Per Carlo Tavecchio, n.1 della Figc dall'11 agosto scorso, la riforma dei campionati è la "madre di tutte le riforme". Una serie A a 18 risolverebbe, almeno in parte, i problemi di Antonio Conte che avrebbe quattro settimane in più per avere a disposizione gli azzurri. Ma il campionato sarebbe più avvincente, per i tifosi e per le tv, i grossi club avrebbero più tempo per dedicarsi alle Coppe europee e ci sarebbero, forse, anche meno infortuni. Ma non è facile trovare un accordo fra la A e la serie B che vuole scendere da 22 a 20 club (ma l'ideale sarebbe 18). Tavecchio ha spiegato anche di recente come per questa riforma ci voglia il 75% dei consensi, e con l'opposizione così compatta (calciatori e allenatori) non è per niente una cosa semplice. Ma non è solo questo il problema: la Lega di A propone infatti una retrocessione diretta e una attraverso i playoff, e questa formula starebbe bene ai club (servono almeno 14 sì su 20), ma la Lega di B non ne vuole sapere, perché rischierebbe di avere solo una squadra promossa in A. In Germania ci sono 18 club nella Bundesliga, le retrocessioni sono due più una: ma in Italia non passerebbe mai. C'è una situazione di stallo: la volontà di avviare la riforma, che andrebbe a regime in due-tre anni, esiste ma le parti (A e B) sono ancora distanti, molto distanti. Andrea Abodi si augurava di trovare un accordo entro fine anno: ma dovrà aspettare (chissà quanto). Tavecchio comunque non molla. Altri nodi da sciogliere. Le seconde squadre: la Juve, altri club e il sindacato calciatori sarebbero favorevoli ma la verità è che nessuna Lega (né quella di B, tantomeno quella Pro) le vogliono. Il prossimo anno quindi si parlerà di multiproprietà: Galliani e Lotito sono favorevoli. Ma bisognerà fissare paletti ben chiari, è una riforma assai rischiosa. Da dicembre inoltre la Fifa varerà una nuova norma sui prestiti: saranno possibili sino a tre mesi anche al di fuori delle finestre di mercato. E a gennaio la Figc fisserà un percorso per il financial fair play, che dovrebbe andare a regime entro il 2018 sul modello Uefa: bisognerà avere il pareggio di bilancio (un miraggio adesso per molti club...) senza incorrere in sanzioni. Inoltre, importante è soprattutto la norma che è stata decisa e che vieta la tratta dei baby calciatori stranieri, un escamotage a volte per prendere un extracomunitario in più: ci saranno regole rigide per evitare che qualcuno faccia il furbo e si torni agli scandali del passato. Qualcosa, insomma, si sta muovendo nella palude della Figc.
Gli italiani e la pratica sportiva, "adesso si deve risalire..."
Bisogna cercare di essere ottimisti e forse si intravvede un filo di luce in fondo al tunnel della pratica sportiva in Italia. Dalle riflessioni emerse dalla ricerca "Gli italiani, lo sport e i valori sociali", presentata stamane presso il Salone d'Onore del Coni e che indaga il fenomeno della pratica sportiva nel nostro paese ed approfondisce il ruolo dello sport come fattore di sviluppo sociale e civile (vedi Spy Calcio del 21 novembre). La buona notizia è che tra i numerosi dati illustrati dal presidente di Errepi Comunicazione, Roberto Orsi, vi è un trend inaspettatamente positivo: ben l'80% degli italiani è entrato in contatto con uno sport di qualunque tipo e il 38% del totale pratica lo sport con continuità. Resta cauto il presidente del Coni, Giovanni Malagò, secondo il quale "nella pratica sportiva in Italia partiamo talmente bassi che ci mancherebbe che peggioriamo il trend, abbiamo toccato il fondo e ora risaliamo, ma il più velocemente possibile. Questo tipo di ricerche sono indispensabili. Si cerca sempre di vincere più medaglie alle Olimpiadi ma io dico che una buona parte dell'opinione pubblica sostiene che vincere un'Olimpiade o un Mondiale è tantissimo ma non è tutto. Anche se per statuto non rientra pienamente nelle nostre responsabilità, è un problema di coscienza, da parte mia, toccare questo argomento". Dalla ricerca, curata dallo Studio Ghiretti, società di consulenza in marketing e comunicazione sportiva, emerge anche l'allarme evidenziato da altri autorevoli studi che vedono l'Italia tra le Nazioni più pigre al mondo con circa 24 milioni di sedentari: "Ci sono persone - ha spiegato Malagò - che non puoi obbligare a fare sport perché non possono farlo per questioni fisiologiche, altre che culturalmente non lo vogliono fare". Franco Chimenti, n.1 di Coni Servizi e Federgolf, spiega: "Spero che questa iniziativa continui nel tempo, io non sono ottimista. Lo sport dovrebbe essere una competizione onesta e invece le contraffazioni sono all'ordine del giorno, dovrebbe essere salute ma il doping è una pratica drammatica che si intravede in moltissime occasioni e che poi viene trasportata anche a livello amatoriale". Oltre alla pratica sportiva, la ricerca è rivolta anche all'aspetto valoriale dello sport, al suo riconosciuto ruolo formativo, sociale e culturale, al rapporto con il tessuto produttivo e con la responsabilità sociale delle imprese.
