La corsa sta per partire: lunedì prossimo Matteo Renzi annuncerà ufficialmente la candidatura di Roma all'Olimpiade estiva del 2024. Lo farà in diretta tv (Rai 2, ore 11) al Salone d'onore del Coni, in occasione della cerimonia di consegna dei collari d'oro. Sarà presente tutto il mondo dello sport. In questi giorni Giovanni Malagò incontrerà il premier per mettere a punto i dettagli dell'operazione. Roma sarà la prima città al mondo a candidarsi. Ma la novità è che il comitato promotore (Corrado Passera presidente, Luca Pancalli direttore generale?) dovrà mettersi subito al lavoro perché è cambiato tutto rispetto al passato e dal 15 gennaio il Cio comincia a "convocare" le città candidate. E per ora c'è solo Roma che quindi sflilerà per prima già a gennaio a Losanna per "ragionare" sul progetto insieme ai dirigenti del comitato olimpico internazionale. I piani dovranno essere condivisi: è vero che le candidature vanno formalizzate entro e non oltre il 15 settembre 2015 ma il Cio potrebbe anche bocciare qualche città strada facendo. Bisogna fare bene e in fretta, quindi. Malagò ci crede, è il suo sogno: la candidatura olimpica dovrebbe andare di pari passo con la sua rielezione alla guida del Coni nel 2016 (probabile, se non certo, comunque che ci sarà un rivale). Al Coni in questi tempi non sono stati certo con le mani in mano: vogliono presentarsi all'esame del Cio con le idee chiare. Come si sa, molte gare si potranno tenere anche in altre città: ma attenzione, dai quarti di finale in avanti si deve giocare a Roma. Uno dei vantaggi, e non da poco, è che forse non dovranno essere costruiti impianti sportivi fissi e costosi. Il rugby a 7 ad esempio si potrebbe tenere nel nuovo stadio della Roma. Il canottaggio a Castelgandolfo che dista solo 15 minuti da Ciampino. La canoa slalom al laghetto dell'Eur. Poi ci sono gli impianti, non pochi, del Foro Italico e si potrebbe utilizzare anche la Fiera di Roma per alcune discipline (lotta, ecc.). E il Colosseo? Meglio lasciarlo ai milioni di turisti che lo visitano ogni anno. Bisogna fare le cose con serietà, e in piena sintonia con il Cio. E' cambiato tutto, e questo è un vantaggio per Roma. Gli Usa potrebbero avere una candidatura di peso (in corsa Los Angeles, Boston, Washington e San Francisco), ma i membri Cio degli Stati Uniti non sono di sicuro autorevoli come i nostri Franco Carraro, Mario Pescante e Ottavio Cinquanta. E anche questo conterà quando nel 2017 si andrà a votare...
Alla scoperta del calcio femminile: domani maxiconvegno a Roma
Adesso è diventata quasi una moda scoprire (e promuovere) il calcio femminile, che per anni è stato ignorato da tutti, almeno in Italia. La Figc ha promesso di interessarsene: Tavecchio è stato anche a Verona alla sfida decisiva per qualificarsi ai Mondiali (è andata male, purtroppo). Il sindacato calciatori organizza un maxi-convegno. Appuntamento domattina a Roma nella sala Monumentale della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Largo Chigi, 19): il convegno "Donne e sport - Il futuro del Calcio Femminile in Italia", è organizzato appunto dall'Associazione Italiana Calciatori con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento Pari Opportunità. Ai lavori prenderanno parte il presidente del Coni Giovanni Malagò, il presidente della Figc Carlo Tavecchio, il presidente Aic Damiano Tommasi, l'onorevole Giovanna Martelli, consigliere del