Roma 2024, basta con i dubbi: Di Maio-Di Battista decidano
"Andiamo tutti nella stessa direzione", hanno garantito a Rio il presidente Francois Hollande e la sindaca di Pargi, Anne Hidalgo. Non può dire la stessa cosa Roma: se Renzi-Malagò-Montezemolo hanno fatto, e stanno facendo, un ottimo lavoro, in Brasile si nota l'assenza totale del Comune di Roma. Non la sindaca Raggi, nei guai seri fra rifiuti e trasporti. Non il vicesindaco Frongia, che ha la delega per lo sport. Nemmeno l'architetto Mengoni, funzionario del Comune, le cui spese di viaggio e soggiorno in Brasile sarabbero state pagate dal Comitato promotore, e non dal Campidoglio. Un pessimo segnale, uno schiaffio a chi si sta impegnando da oltre un anno e mezzo con serietà (spesi già 10 milioni, soldi dello Stato e degli sponsor...). Il Comune di Roma non c'è, non esiste. Renzi ha detto che la nostra candidatura è in pole position, e forse ha esagerato, ma ha pure detto, e qui ha ragione, che i "Giochi sono un'…
"Andiamo tutti nella stessa direzione", hanno garantito a Rio il presidente Francois Hollande e la sindaca di Pargi, Anne Hidalgo. Non può dire la stessa cosa Roma: se Renzi-Malagò-Montezemolo hanno fatto, e stanno facendo, un ottimo lavoro, in Brasile si nota l'assenza totale del Comune di Roma. Non la sindaca Raggi, nei guai seri fra rifiuti e trasporti. Non il vicesindaco Frongia, che ha la delega per lo sport. Nemmeno l'architetto Mengoni, funzionario del Comune, le cui spese di viaggio e soggiorno in Brasile sarabbero state pagate dal Comitato promotore, e non dal Campidoglio. Un pessimo segnale, uno schiaffio a chi si sta impegnando da oltre un anno e mezzo con serietà (spesi già 10 milioni, soldi dello Stato e degli sponsor...). Il Comune di Roma non c'è, non esiste. Renzi ha detto che la nostra candidatura è in pole position, e forse ha esagerato, ma ha pure detto, e qui ha ragione, che i "Giochi sono un'opportunità non solo per Roma ma per il Paese". Perché tacciono allora i sindaci delle altre città interessate? Silenzio totale da parte di Zedda, Sala, Appendino, Nardella, eccetera. Perché tacciono i presidenti delle Federazioni sportive? A Rio ha parlato Franco Carraro, storico membro Cio (in carica dal lontano 1982): ha ricordato che "si candida la città, con l'appoggio del Comitato olimpico e il sostegno del Governo". Ma ha anche aggiunto, con quella sincerità di cui non difetta: "Nel mese di giugno 2015, il consiglio comunale di Roma a stragrande maggioranza ha deliberato di candidarsi e 15 giorni dopo, il 2 luglio, il Coni ha deliberato di appoggiare la candidatura. In questo momento noi sappiamo che la sindaca eletta di Roma ha delle perplessità. Avere delle opinioni è legittimo e giusto, penso che il Comune di Roma in tempi più rapidi possibili debba dire se conferma la delibera del Consiglio comunale dello scorso anno oppure se ha cambiato opinione. In questo momento stiamo facendo un lavoro per spiegare il lavoro di Roma, la candidatura, quanto è bella la nostra città, quanto il Primo ministro la appoggia, ma abbiamo questa incognita. Finché non si risolve, siamo un po' sospesi" . E' vero: i tre membri Cio italiani (Carraro, appunto, poi Mario Pescante e Ivo Ferriani, appena eletto) stanno facendo un lavoro egregio a Rio, cercando di nascondere il più possibile l'assenza della Raggi. Ma più passa il tempo, più si rischia di perdere terreno: Parigi rischia di scontare l'incubo-terrorismo, molti membri Cio lo tengono ben presente (e Nizza ha appena rinunciato ad organizzare gli Europei di ciclismo di settembre). Los Angeles è forte: certo gli Usa non sono ben visti dal blocco legato a Putin, anche per motivi di doping, e rischiano di indebolire la candidatura se dovesse vincere Trump. Se la spuntasse la Clinton, invece, L.A. potrebbe diventare davvero la favorita, anche perché potrebbe contare su un lotto di sponsor di grande peso (e ricordiamoci come andò con Atlanta-Coca Cola...). Roma ha le sue carte da giocarsi, non c'è dubbio, un dossier credibile: ma deve uscire il più presto possibile da questa incertezza. E deve fare squadra. Malagò-Montezemolo sono una coppia formidabile, autentici cacciatori di consensi. "La nostra candidatura è vista con simpatia", sostiene Carraro che, con Pescante, conosce meglio di tutti meccanismi e segreti del Cio. Ma da settembre bisognerà fare sempre più squadra e una grossa mano al "bid" potranno darla gli italiani che sono anche presidenti di Federazioni internazionali, da Riccardo Fraccari (baseball) a Fabio Pigozzi (medici sportivi). E, poi, come ho detto, i sindaci. Da settembre dovrà riprendere il lavoro porta a porta, nelle periferie della Capitale, di Luca Pancalli e Riccardo Viola. Ma prima è necessario il chiarimento col Comune: è scandaloso che sinora la Raggi non abbia incontrato Malagò-Montezemolo. Il n.1 del Coni ha avuo parole di distensione (sin troppo), Renzi ha ricordato che c'è la tregua olimpica, Montezemolo da tempo non parla più (forse perché meno diplomatico del suo "fratello" Giovanni...). Ma non si può sostenere, come ha fatto la sindaca, che candidarsi adesso è "poco etico". Che significa? E' un'offesa nei confronti di chi ha lavorato sinora. Che farà adesso la Raggi dopo le parole "brasiliane" di Renzi? Non lo deciderà lei. Lo deciderà il direttorio del Movimento 5Stelle, sì perché purtroppo la candidatura di Roma sconta anche una battaglia politica, un tentativo di presa del potere. E non ha senso parlare ancora di referendum: fatto adesso, peggio ancora il prossimo anno, farebbe solo affondare la candidatura. Bisognava pensarci prima, cari Magi e Fassina. Lo stessa Raggi potrebbe rifugiarsi nel referendum, evitando così di esprimersi ufficialmente, tenuto conto che 13 municipi su 15 a Roma sono a maggioranza grillina. E alle urne potrebbero andare soprattutto i contrari. Insomma, un rischio mortale per la candidatura. Fare un passo indietro, adesso, sarebbe un'autentica follia, molto peggio di quello che successe quattro anni fa quando il premier Mario Monti disse di no alla candidatura. Ora rinunciare metterebbe il nostro sport, e il nostro Paese, alla berlina. Meglio che ci pensino Di Maio e Di Battista, quelli che decidono.