Ecco la Runcard per chi è appassionato di corsa
Dopo quasi 10 mesi di studio, ecco la Runcard, il progetto della Fidal destinato a fornire strumenti, assistenza e servizi a quanti praticano il running in Italia (e sono quasi 5 milioni). La presentazione si è tenuta oggi allo Stadio Olimpico di Roma, alla presenza del numero uno della Fidal, Alfio Giomi, e del presidente del Coni, Giovanni Malagò. "Una giornata per noi importante - ha spiegato Giomi - stiamo presentando un nuovo prodotto in relazione allo sport italiano. Una card di servizi sportivi ma anche etici, di valori". Obiettivo dell'iniziativa è sostenere la pratica della corsa e del cammino, ai fini dell'adozione un più corretto stile di vita: "Ho capito subito che era una grande idea - le parole del numero uno del Comitato Olimpico - un uovo di colombo. Possibile che nessuno ci aveva mai pensato prima? Caro Alfio, questa cosa è assolutamente nella giusta direzione". Aspetti sportivi ma anche sociali, visto che i proventi di Runcard sosterranno a loro volta le attività di Actionaid, Libera, e la pratica dell'atletica leggera nella scuola. A margine della presentazione, è stato firmato anche un protocollo d'intesa tra Trenitalia e la Fidal che prevede una speciale convenzione per i tesserati della FederAtletica. Accordo anche con la Federmedici di Maurizio Casasco.
Gli italiani e la pratica sportiva, "adesso si deve risalire..."
Bisogna cercare di essere ottimisti e forse si intravvede un filo di luce in fondo al tunnel della pratica sportiva in Italia. Dalle riflessioni emerse dalla ricerca "Gli italiani, lo sport e i valori sociali", presentata stamane presso il Salone d'Onore del Coni e che indaga il fenomeno della pratica sportiva nel nostro paese ed approfondisce il ruolo dello sport come fattore di sviluppo sociale e civile (vedi Spy Calcio del 21 novembre). La buona notizia è che tra i numerosi dati illustrati dal presidente di Errepi Comunicazione, Roberto Orsi, vi è un trend inaspettatamente positivo: ben l'80% degli italiani è entrato in contatto con uno sport di qualunque tipo e il 38% del totale pratica lo sport con continuità. Resta cauto il presidente del Coni, Giovanni Malagò, secondo il quale "nella pratica sportiva in Italia partiamo talmente bassi che ci mancherebbe che peggioriamo il trend, abbiamo toccato il fondo e ora risaliamo, ma il più velocemente possibile. Questo tipo di ricerche sono indispensabili. Si cerca sempre di vincere più medaglie alle Olimpiadi ma io dico che una buona parte dell'opinione pubblica sostiene che vincere un'Olimpiade o un Mondiale è tantissimo ma non è tutto. Anche se per statuto non rientra pienamente nelle nostre responsabilità, è un problema di coscienza, da parte mia, toccare questo argomento". Dalla ricerca, curata dallo Studio Ghiretti, società di consulenza in marketing e comunicazione sportiva, emerge anche l'allarme evidenziato da altri autorevoli studi che vedono l'Italia tra le Nazioni più pigre al mondo con circa 24 milioni di sedentari: "Ci sono persone - ha spiegato Malagò - che non puoi obbligare a fare sport perché non possono farlo per questioni fisiologiche, altre che culturalmente non lo vogliono fare". Franco Chimenti, n.1 di Coni Servizi e Federgolf, spiega: "Spero che questa iniziativa continui nel tempo, io non sono ottimista. Lo sport dovrebbe essere una competizione onesta e invece le contraffazioni sono all'ordine del giorno, dovrebbe essere salute ma il doping è una pratica drammatica che si intravede in moltissime occasioni e che poi viene trasportata anche a livello amatoriale". Oltre alla pratica sportiva, la ricerca è rivolta anche all'aspetto valoriale dello sport, al suo riconosciuto ruolo formativo, sociale e culturale, al rapporto con il tessuto produttivo e con la responsabilità sociale delle imprese.
Ecco la Runcard per chi è appassionato di corsa
Dopo quasi 10 mesi di studio, ecco la Runcard, il progetto della Fidal destinato a fornire strumenti, assistenza e servizi a quanti praticano il running in Italia (e sono quasi 5 milioni). La presentazione si è tenuta oggi allo Stadio Olimpico di Roma, alla presenza del numero uno della Fidal, Alfio Giomi, e del presidente del Coni, Giovanni Malagò. "Una giornata per noi importante - ha spiegato Giomi - stiamo presentando un nuovo prodotto in relazione allo sport italiano. Una card di servizi sportivi ma anche etici, di valori". Obiettivo dell'iniziativa è sostenere la pratica della corsa e del cammino, ai fini dell'adozione un più corretto stile di vita: "Ho capito subito che era una grande idea - le parole del numero uno del Comitato Olimpico - un uovo di colombo. Possibile che nessuno ci aveva mai pensato prima? Caro Alfio, questa cosa è assolutamente nella giusta direzione". Aspetti sportivi ma anche sociali, visto che i proventi di Runcard sosterranno a loro volta le attività di Actionaid, Libera, e la pratica dell'atletica leggera nella scuola. A margine della presentazione, è stato firmato anche un protocollo d'intesa tra Trenitalia e la Fidal che prevede una speciale convenzione per i tesserati della FederAtletica. Accordo anche con la Federmedici di Maurizio Casasco.