Dove eravamo rimasti? Alla frase "le Olimpiadi del mattone". Parole della sindaca Virginia Raggi, che da allora, per fortuna, è stata zitta su Roma 2024. D'altronde, ha già detto di tutto e il contrario di tutto. Fortuna che almeno di referendum non si parla più (e lasciamo perdere certi sondaggi, spudoratanente di parte): ma la nostra candidatura resta fortemente traballante, Chc vuole fare la Raggi? O chi le sta dietro... Presto sapremo. A metà mese Coni e Comitato promotore di Roma 2024 incontreranno la sindaca e le esporranno il loro dossier: Malagò-Montezemolo sono disposti a rivedere qualcosa ma certo non a stravolgere il progetto. Non vanno bene il Parco acquatico alla Magliana e l'equitazione a Piazza di Siena?Ok, si può trovare un'altra destinazione. fare a Tor Vergata, a Tor di Quinto-come voleva Marino-non c'è spazio sufficiente.
Malagò "ha annunciato, nel caso in cui Roma ottenesse i Giochi, di volere la costruzione del nuovo villaggio olimpico a Tor Vergata: aree verdi che si vorrebbero interamente edificate, si parla addirittura di 15.000 appartamenti ex novo, per la gioia degli influenti palazzinari romani, ma Roma adesso è governata dal Movimento 5 Stelle e se anche volevate fare il piano casa a Roma, il tempo delle vacche grasse è finito, è finito. Abbiamo Roma e 12 municipi". Rosetta Enza Blundo, senatrice M5S, tuona così. Quanto e come la Raggi e i suoi vorranno cambiare il progetto? Il loro contributo è fondamentale anche sulla viabilità, molte soluzioni restano in sospeso. Inoltre il 3 agosto a Rio c'è l'inaugurazione di Casa Italia in una location unica e suggestiva. La Coni Servizi, che sta facendo un ottimo lavoro, ha previsto anche l'illuminazione del Cristo Redentore di Corcovado con il tricolore. Il presidente Matteo Renzi ci sarà, il n.1 del Cio, Bach, pure. Sono stati invitati tutti i membri del Comitato Olimpico internazionale, ultima occasione prima della votazione di Lima. Una serata unica. La Raggi non può mancare.
Non può certo delegare al suo assessore dello sport, Lo Cicero, campione nel rugby, campione nelle gaffes (“I frocetti...”, “zingari di m….”). I sindaci di Parigi, Anne Hidalgo, e di Los Angeles, Eric Garcetti ci saranno (con tutto il rispetto ma Budapest non conta nulla). I sindaci sono fondamentali, lo ha appena ricordato Malagò. E Carraro ha spiegato, per chi ancora facesse finta di non capirlo: “E' la città che si candida”. Se la Raggi non va a Rio, la nostra candidatura perde di peso, di prestigio. Recuperare terreno sarebbe molto complicato in futuro. I membri Cio sono particolari, e lo sanno bene Pescante e Carraro: non bastò nemmeno la presenza di Barack Obama a Copenaghen per convincerli a votare per Chicago: la città amata dal presidente Usa uscì al primo turno. Vinse Rio: aveva il dossier peggiore eppure l'ex presidente Lula fu bravissimo nel lavoro di lobby porta a porta (ora Lula è indagato e chissà che scopriremo fra cinque anni?). Una candidatura si basa su un gioco di squadra Comune-Comitato Olimpico-Governo. La Raggi deve capirlo. E in fretta, più il tempo passa più perdiamo terreno sulle nostre rivali (Los Angeles favorita). Rio è uno snodo-chiave. Le contraddizioni della Raggi devono finire: il 7 luglio riunisce la Giunta e il consiglio comunale. Bisognerà uscire allo scoperto. Ne è convinto anche Giovanni Malagò: "La Raggi conosce tutti i motivi dietro la candidatura olimpica, quando avrà completato gli adempimenti della Giunta entri nel merito