L'Associazione Italiana Arbitri (Aia) cambia le regole: Marcello Nicchi (vedi Spy Calcio del 24 dicembre) nel 2016 ha intenzione di ricandidarsi. Quorum abbassato quindi al 55% (era al 66%) per il terzo mandato: chi dovesse tentare di battere l'attuale n.1 non avrebbe quindi vita facile. Ai tempi di Pancalli commissario Figc lo sbarramento era al 70%, Abete e Gussoni lo avevano portato al 66%, ora l'ex arbitro aretino vuole scendere. “Non lo faccio per me ma per il futuro dell'Aia: questa è la vera democrazia-ci ha detto oggi Nicchi-Io mi attengo solo alle regole del Coni e alle leggi dello Stato italiano, dove vince chi ha la maggioranza. Non vedo dove sia il problema”. Per la verità, al Coni è previsto che per il presidente ci sia un limite di due mandati, mentre per i presidenti di Federazione vale lo stesso sistema che vuole adottare adesso l'Aia, vale a dire il 55%. Ma l'Aia non è una Federazione, è una componente: per la Lega di serie A, ad esempio, già dal primo mandato vale il 66%. Inoltre l'Aia ha previsto che il presidente del Coni e quello della Figc non avranno più la titolarità per nominare due membri del Comitato dei garanti dell'Aia stessa. Petrucci aveva indicato il prefetto Mazzilli, che era stato confermato poi da Malagò. Ma pare che Mazzilli non sia graditissimo dallo stesso Nicchi. L'attuale presidente del Coni ci è rimasto molto male per la decisione del n.1 di cambiare le regole senza essere nemmeno stato avvisato. Ma non può intervenire. Lo può fare invece Carlo Tavecchio con il prossimo consiglio federale della Figc: fra l'attuale n.1 del calcio e il n.1 degli arbitri c'è stato un forte attrito l'estate scorsa quando Nicchi aveva votato per Albertini, pur sapendo che non avrebbe vinto. “Gli arbitri sono liberi e lo hanno dimostrato”, aveva detto il loro capo. Tavecchio ci era rimasto male. Tra i due ci sono state anche tensioni recenti: Tavecchio vuole cancellare gli arbitri di porta e mettere la tecnologia per il gol-fantasma (e su questo tema Malagò è d'accordo, anzi lui vorrebbe addirittura la moviola). Nicchi ha detto che la tecnologia sono solo “soldi buttati via”. Probabile, quindi, che nella riunione di gennaio il governo del calcio bocci la “rivoluzione” dell'Aia.
Bufera a Rai Sport per Moggi al "Processo del Lunedì"
La scelta di Enrico Varriale di avere Luciano Moggi ospite del "Processo del Lunedì, subito dopo la Supercoppa, non solo non è piaciuta ad alcuni quotidiani, fra cui Repubblica, ma ha scatenato un vivace dibattito anche fra gli oltre cento giornalisti di Rai Sport. Il cdr stesso, dopo aver sostenuto che non è accettabile la morale dei media (perché mai?), ha stigmatizzato la scelta di Varriale.
Il n.1 del Coni:" Il governo ha scelto noi per reagire"
"Oggi abbiamo un governo che crede nello sport e il bello è che ha scelto proprio noi per reagire e creare soluzioni economico-sociali''. Dalla platea del Globe Soccer di Dubai il presidente del Coni Giovanni Malagò torna a parlare della sfida italiana per le Olimpiadi 2024. ''L'Europa cerca il miglioramento del Pil e in Italia - ricorda Malagò - lo sport in questo senso vale 1 punto e 7, ma il sostegno alla candidatura può portarci a toccare i 3 punti in un tempo ragionevole. Il nostro conto alla rovescia è iniziato e coinvolge anche il calcio, oltre il ponte naturale che lanciamo proprio verso Dubai. Nel 2015 avremo l'EXPO a Milano, poi la finale Champions ancora a San Siro (per la verità è nel 2016, ndr) e Roma candidata ad ospitare una sede dell'Europeo del 2020. Il 2017 ci dirà se avremo i Giochi, ma siamo candidati ad ospitare anche la Ryders Cup di golf, terzo prodotto sportivo di marketing mondiale, e nel 2023 il mondiale di rugby. Da Milano 2015 a Roma Giubileo del 2025, sperando di poter affermare che le Olimpiadi del 2024 avrebbero un senso di continuità per una città che dovrà comunque prevedere. l'impatto di milioni di pellegrini". "La delocalizzazione scelta dal Cio - ha aggiunto il presidente del Coni- apre una nuova era dettata dal buon senso, un cambiamento che rispetta le difficoltà del momento se pensiamo che per i Giochi Invernali del 2022 su 9 candidate 7 hanno già rinunciato ed una delle restanti è Pechino, la città che ha ospitato 6 anni fa i Giochi estivi. Loro hanno le montagne a un'ora e mezza, Roma tra poco avrà Napoli e Firenze a tre quarti d'ora. Per questo il presidente del Cio ha scelto di cambiare strada e di aprire un nuovo corso. A nessuno piace correre il rischio di dover fare in 6 anni due Olimpiadi di differente natura nella stessa città''.
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