Presidente del Consiglio per le Pari Opportunità e la dottoressa Ermenegilda Siniscalchi, Capo Dipartimento Pari Opportunità. Tra i relatori del convegno, dopo la parte introduttiva curata da Katia Serra (responsabile Aic per il calcio femminile) e Ilaria Pasqui (responsabile ufficio legale dipartimento dilettanti Aic), anche l'on. Laura Coccia (deputata PD), Felice Belloli (presidente Lnd), Umberto Calcagno (vicepresidente Aic), Michele Uva (direttore generale FIGC) e Carlo Paris (direttore Rai Sport). Come ha spiegato l'Aic in una nota, "in Italia nessuna disciplina sportiva femminile è qualificata come professionistica ai sensi della Legge 23 marzo 1981 n.91 con conseguenti ricadute in termini di assenza di tutele sanitarie, assicurative, previdenziali, nonché, di trattamenti salariali adeguati all'effettiva attività svolta. Proprio in questi giorni è allo studio una proposta di modifica della L. 91/81 volta ad estendere gli effetti della norma in parola anche alle atlete". Il calcio femminile è solo uno dei tanti esempi di diseguaglianza di genere nello sport, anche se secondo l'ultimo "Rapporto sul Calcio Femminile" elaborato dal Centro Studi Figc sulla base dei dati forniti dalla Uefa il calcio nel contesto europeo degli sport al femminile è la disciplina caratterizzata dallo sviluppo più forte. Dal 1985 al 2012 il numero delle calciatrici tesserate per le Federazioni calcistiche europee è aumentato di oltre cinque volte, passando da poco più di 239.000 a 1.206.491 giocatrici e il calcio femminile risulta lo sport di squadra più diffuso nel 40% dei Paesi (21 federazioni sulle 53 complessive appartenenti alla Confederazione europea). In Italia invece il calcio femminile resta la Cenerentola. Perché? Perché ha una pessima immagine. Su questo dovrà lavorare la Figc, convincere le famiglie a mandare le ragazzine a fare calcio. Ma alle parole bisognerà passare ai fatti, ai progetti. Vero, presidente Tavecchio? La Lega Dilettanti, di cui il calcio femminile fa parte, che vuole fare? La Fifa e l'Uefa sono pronti a finanziare progetti seri.
Lega Pro: Macalli resiste. Contro di lui 15-20 club?
"Resistere, resistere, resistere", questo il motto di Mario Macalli, storico presidente della Lega Pro (ex serie C): lunedì 15 dicembre a Firenze si terrà un'assemblea sicuramente calda. C'è un fronte che fa la guerra a Macalli, e cercherà di sfiduciarlo: lo guidano Gabriele Gravina, da tempo all'opposizione, e l'ex direttore generale Francesco Ghirelli. Possono contare su numerose società del Centro e Sud Italia: in tutto dovrebbero essere 15-20 secondo alcuni sondaggi, numero però non sufficiente per costringere Macalli a dimettersi. I club adesso sono 60, anni fa erano 90, e il presidente può contare ancora sull'appoggio di molti fedelissimi del Nord, fra cui il suo vice Archimede Pitrolo. Andrea Abodi intanto aspetta con ansia di sapere come finirà alla Lega Pro perché vuole la riforma della B, passando da 22 a 20 club come primo passo, e deve per forza trattare anche con Macalli. La Lega di A invece per ora è ferma: non ha mai fatto un confronto interno per sapere chi è d'accordo a scendere a 18.
"La specificità dello sport", dibattito domani al Coni
Domani, giovedì 11 dicembre, si terrà al Salone d'onore del Coni il convegno "La specificità dello sport e la tutela dei vivaio nel diritto dell'Unione Europea". Interverrà anche il presidente Giovanni Malagò.
