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Fifa, favorito lo sceicco: "Lotta alla corruzione"

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Il 26 febbraio si vota e Michel Platini, salvo miracoli, dovrà dire addio al sogno di diventare, a 60 anni, il nuovo presidente della Fifa. Anche perché i tempi sono estremamente ridotti: non ci sono ancora le motivazioni della squalifica (8 anni per lui e Blatter) decisa, in un provvedimento-farsa, dal comitato etico della Fifa. Poi processo d'appello e ricorso al Tas di Losanna. Platini pensa infatti già ad una causa civile per risarcimento danni. Intanto, gli altri candidati alla presidenza si stanno muovendo, ed è molto probabile che, a questo punto, la Fifa possa avere per la prima volta un presidente arabo, addirittura uno sceicco. Si tratta di Salman Bin Ebrahim Al Khalifa, presidente della Confederazione calcistica asiatica e membro della famiglia reale del Bahrein, Nazione che certo non brilla per il rispetto dei diritti civili. Al Khalifa potrebbe fare un accordo con Gianni Infantino, segretario generale dell'Uefa: allo sceicco la presidenza, al giovane manager di origini italiane la segreteria generale della Fifa. A meno che Infatino preferisca puntare alla presidenza dell'Uefa (ma non è semplice). Al Khalifa ha le idee chiare: ecco il suo programma. Creare due entità separate in seno alla Fifa per gestire da una parte le competizioni e dall'altra gli aspetti finanziari. 'Football Fifa', responsabile per la governance e la gestione delle competizioni, e 'Business Fifa', a cui sarebbe attribuito il compito di gestire tutte le questioni commerciali e finanziarie. Oltre a questo, Al Khalifa ha confermato di voler aumentare il numero dei Paesi partecipanti ai Mondiali, assicurare una maggiore rappresentanza femminile a livello dirigenziale nella Fifa e istituire una "agenzia anti-corruzione e per l'integrità". Il candidato alla massima poltrona della Federazione internazionale ha inoltre ribadito che se sarà eletto non percepirà nessuno stipendio (se lo può permettere) e non ricoprirà incarichi esecutivi. "Solo separando rigorosamente la creazione dei fondi e monitorando il flusso di denaro speso possiamo garantire la rinascita di una nuova Fifa -ha evidenziato lo sceicco- La gente deve pensare il calcio solo come uno sport e non un business".

Acque agitate a Rai Sport: Elisabetta Caporale e Donatella Scarnati contro il cdr
Acque sempre più agitate in casa Rai Sport: Elisabetta Caporale e Donatella Scarnati hanno risposto al comunicato del cdr, dove veniva attaccato il direttore Carlo Paris per la trasmissione "Un anno di sport" (vedi Spy Calcio del 30 dicembre). Le due curatrici dello speciale si dicono "stupite e interdette" dall'intervento del comitato di redazione e difendono l'impiego di" risorse esterne", facendo notare come il " giornalismo sportivo deve aprirsi, cercare altri linguaggi...". Hanno anche aggiunto, nel loro intervento, come "forse vi sarà sfuggito, e questo ci dispiace molto, ma per due giorni Rai Sport è stata su tutti i giornali italiani per i contenuti dello speciale". Le due brave giornaliste di scuola Rai ricordano inoltre le interviste a Tavecchio e Beppe Marotta, realizzate queste non da esterni di Rai Sport ma due giornalisti di razza come Andrea Fusco e Aurelio Capaldi. "Persino Sky e Mediaset sono state "costrette" a riprenderle ma questo evidentemente per voi conta poco". L'intervista al campione di sci, invece, non è stata fatta da un giornalista ma da un commentatore tecnico, pur bravo e competente, e in bella mostra c'erano i loghi di due sponsor. Possibile che la Rai faccia ancora queste cose?