportivo tra sportivi, ovvero senza la cravatta. "Malagò è arbiter elegantiarum, però oggi è una giornata molto umida - la spiegazione fornita da Napolitano agli ospiti - e io dovendo parlare anche in pubblico preferisco stare col colletto della camicia aperto. Ho voluto incontrarvi per farvi sentire la vicinanza dell'Italia e la mia personale, noi ci vediamo molto spesso perché voi vincete molto spesso". L'incontro al Quirinale è stata anche l'occasione per il pluricampione olimpico Armin Zoeggeler, alfiere azzurro agli ultimi Giochi invernali, di riconsegnare la bandiera tricolore con tutte le firme dei medagliati olimpici di Sochi nelle mani del presidente della Repubblica.
Ascolti Rai: 1.153.000 spettatori per Novantesimo Minuto
Ecco gli ascolti delle trasmissioni di calcio andata in onda domenica su Rai 2: Stadio Sprint, conduttore Enrico Varriale, 7,68% share, 893.000 spettatori. Novantesimo Minuto: la coppia Marco Mazzocchi-Jacopo Volpi funziona, share dell'8,63%, 1.153.000 ascolti. Infine la Domenica Sportiva, condotta quest'anno da Sabrina Galdolfi: share 9,87%, 1.255.000. Ma il calcio-spezzatino non aiuta certo la Rai.
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