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La A non vuole le 18 squadre. Tavecchio: Si tratta a oltranza!

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Carlo Tavecchio ha fissato una data-limite, il 14 agosto, e promesso che dopo il consiglio federale del 17 luglio, quello che stabilirà gli organici, ci sarà una tavolo permanente per venire a capo della riforma dei campionati. Non sarà per niente facile: se Leghe e componenti non troveranno un accordo, ecco che Tavecchio si rivolgerà al suo amico Giovanni Malagò, che non manca di punzecchiarlo, un giorno sì e un giorno no, con l'ipotesi di commissariamento della Figc (ipotesi che, almeno al momento, non esiste). Il Coni in caso di mancato accordo dovrebbe nominare un commissario ad acta che però non potrebbe fare lui l'auspicata riforma (18 club in A, 20 in B, 36 in Lega Pro) ma solo abolire il diritto di veto. Sì, perché adesso ci vuole il 75% dei consensi per dare il via libera "alla madre di tutte le riforme". Cancellata la clausola di largo, anzi larghissimo consenso, ci sarebbe la rivolta di calciatori e allenatori, che in questo caso non conterebbero più nulla. Fra Lega di A e Lega di B era stato trovato un accordo (due retrocessioni dalla A, due promozioni dalla B) al quale mancavano solo alcuni dettagli, poi tutto si è fermato. "Qualcuno ha tirato troppo la corda", sostengono alti dirigenti: ma chi è stato? Di sicuro moltissimi club di A non ne vogliono sapere di scendere a 18 squadre: da questo autunno si comincerà a discutere su una eventuale nuova ripartizione dei diritti tv. Ballano 1200 milioni all'anno, e ad alcuni club (medio piccoli) non starebbe più bene il criterio attuale, fra bacino d'utenza e storia sportiva. Si arriverà di sicuro allo scontro, come sempre succede in Lega quando si tratta di soldi. Per questo a Milano non è mai stata fatta un'assemblea per discutere se e come scendere a 18: parole e sussurri nei corridoi. Solo una proposta peggiorativa potrebbe convincere i club. Ma chi può imporla? Il commissario? Secondo alcune versioni no (e anche qui ci sarebbe battaglia). Insomma, tutto fermo. Damiano Tommasi, n.1 del sindacato calciatori, sorride: "Noi non sappiamo nulla, d'altronde le cose le veniamo a saperle sempre per ultimi". Assai sfiduciato, dopo il consiglio federale di ieri, Renzo Ulivieri, forse sfinito dalle citazioni latine di Lotito. Ma Tavecchio è un osso duro, non molla tanto facilmente.

Abete-Lotito, scontro per il commissariamento
E' battaglia, tanto per cambiare, intorno alla Lega Pro: il consiglio federale ha deciso il commissariamnento da parte di Tommaso Miele, alto magistrato della Corte dei Conti, sino al 31 ottobre (poi si vota). Lotito avrebbe preferito la data del 31 dicembre, in modo da preparare con maggiore calma un erede (il leccese Rizzo) al posto che è stato per lunghi 18 anni di Macalli, ora dimesso e squalificato. Ma Abete si è opposto con decisione e così il governo del calcio ha deciso che il commissario, più tre vice, potranno fare tutto sino al 31 ottobre. Deciso di prorogare anche la reggenza-Cosentino, da 90 a 180 giorni, alla Lega Nazionale Dilettanti: poi verrà scelto il nuovo presidente al posto di Felice Belloli, a processo per la terribile frase sulle "quattro lesbiche". Non sarà facile trovare la convergenza su un nome (Mambelli cerca alleanze) ma di sicuro Tavecchio si impegnerà per dare serenità e stabilità alla "sua" Lega. Abete, in consiglio, era per il commissariamento ma si è deciso di andare avanti con Cosentino, anche se finora non è riuscito a combinare granché.

Settore giovanile e scolastico, nasce l'under 16
Nuovo impulso al settore giovanile e scolastico, strategico per lo sviluppo del nostro calcio. Il nuovo presidente, Vito Tisci, nominato all'unanimità, si è messo subito al lavoro e ha preparato un progetto articolato che andrà in vigore dal prossimo anno. Dal 1 luglio 2016, oltre all'under 17 (ex allievi), e under 15 (ex giovanissimi) ci sarà anche l'under 16 riservata alla serie A e B. Ottima cosa. Non si parlato, ieri, in consiglio federale del calcio femminile: Tavecchio ci tiene molto, d'accordo, ma per ra siamo fermi alle buone intenzioni. E' un problema di immagine: in molti posti, e non solo al Sud, le famiglie non mandano le bambine alle scuole calcio. Perché? Se lo chiedano in Figc, e facciano un piano serio.