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Occhio di falco, rose a 25 e misure anti-gogna

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Sabato 22 agosto, ore 18: Hellas Verona-Roma apre il campionato di serie A. Ci siamo, ormai. L'anticipo è stato chiesto dall'Osservatorio del Viminale, così come, nel secondo turno, Roma-Juve si giocherà sempre alle 18 perchè nella Capitale si sa che da anni ormai certe partite a rischio non si possono più giocare di sera (a meno che non siano di Coppa, lì l'Uefa non transige). Sarà una stagione con molte novità, non facile per l'ordine pubblico: c'è sempre una frangia di idioti che resiste impavida e non sempre i Daspo bastano. Ma dovrebbero migliorare la videosorveglianza e l'impegno e la preparazione degli stewards, a volte ancora molto carenti. Potrebbero aumentare gli spettatori, soprattutto se Milan e Inter finalmente usciranno dalla crisi: ma sono arrivate piccole realtà come Carpi, che gioca a Modena, e Frosinone, che ha uno stadio da soli 10.000 spettatori (la Lega non ha potuto fare niente, c'è la legge Treviso). La media la scorsa stagione era stata di 22.200 spettatori a partita, in sensibile riduzione rispetto al passato. Vedremo se ci sarà un'inversione di tendenza.

Sarà, comunque, una stagione piena di novità, anche positive. Prendiamo la goal line thecnology: finalmente con l'occhio di falco, già adottato in Premier League e scelto anche dalla Bundesliga, si metterà fine alle polemiche sui gol-fantasma. Magari sono pochi episodi in un anno, ma costano a volte punti preziosissimi. Si stanno montando nei 15 impianti della serie A le telecamere (sette per porta): costo 2,3 milioni, a spese dei club. Le telecamere memorizzano la posizione del pallone segnalando all'arbitro quando ha varcato del tutto la linea di porta. Resitono però gli “additional referees”, gli arbitri d'area tanto voluti da Michel Platini (e Pierluigi Collina). Lo scorso anno ci sono state polemiche feroci, di tanti incompetenti: questi due arbitri per porta, ora sgravati del compito di vedere anche i gol-fantasma, saranno utilissimi come deterrente, i calciatori staranno più attenti nel commettere falli in area, o atti di violenza. E gli assistenti potrenno concentrarsi meglio sul fuorigioco, il loro compito primario. Insomma, una vittoria del presidente Aia, Marcello Nicchi, avviato verso il terzo mandato. Con le rose a 25, cambia il sistema delle squalifiche: si arriva alla squalifica dopo la quinta ammonizione (ora era alla quara). Ma gli arbitri saranno più severi sulle proteste (a proposito: il designatore Domenico Messina, lo scorso anno, ha fatto un ottimo lavoro).

Le rose a 25, dicevamo. Una (saggia) decisione della Figc visto che c'erano club che avevano 50 tesserati. Ora ci si ispira alle regole europee: 25 giocatori per squadra, di cui 8 formati localmente, 4 nello stesso club e 4 in qualsiasi club italiano. Inoltre, dopo il caso Parma, inizia una stretta sulle iscrizioni: da quest'anno sarà obbligatorio, come in Coppa, il pagamento dei debiti coi club stranieri (decisione comunque presa dal precedente governo-Abete), poi dal prossimo un giro di vite sul mercato, per arrivare nell'arco di tre anni al pareggio di bilancio (e non sarà per niente semplice per alcuni club). Un'operazione di “pulizia” quantomai necessaria. Sperando che possa arrivare anche la riforma dei campionati, perchè è tutto il pianeta-calcio che va ribaltato dalle radici. Tornando alla stagione in arrivo, ecco anche le norme anti-gogna: calciatori e allenatori non potranno più andare sotte le curve ultrà a prendere insulti. Come successo alla Samp a Torino in occasione dell'Europa League: Zenga contesta questa norma, forse-come molti calciatori-non la conosce nemmeno. Ma è stata approvata con il pieno appoggio del sindacato calciatori e dell'assoallenatori, in più è stata elogiata (e voluta) dallo stesso Viminale. Ora calciatori e c. rischiano un'ammenda e la squalifica, stiano più attenti. E speriamo che certe scene (con Zenga che si batte il petto…) debbano finire. Ultima cosa: le riprese delle partite di campionato, già ottime, dovrebbero migliorare. La Lega ha aumentato infatti il numero delle telecamere (16 per un big match, 14 e 12) e non ha affidato la regia ai cinesi...

