Continua la guerra Malagò-Barelli, e non ci sono all'orizzonte (purtroppo) avvisaglie che possa finire. Lunedì 29 settembre Malagò rischia di essere squalificato (inibito) e anche per un periodo non breve, a meno che vengano accolte le eccezioni del Coni. Nel pomeriggio di ieri si è riunita a Roma, la Commissione Disciplinare, come spiega un comunicato della Federnuoto, "in relazione al deferimento del presidente del Circolo Canottieri Aniene, Giovanni Malagò, (tesserato per il nuoto come per molte altre Federazioni sportive, ndr) disposto dall'ufficio della procura federale per la violazione dell'art. 12 del regolamento di giustizia federale anche in relazione all'art. 6, n. 4, lett. A, dello statuto FIN e agli artt. 2 e 7 del codice di comportamento sportivo emanato dal CONI". Continua il comunicato: "La vicenda - ben nota - si riferisce alle dichiarazioni del presidente Giovanni Malagò rese in Giunta Coni, e successivamente verbalizzate e sottoscritte, con cui imputava alla Fin una "doppia fatturazione" sulla base della quale si sarebbe perfezionata una truffa aggravata a danno della Coni Servizi S. p. a. Nel corso dell'udienza la Commissione disciplinare - composta dal presidente avv. Adriano Sansonetti e dai membri avv. Massimo Mamprin e avv. Roberto Rinaldi - ha ascoltato il vice procuratore federale, avv. prof. Angelo Alessandro Sammarco, e gli avv. prof. Guido Valori ed Alberto Angeletti in rappresentanza del presidente Malagò". La commissione disciplinare si riunirà di nuovo, in camera di consiglio, lunedì prossimo. Se saranno accolte le considerazioni del viceprocuratore, Malagò sarà squalificato, e forse anche per un lungo periodo. La "punizione" sarebbe soltanto come tesserato della Federnuoto (non potrebbe più fare il presidente dell'Aniene, secondo alcune interpretazioni), ma non come n.1 del Coni. Sarebbe comunque un cosa spiacevole a livello d'immagine e Malagò rimarrebbe "appeso" per un lungo periodo, perché i gradi della giustizia sportiva potrebbero essere addirittura quattro (Disciplinare, Caf, Collegio di garanzia del Coni e Tas di Losanna). Ma anche Barelli è "appeso": entro il 20 dicembre, il gip deve decidere se archiviare o rinviarlo a giudizio sulla nota vicenda delle (eventuali) doppie fatturazioni. Secondo fonti di Palazzo H, gli ultimi documenti "inchioderebbero" il presidente della Federnuoto, anche se Barelli, anche ultimamente, si è professato fiducioso. Il pm era intenzionato ad archiviare ma, come si sa, la Coni servizi si era opposta.
La riunioni di ieri, davanti alla disciplinare Fin, è stata lunga (oltre 4ore) e molto tesa. Malagò, come da noi anticipato (vedi Spy Calcio del 20 settembre) non si presentato e ha delegato due legali del Coni a rappresentarlo. L'avvocato Valori ha alzato anche le voce, "vi prendete la responsabilità...) ha tuonato ai membri delle Disciplinare. Ma Malagò, per lunedì, si gioca una carta importante, e-spera-decisiva. Letto il comunicato pubblicato sul sito della Federazione Italiana Nuoto, gli avvocati Alberto Angeletti e Guido Valori, rappresentanti del n.1 del Coni hanno comunicato infatti di "aver sollevato eccezioni di nullità, illegittimità e incompetenza in merito al giudizio che si è intentato nei confronti del presidente del Coni, ritenendo lo stesso assolutamente estraneo a qualsiasi violazione a lui riferita". E' stato inoltre depositato il parere (consultivo) richiesto dall'intera Giunta al Collegio di Garanzia dello sport, supremo organo di giustizia sportiva, che ha ", tra l'altro, chiarito in modo definitivo che vicende di questo genere non rientrano nella competenza degli organi di giustizia delle Federazioni Sportive Nazionali", come spiega un comunicato di Palazzo H. La Disciplinare non è detto che ne tenga conto.
A prescindere da chi abbia ragione e chi torto, questa guerra fa il male dello sport italiano e del nuoto, sport principe delle Olimpiadi (insieme con l'atletica). Siamo talmente messi male-il nuoto comunque va meglio di altre discipline- che se Rio 2016 fosse adesso, sarebbe un dramma: per fortuna ci sono ancora due anni. Ma nell'interesse dello sport italiano, Malagò e Barelli dovrebbero fare un atto di responsabilità (e buon senso): parlarsi, trovare un sistema per raggiungere almeno una tregua, se non la pace. Questa guerra assurda va avanti dal 2009, dai Mondiali di nuoto di Roma e ora, forse, siamo arrivati all'apice. Barelli è disposto ad incontrare Malagò. Malagò non è disposto ad incontrare Barelli. Vogliamo lasciare la parola solo agli (illustri) avvocati?
La riunioni di ieri, davanti alla disciplinare Fin, è stata lunga (oltre 4ore) e molto tesa. Malagò, come da noi anticipato (vedi Spy Calcio del 20 settembre) non si presentato e ha delegato due legali del Coni a rappresentarlo. L'avvocato Valori ha alzato anche le voce, "vi prendete la responsabilità...) ha tuonato ai membri delle Disciplinare. Ma Malagò, per lunedì, si gioca una carta importante, e-spera-decisiva. Letto il comunicato pubblicato sul sito della Federazione Italiana Nuoto, gli avvocati Alberto Angeletti e Guido Valori, rappresentanti del n.1 del Coni hanno comunicato infatti di "aver sollevato eccezioni di nullità, illegittimità e incompetenza in merito al giudizio che si è intentato nei confronti del presidente del Coni, ritenendo lo stesso assolutamente estraneo a qualsiasi violazione a lui riferita". E' stato inoltre depositato il parere (consultivo) richiesto dall'intera Giunta al Collegio di Garanzia dello sport, supremo organo di giustizia sportiva, che ha ", tra l'altro, chiarito in modo definitivo che vicende di questo genere non rientrano nella competenza degli organi di giustizia delle Federazioni Sportive Nazionali", come spiega un comunicato di Palazzo H. La Disciplinare non è detto che ne tenga conto.
A prescindere da chi abbia ragione e chi torto, questa guerra fa il male dello sport italiano e del nuoto, sport principe delle Olimpiadi (insieme con l'atletica). Siamo talmente messi male-il nuoto comunque va meglio di altre discipline- che se Rio 2016 fosse adesso, sarebbe un dramma: per fortuna ci sono ancora due anni. Ma nell'interesse dello sport italiano, Malagò e Barelli dovrebbero fare un atto di responsabilità (e buon senso): parlarsi, trovare un sistema per raggiungere almeno una tregua, se non la pace. Questa guerra assurda va avanti dal 2009, dai Mondiali di nuoto di Roma e ora, forse, siamo arrivati all'apice. Barelli è disposto ad incontrare Malagò. Malagò non è disposto ad incontrare Barelli. Vogliamo lasciare la parola solo agli (illustri) avvocati?