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Elezione presidente: ecco perché la Lega Pro è così importante

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La malridotta Lega Pro, ex serie C, fa talmente gola che il 22 dicembre a Firenze ci potrebbero essere addirittura tre candidati alla presidenza che fu di Mario Macalli per lunghi 18 anni: in corsa Gabriele Gravina, Paolo Marcheschi e Lello Pagnozzi. Gravina si sente blindato, 35 club gli avevano garantito il loro appoggio (il 22 si vedrà se manterranno la promessa): lunedì presenta il suo programma, di sicuro è quello che conosce meglio quel mondo, non facile. Paolo Marcheschi è il nome nuovo, appassionato e competente allenatore, ha l'appoggio del sottosegretario Luca Lotti e di un gruppo di società del Centro (fra cui il Prato di Toccafondi), oltre che di Francesco Ghirelli, deluso da Gravina. La candidatura di Lello Pagnozzi non spiace (anzi spiaceva prima delle novità Marcheschi) al Coni e viene portata avanti da Claudio Lotito, storico e fedele scudiero di Tavecchio. Sì, perché la Lega Pro è talmente importante che potrebbe diventare l'ago della bilancia nelle elezioni del presidente federale. L'ex serie C conta infatti per il 17%, non poco: prima c'erano 90 club, ora sono ridotti a 54 (sempre troppi...) ma la percentuale è invariata. Ci vorrebbe una non facile modifica statutaria per cambiarla. Gravina, si sa, è nemico di Lotito e se dovesse vincere (al momento resta favorito) potrebbe passare con la minoranza e creare non pochi problemi a Tavecchio. Calciatori e allenatori, infatti, hanno il 30 per cento. Gli arbitri il 2%, la Lega Pro, come detto, il 17%. Aggiungendo qualche club di A ostile all'attuale presidente federale (fra cui Juve e Roma), ecco che la rielezione di Tavecchio potrebbe farsi complicata. Certo, se il candidato di Lotito, cioè Pagnozzi, non dovesse farcela sarebbe un grossa novità: per la prima volta il presidente di Lazio-Salernitana e consigliere federale uscirebbe sconfitto. Ma, attenzione: gira una voce (smentita peraltro da Gravina che minaccia querele) di una possibile alleanza Lotito-Gravina in extremis, nel caso di un passo indietro di Pagnozzi: in questo caso, per Tavecchio sarebbe il via libera.

Per tutti questi motivi, la Lega Pro conta molto nello scacchiere del calcio italiano. A Firenze di sicuro hanno una splendida sede (finita anch'essa nelle indagini), ma hanno vissuto anni travagliati, una gestione che faceva acqua da tutte le parti. Il subcommissario Dino Feliziani ha fatto un ottimo lavoro sul bilancio della disastrata ex serie C: pazienza se non è piaciuto al commissario Tommaso Miele, che ha ostacolato Feliziani e che da questa vicenda è uscito con le ossa rotte, ma ha portato addirittura all'apertura di tre inchieste (procure della Repubblica di Napoli e Roma e procura federale). Ora, Stefano Palazzi non è un fulmine di guerra quando vuole ma i pm ci stanno mettendo la massima attenzione (e chissà che non possano arrivare sorprese...). Di sicuro, Feliziani non si ferma qui: il 18 novembre ha chiesto alla Figc il verbale del consiglio federale del 22 ottobre per verificare le affermazioni di Miele, cioè se davvero il commissario gli ha imputato la ritardata consegna del bilancio, cosa peraltro che non era nel suo incarico. Il commercialista romano si è appellato alla legge 241/90 e si è rivolto al professor Guido Valori, che dopo la Fise si sta occupando anche della Fidal. Non è escluso quindi che Feliziani possa citare Miele in giudizio e ricorrere al Tar se la Figc gli negherà quell'atto.