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Platini sotto tiro: il figlio, i quadri di Picasso e i 2 milioni...

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Lo sa benissimo. Non è finita qui. Michel Platini è sotto tiro e la sua intenzione di candidarsi alla presidenza della Fifa ha scatenato l'ira e la vendetta di Sepp Blatter, suo ex amico ed ex alleato. Un mese esatto ad oggi, il 26 ottobre, vanno formalizzate le candidature: sino a quella data il n.1 dell'Uefa parlerà (eventualmente) solo coi magistrati. Dopo illustrerà il suo programma, che ha ben chiaro. Ma sa anche benissimo che sino alle elezioni (26 febbraio 2016 a Zurigo) potrebbero esserci altri trabocchetti, altri agguati. Blatter farà di tutto perché Platini non prenda il suo posto, anche se al momento pare non abbia un candidato da opporgli. Oltre a Michel, dovrebbero farsi avanti infatti il principe giordano Ali Al Hussein e il ricco sudocoreano Chung Mon Jon. Forse ci sarà anche Zico, l'ex campione brasiliano, ma con scarso credito. Ma Blatter vuole che Platini salti, sia travolto dagli scandali. L'ex padre-padrone del calcio mondiale (pare guadagnasse intorno ai 10 milioni all'anno) è indagato dalla procura svizzera per la compravendita dei diritti per i Mondiali 2010 e 2014, e per un pagamento sospetto al francese di due milioni di franchi svizzeri. Blatter rischia l'arresto (in Svizzera) e 10 anni di carcere, ma anche l'Fbi da mesi lo tiene sotto tiro. Il reato di appropriazione indebita contestato a Blatter riguarda proprio quei 2 milioni che furono dati a Platini per un lavoro effettuato per la Fifa dal 1999 al 2002. Platini in quegli anni era consigliere tecnico, special advisor, di Blatter: ma come mai fu pagato solo nel 2011, quasi dieci anni dopo il lavoro che aveva svolto? Nel 2011 ci fu l'accordo, non scritto, fra Blatter e Platini: il francese appoggiò Blatter contro Bin Hamman, e Blatter gli promise che nel 2015 gli avrebbe lasciato via libera al vertice del calcio mondiale. Poi, come al solito, l'ex colonnello svizzero cambiò idea e si ricandidò, "non ho ancora finito il mio mandato" disse. Platini ci rimase malissimo per ol tradimento e da due anni ha dichiarato guerra aperta a Blatter. Ma come mai solo 9 anni dopo scrisse alla Fifa sollecitando quel pagamento? Nell'entourage di Platini si sostiene questa tesi: "Se Michel avesse avuto scheletri negli armadi, o avesso preso soldi in nero, perché da due anni avrebbe ingaggiato una battaglia così feroce con Blatter?". Platini non è indagato, è stato sentito dai magistrati svizzeri come "persona informata": non gli è stata contestata alcuna evasione fiscale, reato piuttosto grave (in Svizzera, da noi...). Hanno già tirato in ballo il figlio di Platini, Laurent, che collabora con gli sceicchi del Qatar. Hanno scritto lo scorso anno che Michel avrebbe preso un quadro di Picasso per convincerlo a votare per la Russia ai Mondiali 2018. Ora questi sospetti su questo pagamento. Non è finita qui. La tattica è di distruggere l'immagine dell'ex campione, in modo da costringerlo a ritirare la candidatura (ma non ci pensa nemmeno) o spingere le Confederazioni mondiali a non votarlo. Certo, la botta di ieri, a livello di immagine, è durissima e ha fatto il giro del mondo. Platini aveva alleati importanti nella corsa alla presidenza: oltre alla "sua" Uefa, anche il Sudamerica e una parte del Nord-Centro America. Ma lo sceicco Al Sabah, che controlla i voti dell'Asia, non si è mai schierato, in attesa di conoscere le regole d'ingaggio, ed è probabile che dopo questi nuovi fatti si tenga ancora più lontano dalla lotta elettorale. E questo per Platini può essere un problema. Se il 26 febbraio del prossimo anno diventerà n.1 della Fifa, allora vorrà davvero dire che è forte più dei veleni, dei sospetti e delle polpette avvelenate che hanno disseminato (e dissemineranno) il suo cammino.

Riforma campionati: la palla adesso passa alla Lega di serie A
Carlo Tavecchio non si arrende tanto facilmente: da mesi ormai ha messo sotto pressione Leghe e componenti per una riforma complessiva del pianeta calcio, non solo dei campionati (vedi Spy Calcio del 18 settembre). Ora si aspetta un risultato entro fine ottobre. In via Allegri si sono tenute già due riunioni, interlocutoria quella di ieri: adesso la palla passa alla Lega di serie che sul tema, riforma campionati, non si mai espressa. Cosa ne pensano i venti padri-padroni del calcio che conta? E' anche e soprattutto una questione di soldi. Come sempre.

Lega Pro: concluso il lavoro, a quando l'assemblea elettiva?
Da ambienti vicini alla Lega Pro, si apprende che i tre subcommissari (ad hoc come li chiama Tommaso Miele...) hanno ormai concluso il loro lavoro: Salvatore Lombardo ha curato la parte statutaria, Dino Feliziani ha depositato una corposissima relazione (60 pagine, più 280 di allegati) sul bilancio 2014 e infine Paolo Marcheschi si è occupato della parte sportiva. Ora la parola passa al commissario Miele: il suo mandato scade il 31 ottobre, chiederà una deroga (non facile) alla Figc o convocherà l'assemblea elettiva? Attenzione, molti club sono sul piede di guerra, pronti a bocciare il bilancio se questa vicenda si trascinerà ancora a lungo.

Rai Sport: il 12 ottobre si vota la fiducia al direttore Carlo Paris
Tregua fra il direttore di Rai Sport, Carlo Paris, e la redazione (110 giornalisti in tutta Italia). All'assemblea della settimana scorsa, convocata per discutere del piano editoriale, si è presentato lo stesso direttore. Paris ha difeso il proprio lavoro, è soddisfatto anche perché ha tagliato dove doveva tagliare (c'erano sprechi quasi incredibili, fra trasferte-premio e giornalisti con oltre 1.000 giorni di ferie arretrate...). Inoltre Paris ha difeso il prodotto, e pare che adesso la Rai possa "recuperare" almeno i campionati Primavera e della Lega Pro. Il direttore ha anche assicurato che punterà sul sociale (poi bisognerà fare anche gli ascolti). Tutto rimandato quindi al 12 ottobre quando l'assemblea dei redattori dovrà decidere se dare la fiducia o meno al piano di Paris. Intanto, il cdr si è incontrato in viale Mazzini con l'azienda: vertice interlocutorio, i giornalisti vogliono capire come mai la Rai ha perso sempre più terreno sul fronte dei diritti tv. Colpa della spending review, o si poteva fare di più e meglio?