Alla scoperta del calcio femminile: domani maxiconvegno a Roma
Adesso è diventata quasi una moda scoprire (e promuovere) il calcio femminile, che per anni è stato ignorato da tutti, almeno in Italia. La Figc ha promesso di interessarsene: Tavecchio è stato anche a Verona alla sfida decisiva per qualificarsi ai Mondiali (è andata male, purtroppo). Il sindacato calciatori organizza un maxi-convegno. Appuntamento domattina a Roma nella sala Monumentale della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Largo Chigi, 19): il convegno "Donne e sport - Il futuro del Calcio Femminile in Italia", è organizzato appunto dall'Associazione Italiana Calciatori con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento Pari Opportunità. Ai lavori prenderanno parte il presidente del Coni Giovanni Malagò, il presidente della Figc Carlo Tavecchio, il presidente Aic Damiano Tommasi, l'onorevole Giovanna Martelli, consigliere del Presidente del Consiglio per le Pari Opportunità e la dottoressa Ermenegilda Siniscalchi, Capo Dipartimento Pari Opportunità. Tra i relatori del convegno, dopo la parte introduttiva curata da Katia Serra (responsabile Aic per il calcio femminile) e Ilaria Pasqui (responsabile ufficio legale dipartimento dilettanti Aic), anche l'on. Laura Coccia (deputata PD), Felice Belloli (presidente Lnd), Umberto Calcagno (vicepresidente Aic), Michele Uva (direttore generale FIGC) e Carlo Paris (direttore Rai Sport). Come ha spiegato l'Aic in una nota, "in Italia nessuna disciplina sportiva femminile è qualificata come professionistica ai sensi della Legge 23 marzo 1981 n.91 con conseguenti ricadute in termini di assenza di tutele sanitarie, assicurative, previdenziali, nonché, di trattamenti salariali adeguati all'effettiva attività svolta. Proprio in questi giorni è allo studio una proposta di modifica della L. 91/81 volta ad estendere gli effetti della norma in parola anche alle atlete". Il calcio femminile è solo uno dei tanti esempi di diseguaglianza di genere nello sport, anche se secondo l'ultimo "Rapporto sul Calcio Femminile" elaborato dal Centro Studi Figc sulla base dei dati forniti dalla Uefa il calcio nel contesto europeo degli sport al femminile è la disciplina caratterizzata dallo sviluppo più forte. Dal 1985 al 2012 il numero delle calciatrici tesserate per le Federazioni calcistiche europee è aumentato di oltre cinque volte, passando da poco più di 239.000 a 1.206.491 giocatrici e il calcio femminile risulta lo sport di squadra più diffuso nel 40% dei Paesi (21 federazioni sulle 53 complessive appartenenti alla Confederazione europea). In Italia invece il calcio femminile resta la Cenerentola. Perché? Perché ha una pessima immagine. Su questo dovrà lavorare la Figc, convincere le famiglie a mandare le ragazzine a fare calcio. Ma alle parole bisognerà passare ai fatti, ai progetti. Vero, presidente Tavecchio? La Lega Dilettanti, di cui il calcio femminile fa parte, che vuole fare? La Fifa e l'Uefa sono pronti a finanziare progetti seri.
Lega Pro: Macalli resiste. Contro di lui 15-20 club?
"Resistere, resistere, resistere", questo il motto di Mario Macalli, storico presidente della Lega Pro (ex serie C): lunedì 15 dicembre a Firenze si terrà un'assemblea sicuramente calda. C'è un fronte che fa la guerra a Macalli, e cercherà di sfiduciarlo: lo guidano Gabriele Gravina, da tempo all'opposizione, e l'ex direttore generale Francesco Ghirelli. Possono contare su numerose società del Centro e Sud Italia: in tutto dovrebbero essere 15-20 secondo alcuni sondaggi, numero però non sufficiente per costringere Macalli a dimettersi. I club adesso sono 60, anni fa erano 90, e il presidente può contare ancora sull'appoggio di molti fedelissimi del Nord, fra cui il suo vice Archimede Pitrolo. Andrea Abodi intanto aspetta con ansia di sapere come finirà alla Lega Pro perché vuole la riforma della B, passando da 22 a 20 club come primo passo, e deve per forza trattare anche con Macalli. La Lega di A invece per ora è ferma: non ha mai fatto un confronto interno per sapere chi è d'accordo a scendere a 18.
"La specificità dello sport", dibattito domani al Coni
Domani, giovedì 11 dicembre, si terrà al Salone d'onore del Coni il convegno "La specificità dello sport e la tutela dei vivaio nel diritto dell'Unione Europea". Interverrà anche il presidente Giovanni Malagò.