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Guerra con Malagò: Barelli
all'attacco di Befera jr.

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La guerra continua e si era capito facilmente dopo le ultime dichiarazioni dei due nemici, Giovanni Malagò e Paolo Barelli. Il presidente della Federnuoto adesso va all'attacco anche di Marco Befera, figlio dell'ex presidente dell'Agenzia delle Entrate. E lo fa con una durissima lettera indirizzata a Roberto Fabbricini, segretario generale Coni, e allo stesso Befera jr. La Fin contesta la durata dell'audit (sui bilanci) di Befera che si dovrebbe concludere "entro cinque giornate lavorative dal 13 gennaio 2015", come comunicato dalla Giunta Coni. Barelli fa notare che "non sarà tollerata nessuna ulteriore modifica in proroga" e fa notare anche la "confusione generale degli uffici del Coni in merito a tali verifiche". La Fin parla di "vero e proprio lavoro di indagine inquisitorio" e di verifiche che si trascinano da "circa 15 mesi , bloccando o ritardando le attività ordinarie della Federazione". La Fin va all'attacco anche di Fabbricini e spiega ancora che l'accesso presso gli uffici federali, che si trovano allo stadio Olimpico di Roma, sarà consentito soltanto entro l'8 febbraio. E dopo cosa succederà? "Si stanno valutando le possibili azioni ai fini di far rilevare il presunto danneggiamento provocato al funzionamento degli uffici federali" conclude la lettera inviata dal presidente della Fin il 23 gennaio. Insomma, si rischia (anche stavolta) di finire in tribunale con una denuncia per abuso di ufficio. Intanto il 13 febbraio il gip Gaspare Sturzo ha convocato la camera di consiglio: dovrà decidere se archiviare l'inchiesta penale su Barelli dopo la doppia richiesta del pm Roberto Felici oppure se procedere con l'imputazione coatta mandando a giudizio il n.1 del nuoto. E nel secondo caso, cosa farebbe il Coni? Chiederebbe il commissariamento della Fin? Barelli intanto deve ancora decidere se fare ricorso al Tas di Losanna dopo che Malagò è stato assolto dalla Cassazione dello sport per le sue dichiarazioni in Giunta Coni. Tutte materie per i legali. Lo sport, in questa guerra infinita, ha perso. Gli avvocati hanno vinto.

Lega Pro: venerdì si decide. Pronti ricorsi ai tribunali...
I club che sono contrari alla presidenza Macalli, e fanno capo alla cordata di Gabriele Gravina e Francesco Ghirelli, aspetteranno sino a venerdì 30 gennaio: se per quella data non verrà fissata l'assemblea della Lega Pro (ma che discuta anche della "governance") e se il consiglio federale Figc non prenderà provvedimenti, allora partiranno immediatamente denunce alla Procura della Repubblica di Roma e al tribunale civile di Firenze. E non sarà coinvolto solo Mario Macalli, presidente dell'ex serie C da 18 anni, ma anche Carlo Tavecchio, leader della Figc dall'agosto scorso. Macalli vorrebbe sostituire in un'assemblea da fissare per il 12 febbraio il vicepresidente Archimede Pitrolo e reintregare tre consiglieri di Lega dopo le ultime dimissioni, inoltre vorrebbe discutere solo del bilancio che il 15 dicembre non era stato approvato. Ma Gravina-Ghirelli-Toccafondi e c. vogliono che si parli anche della "governance". "Se Macalli è così sicuro di avere i club al suo fianco, perché teme di andare al voto?" sostengono i suoi oppositori. Gravina non è contro Tavecchio, e se dovesse diventare presidente della Lega Pro, cosa probabile, non gli farebbe la guerra in consiglio federale. Ma Gravina è contro Lotito, e questo è un problema non facile da risolvere. Una questione delicata, quella della Lega Pro: ma Tavecchio ora vuole venirne a capo. Con decisione.