del dossier per fare le giuste valutazioni". Il n.1 dello sport ha anche sottolineato di "rappresentare un mondo di 11 milioni di persone che si sono espresse all'unanimità, dalla bocciofila del paesino più piccolo ai grandi club del calcio: tutti vogliono l'Olimpiade e io queste istanze le devo portare avanti. Bisogna essere un Paese moderno, senza paure, capace di fare cose nuove con buon senso. Il nostro dossier è innovativo e coraggioso, anche se low profile. Le settimane prima del voto hanno dimostrato equilibrio e saggezza. Noi stiamo a quello che sono gli atti ufficiali, non vogliamo dire altro, non dobbiamo dire altro - ha detto Malagò a margine della presentazione del Samsung Galaxy Team a Milano - Alla Raggi ho fatto i complimenti per il risultato e augurato buon lavoro. Certamente e doverosamente ci incontreremo dopo il 7 luglio quando avrà nominato la nuova giunta, ma prima deve fare la squadra. So per certo che alla Raggi piace lo sport. Verrà invitata a Rio, diamogli qualche giorno per occuparsi della Giunta". Su Roma 2024 (la deputata grillina Roberta Lombardi ha appena detto, “spero in Parigi...”) e anche sullo stadio della Roma a Tor di Valle si attendono risposte chiare, e in fretta. Sull'impianto giallorosso si è “esibito” il futuro assessore all'Urbanistica, Paolo Berdini: ha detto tutto e il contrario di tutto, tanto da essere smentito dalla Regione. Attenzione, però: James Pallotta si sta stancando, se non gli fanno fare lo stadio dove deciso col precedente consiglio comunale, cioè a Tor di Valle, mette in vendita la Roma.
Coni, via libera dal Senato: massimo tre mandati
Ai presidenti è andata bene. Un lavoro importante è stato fatto da Franco Carraro e da Malagò con i suoi consiglieri diplomatici. L'Aula del Senato ha approvato il ddl che introduce un limite alla durata complessiva dei mandati del presidente e della giunta nazionale del Coni. I sì sono stati 143, i voti contrari 25 e sono stati 12 gli astenuti. Il provvedimento che modifica il decreto legislativo 242, passa ora all'esame della Camera. Il ddl prevede che gli organi del Coni restino in carica quattro anni. I componenti che assumono le funzioni nel corso del quadrienno restano in carica fino alla scadenza degli organi. Il presidente e gli altri componenti della giunta nazionale non possono svolgere più di tre mandati.
Malagò "ha annunciato, nel caso in cui Roma ottenesse i Giochi, di volere la costruzione del nuovo villaggio olimpico a Tor Vergata: aree verdi che si vorrebbero interamente edificate, si parla addirittura di 15.000 appartamenti ex novo, per la gioia degli influenti palazzinari romani, ma Roma adesso è governata dal Movimento 5 Stelle e se anche volevate fare il piano casa a Roma, il tempo delle vacche grasse è finito, è finito. Abbiamo Roma e 12 municipi". Rosetta Enza Blundo, senatrice M5S, tuona così. Quanto e come la Raggi e i suoi vorranno cambiare il progetto? Il loro contributo è fondamentale anche sulla viabilità, molte soluzioni restano in sospeso. Inoltre il 3 agosto a Rio c'è l'inaugurazione di Casa Italia in una location unica e suggestiva. La Coni Servizi, che sta facendo un ottimo lavoro, ha previsto anche l'illuminazione del Cristo Redentore di Corcovado con il tricolore. Il presidente Matteo Renzi ci sarà, il n.1 del Cio, Bach, pure. Sono stati invitati tutti i membri del Comitato Olimpico internazionale, ultima occasione prima della votazione di Lima. Una serata unica. La Raggi non può mancare.
