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Giochi 2024, ecco perché Roma può battere Parigi

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Certo, se oggi i membri Cio facessero un giro per Roma e Parigi non avrebbero dubbi: la Capitale francese meriterebbe di organizzare le Olimpiadi estive del 2024. Parigi ha strade pulite, una metropolitana nettamente più efficiente e diffusa di quella di Roma, impianti sportivi moderni e quasi tutti pronti. Ma, per fortuna di Roma, i membri Cio non decideranno a breve ma solo a metà settembre 2017 e poi i criteri che portano all'assegnazione dei Giochi olimpici, siano essi invernali come estivi, sono ben altri (e molto complessi). Per fortuna di Roma, appunto. Giovanni Malagò nel suo studio, al primo primo del Palazzo H, conserva le foto di tutti i membri Cio: se si votasse oggi sarebbero 89 (quorum 45), ma ci sarà un notevole turn over (intorno al 20%) e quindi solo i Giochi di Rio 2016, e il congresso Cio, si conoscerà il quadro completo. Allora sì, inizierà davvero la volata. Roma ha perso una volta, Parigi tre. C'è da dire che il Coni, grazie anche ai suoi membri Cio (Carraro, Pescante e Cinquanta), ha sicuramente un peso maggiore rispetto al Comitato olimpico di Francia e ai suoi dirigenti sportivi, di recente "bastonati" nei loro tentativi di scalata. Inoltre a Palazzo H ci sono degli esperti (nomi, tot secret) che conoscono i membri Cio: sanno come si sono comportati in passato, quali sono i loro pregi, i loro difetti, anche le loro debolezze. E questo lavoro di lobby (e monitoraggio, spionaggio è una parola troppo grossa) alla fine potrebbe essere decisivo: perché, come abbiamo sempre detto, a concorrere sono tantissimi fattori. E il dossier è solo uno di questi: ad esempio, Rio si aggiudicò i Giochi 2016 grazie all'eccezionale lavoro diplomatico in tutto il mondo fatto dall'allora presidente Lula, tanto che la megalopoli brasiliana (che ha non pochi problemi, altro che Roma) vinse pur avendo il dossier peggiore. E Chicago, pur sponsorizzata da Barack Obama e dalla moglie Michelle (molti membri Cio tradirono all'ultimo momento), fu eliminata addirittura al primo round. Parigi è sempre Parigi, d'accordo: ma Roma, se si sveglia (vero, Marino?) non perde battuta e al fascino della Tour Eifell può rispondere col Colosseo...

Palazzi non risponde al generale e l'inchiesta Lotito è scomparsa...
Niente da fare: il superprocuratore della Figc, Stefano Palazzi, non ha alcuna intenzione di mandare le carte, passato e recente, del suo ufficio al superprocuratore Coni, il generale (in congedo) dei carabinieri Enrico Cataldi. Ci sono già stati due incontri fra le parti, l'ultimo esattamente un mese fase (il 12 marzo). Ci aveva assicurato, dalla Figc, che era tutto a posto e che i rapporti erano ottimi. Non era verso: Palazzi ha continuato a disattendere le disposizioni del nuovo codice di giustizia sportiva e a Palazzo H non è arrivata nemmeno una carta. Purtroppo, il codice ha una lacuna: non sono previste sanzioni, per cui Giovanni Malagò-almeno al momento-può fare ben poco. Il n.1 del Coni potrebbe cominciare a stancarsi di questa situazione, pur essendo di natura un buono. Gli altri procuratori federali, di tutte le Federazioni, sono collaborativi con il generale: non solo, alcuni hanno chiesto un aiuto. Solo Palazzi non ne vuole sapere: come mai? Bisogna forse cominciare a pensare male? Comunque, vediamo nel dettaglio: la superprocura Figc non funziona. Per un errore di notifica (numero di fax sbagliato) non è stato potuto giudicare Iodice che aveva insultato Macalli. Secondo: archiviato il procedimento su Lotito che aveva strapazzato Stefano Farina (designatore serie B, del tutto incolpevole), in tribuna autorità dell'Olimpica. La procura, ovviamente, non ha spiegato il motivo ma pare fossero scaduti i termini. Terzo: che fine ha fatto la famosa inchiesta su Lotito dopo l'audio di Iodice pubblicato da Repubblica. Vero che Palazzi dispone di 40 giorni, due deroghe (anch'esse di 40 giorni) ma non dovrebbe essere complicato indagare. A meno che preferisca nascondersi dietro l'inchiesta della Procura di Napoli e aspettare che finiscano prima loro. Ma la giustizia sportiva non doveva essere rapida?

Il Cagliari nei guai e l'esempio del presidente Giulini:"Niente alibi"
"Mi assumo le mie responsabilità, imparo dagli errori e riparto. Niente alibi, arbitri, pali e cattiva condizione fisica". Parole di Tommaso Giulini, 37 anni, amico della famiglia Moratti, e da nemmeno un anno presidente del Cagliari. Parole che gli fanno onore: imparassero da lui altri presidenti (un nome a casa, De Laurentiis) che vedono congiure e cercano solo alibi per nascondere i loro errori. Giulini ha sbagliato: ha sbagliato a prendere Zeman (non era adatto), ha sbagliato a prendere Zola, cacciarlo e ripigliare Zeman. Il Cagliari forse retrocederà, dipende molto da chi gli sta davanti ma l'Atalanta è lontana ormai. Ma il Cagliari sta mettendo basi serie, solide. Giulini ascolti il suo vicepresidente, Stefano Filucchi, che è navigato ormai dopo tanti anni al fianco dei fratelli Moratti. A proposito, Filucchi è stato appena nominato grande ufficiale della Repubblica (complimenti).