La riforma di Vito Tisci: il calcio giovanile adesso cambia volto
Finalmente. La Federcalcio ha avviato un (interessante) piano di sviluppo per il calcio giovanile. Il presidente del settore giovanile e scolastico, Vito Tisci, scelto all'unanimità, se ne sta occupando a tempo pieno da mesi. Tisci ci ha detto: “Ritengo che la programmazione dell'attività giovanile sia un punto dominante del sistema calcio e strategico ai fini dello sviluppo dell'intero sistema. La riforma scaturisce da istanze pervenute dal Club Italia e da numerose società professionistiche, per creare nuove opportunità di confronto agonistico per i giovani calciatori delle categorie allievi e giovanissimi. Da questa stagione i due campionati prenderanno quindi la denominazione di Under 17 ed Under 15. La riforma ha lo scopo di innalzare il livello della competizione e motivazione dei nostri campionati giovanili ed uniformare i nostri campionati agli standard delle analoghe competizioni europee. La riforma permette inoltre ai calciatori non pronti fisicamente di confrontarsi con i pari età e non obbligarli a confrontarsi anche con quelli più grandi di un anno”. Tisci ringrazia: “Ho ricevuto grande sostegno e collaborazione dal presidente federale Tavecchio, dal dg Uva e dalle due Leghe di serie A e serie B. La decorrenza della riforma è dalla stagione sportiva 2016-'17”.
 
Tavecchio e la commissione alti rischi: “Non possiamo solo ricevere schiaffi...”
 "Serve una commissione che valuti i rischi che incombono sul mondo calcistico. Non stiamo diventando la Guardia di Finanza, il ministero o dei burocrati ma attenti osservatori di realtà che poi scoppiano tra le mani della Federazione". Una novità, questa di cui ha parlato Carlo Tavecchio in occasione dell'ultimo consiglio federale della Figc: verrà istituito un tavolo permanente che si "deve occupare dei rischi connessi all'attività societaria di chi si occupa di calcio”. Tavecchio ha ancora spiegato: "Non possiamo solo ricevere schiaffi dopo che esplode il calcioscommesse. Non prendiamo un euro dalle scommesse, ma quando succede il caso tutti scrivono che la colpa è nostra. Occorre prevenire. Così anche sui rischi delle società che iscrivono costi gestionali ridicoli rispetto ai reali pagamenti dei giocatori". Il 31 agosto, nel consiglio previsto all'Expo, Tavecchio tornerà sull'argomento.
 Un argomento che è di grande importanza, e di stretta attualità: di questo si è discusso in occasione del convegno del 3 giugno a Coverciano, organizzato da Dino Feliziani, esperto di problemi legati al mondo dello sport e ora anche subcommissario della Lega Pro (si occupa dei bilanci di cui quello del 2014 contestato due volte dalle società). Come Feliziani stesso ha spiegato introducendo una riflessione che evidentemente ha fatto presa: “Le continue disavventure giudiziarie che il calcio sta subendo potrebbero non riguardare solo la frode sportiva. Se una società crea fondi neri per comprare partite da qualche parte li deve prendere e a meno che non provi che il denaro provenga da qualche fonte esterna, è la società che ne risponde ( vedi la Legge 231/01) e con essa gli amministratori. Siamo in pieno delitto sanzionato dagli articoli 2621 e 2622 CC. E dalle norme sul riciclaggio”.