Non può certo delegare al suo assessore dello sport, Lo Cicero, campione nel rugby, campione nelle gaffes (“I frocetti...”, “zingari di m….”). I sindaci di Parigi, Anne Hidalgo, e di Los Angeles, Eric Garcetti ci saranno (con tutto il rispetto ma Budapest non conta nulla). I sindaci sono fondamentali, lo ha appena ricordato Malagò. E Carraro ha spiegato, per chi ancora facesse finta di non capirlo: “E' la città che si candida”. Se la Raggi non va a Rio, la nostra candidatura perde di peso, di prestigio. Recuperare terreno sarebbe molto complicato in futuro. I membri Cio sono particolari, e lo sanno bene Pescante e Carraro: non bastò nemmeno la presenza di Barack Obama a Copenaghen per convincerli a votare per Chicago: la città amata dal presidente Usa uscì al primo turno. Vinse Rio: aveva il dossier peggiore eppure l'ex presidente Lula fu bravissimo nel lavoro di lobby porta a porta (ora Lula è indagato e chissà che scopriremo fra cinque anni?). Una candidatura si basa su un gioco di squadra Comune-Comitato Olimpico-Governo. La Raggi deve capirlo. E in fretta, più il tempo passa più perdiamo terreno sulle nostre rivali (Los Angeles favorita). Rio è uno snodo-chiave. Le contraddizioni della Raggi devono finire: il 7 luglio riunisce la Giunta e il consiglio comunale. Bisognerà uscire allo scoperto. Ne è convinto anche Giovanni Malagò: "La Raggi conosce tutti i motivi dietro la candidatura olimpica, quando avrà completato gli adempimenti della Giunta entri nel merito del dossier per fare le giuste valutazioni". Il n.1 dello sport ha anche sottolineato di "rappresentare un mondo di 11 milioni di persone che si sono espresse all'unanimità, dalla bocciofila del paesino più piccolo ai grandi club del calcio: tutti vogliono l'Olimpiade e io queste istanze le devo portare avanti. Bisogna essere un Paese moderno, senza paure, capace di fare cose nuove con buon senso. Il nostro dossier è innovativo e coraggioso, anche se low profile. Le settimane prima del voto hanno dimostrato equilibrio e saggezza. Noi stiamo a quello che sono gli atti ufficiali, non vogliamo dire altro, non dobbiamo dire altro - ha detto Malagò a margine della presentazione del Samsung Galaxy Team a Milano - Alla Raggi ho fatto i complimenti per il risultato e augurato buon lavoro. Certamente e doverosamente ci incontreremo dopo il 7 luglio quando avrà nominato la nuova giunta, ma prima deve fare la squadra. So per certo che alla Raggi piace lo sport. Verrà invitata a Rio, diamogli qualche giorno per occuparsi della Giunta". Su Roma 2024 (la deputata grillina Roberta Lombardi ha appena detto, “spero in Parigi...”) e anche sullo stadio della Roma a Tor di Valle si attendono risposte chiare, e in fretta. Sull'impianto giallorosso si è “esibito” il futuro assessore all'Urbanistica, Paolo Berdini: ha detto tutto e il contrario di tutto, tanto da essere smentito dalla Regione. Attenzione, però: James Pallotta si sta stancando, se non gli fanno fare lo stadio dove deciso col precedente consiglio comunale, cioè a Tor di Valle, mette in vendita la Roma.
Coni, via libera dal Senato: massimo tre mandati
Ai presidenti è andata bene. Un lavoro importante è stato fatto da Franco Carraro e da Malagò con i suoi consiglieri diplomatici. L'Aula del Senato ha approvato il ddl che introduce un limite alla durata complessiva dei mandati del presidente e della giunta nazionale del Coni. I sì sono stati 143, i voti contrari 25 e sono stati 12 gli astenuti. Il provvedimento che modifica il decreto legislativo 242, passa ora all'esame della Camera. Il ddl prevede che gli organi del Coni restino in carica quattro anni. I componenti che assumono le funzioni nel corso del quadrienno restano in carica fino alla scadenza degli organi. Il presidente e gli altri componenti della giunta nazionale non possono svolgere più di tre mandati.