Spycalcio

Olimpiade 2024, adesso Los Angeles frena...

2 minuti di lettura
Nell'ordine: Roma, Boston (poi ritirata), Amburgo, Parigi, Budapest e presto potrebbero arrivare anche Los Angeles e Baku (altre ipotesi di città africane sono infondate, mentre si raffredda la pista di Toronto): ecco le città che si daranno battaglia per le Olimpiadi estive del 2024. Entro il 15 settembre vanno formalizzate le candidature al Cio che deciderà nel settembre 2017. Thomas Bach, dopo il flop di Boston (che figuraccia), ora si aspetta un "bid" da parte di una città Usa. Dovrebbe essere, come detto, Los Angeles che ha già ospitato i Giochi estivi due volte, nel 1932 e nel 1984 anche se negli ultimi giorni c'è stata una frenata. L. A. sarebbe certo più credibile di Boston, ma partirebbe con un handicap e con il supporto di un comitato olimpico, quello statunitense (Usoc), non certo di grande prestigio. Stanotte si terrà il City Council di Los Angeles, ma potrebbe prendere tempo: ci sono ancora alcuni dettagli da mettere a punto. Previsto comunque un budget di 4,5 miliardi dollari (ma basterà?), con un piccolo utile con un centinaio di milioni: la maratona si terrebbe a Hollywood, alcune gare a Santa Monica, paradiso dei surfers. In più c'è l'Università dellUcla. Le distanze sono enormi. Tutte le candidate hanno i loro problemi, punti di forza e di debolezza. In Francia c'è ancora chi spinge per l'Expo 2025, piuttosto che i Giochi dell'anno prima, mentre Marsiglia incalza Parigi per le gare di vela e qualche polemica comincia ad affiorare. Inoltre, la capitale di Francia ha problemi di infrastrutture sportive almeno nel centro della città, e dovrebbe quindi delocalizzare molto (cosa consentita dal Cio ma senza esagerare). E Roma? Roma è partita per prima, nel dicembre scorso, e questo è un (piccolo) vantaggio. Il Coni e il Comitato promotore si sono mossi bene sinora: importante il lavoro di lobby fatto da Malagò e dal suo staff in occasione del congresso Cio di Kuala Lumpur (e anche oggi a Pescara il n.1 del Coni ha incontrato alcuni membri Cio). Ora c'è da risolvere, entro settembre, il nodo del Villaggio Olimpico: il Comune preferisce Tor di Quinto, il Coni Tor Vergata. Una cosa è certa, Marino e Malagò non litigheranno. Gli "ufficiali di collegamento" (Luca Pancalli e Claudia Bugno) del Comitato promotore presto si rimetteranno al lavoro col Comune. E dopo il consiglio dei ministri di ieri, c'è da sperare che la situazione in Campidoglio si sia normalizzata. "Ci sono le premesse per cambiare pagina", ha detto il n.1 dello sport italiano in un'intervista. Oggi Roma è messa male ma per fortuna c'è ancora tempo sufficiente per recuperare immagine. E poi i criteri di scelta del Cio sono numerosi, complessi, e quando, ad esempio, è stata scelta Rio i dirigenti del comitato olimpico mondiale sapevano benissimo che ci sono le favelas e che avventurarsi di notte in certi quartieri non è consigliabile. Malagò ha anche fatto una considerazione di ordine generale, che però si "sposa" bene con la candidatura olimpica. "Non sopporto i vittimisti dal lamento facile". Purtroppo, non mancano (a Roma e dintorni). Un'Olimpiade porta sviluppo, lavoro (giovanile), lascia (deve lasciare) eredità importanti: certo, va fatto tutto con la massima serietà e trasparenza. Su questo Malagò e Montezomolo, con i consigli di Cantone, si sono impegnati. Vale la pena provarci.

Fifa, Platini teme trabocchetti da parte di Blatter
Non si fida, e non ha certo torto: Michel Platini, n.1 Uefa, si è candidato alla presidenza della Fifa (si vota il 26 febbraio 2016) ma teme che Sepp Blatter, il suo nemico, possa lavorare contro di lui in questi mesi e magari a favore di qualche altro candidato. Per questo oggi a Montecarlo non ha voluto parlare di Fifa. Il 2 e 3 settembre importante summit a Berna: l'ago della bilancia può essere lo sceicco del Kuwait, Al Sabah, membro Fifa e presidente dei comitati olimpici mondiali. Lui non si è ancora espresso, prima vuole conoscere quali sono le regole d'ingaggio. La candidature vanno formalizzate entro il 26 ottobre, Platini lavora al suo programma e gode di un discreto consenso. Ma la strada è ancora lunga, e l'ex campione sa bene che gli agguati e i veleni non mancheranno