"I romani sognano l'Olimpiade del 2024? I sogni sono importantissimi. Ricordiamoci fra l'altro che le Olimpiadi sono una importante occasione di sport ma olimpici non si diventa, si cresce: noi dobbiamo valorizzare assolutamente gli impianti sportivi comunali che sono tantissimi e che purtroppo oggi sono lasciati un po' in stato di abbandono". Così la sindaca di Roma Virginia Raggi, oggi in Campidoglio durante la cerimonia per salutare gli atleti paralimpici in partenza per Rio. La Raggi non si era presentata quando c'era Malagò e gli olimpici, oggi invece era in prima fila, sorridente, con la fascia tricolore e una maglietta della nazionale paralimpica che le ha regalato il n.1 del Cip, fresco ente pubblico. Non si sa quando la Raggi incontrerà Malagò: forse alla fine della prossima settimana, o forse dopo il 18 settembre, quando finiranno le Paralimpiadi. Pancalli, al termine, ha incontrato il vicesindaco con delega allo sport Daniele Frongia, con cui è in ottimi rapporti: gli ha spiegato che lui parte per Rio il 4 settembre, nel pomeriggio, e che torna il 19 settembre. "E ci tengo ad essere presente, come presidente del Cip, quando ci sarà l'incontro della sindaca con Malagò. Mi fa piacere-ci ha detto Pancalli-che da parte della Raggi e di Frongia ci sia questa autentica considerazione nei confronti del nostro mondo".
Ma la Raggi non ha alcuna intenzione di dire di sì a Roma 2024, di cambiare idea: la base dei 5 Stelle d'altronde la farebbe a pezzi. Ma anche il Direttorio, a cominciare da Di Battista, è per il no. Questo prendere tempo comunque dimostra che non c'è compattezza totale fra i grillini. "Basta pagliacciate, ritirate la candidatura" suggeriscono dalla Lega Nord. La Raggi oggi ha ribadito che "stiamo lavorando sui temi che i romani ci hanno indicato come prioritari: trasporti, rifiuti, stop agli sprechi, ostacoli che le precedenti amministrazioni si sono ben guardate di superare". Questo e altro dirà a Malagò per motivare il suo no. Gli ricorderà quello che ha detto ieri: "Nel nostro debito monster da 13 miliardi, 1 miliardo è ancora l'indennità di esproprio per le Olimpiadi del 60. L'anno scorso tutti gli italiani hanno finito di pagare la rata del mutuo di Italia 90. Fatevi due conti...". Gli spiegherà che non è "etico candidarsi adesso, magari più avanti", per quelle che secondo lei rischiano di essere "le Olimpiadi del mattone". Un retroscena: a metà luglio il comitato promotore di Roma 2024 ha fatto avere alla Raggi il secondo dossier, quello che deve essere presentato al Cio il 7 ottobre e richiede anche la firma del Comune. Gli esperti del Comune lo hanno esaminato e lo hanno bocciato. Ma la cosa importante è che non hanno alcuna intenzione di entrare nel merito ad esempio sul Villaggio a Tor Vergata, o la pista di mountain bike a Villa Ada o il bacino acquatico in zona Magliana. Non suggeriscono alcune alternative: il dossier non va bene e basta, inutile entrare nel merito. Va buttato via, così come la candidatura. Malagò si era detto più volte disposto ad un'apertura, "il dossier non è una Bibbia" aveva anche detto. Del tutto inutile. Il no sarà politico, non tecnico. Angelo Diario, presidente della commissione sport del Comune, ci ha spiegato: "Stiamo facendo una mappatura, a Roma ci sono 162 impianti sportivi e circa 150 non sono a norma. Pensi che quello di Tor Tre Teste non è nemmeno registrato al Catasto, risulta ancora come terreno agricolo. Noi su quello stiamo lavorando: domani avremo una riunione per il Palasport di Viale Tiziano, poi ci stiamo informando per eventuali finanziamenti europei per la efficienza energetica degli impianti". Lui è contrario ai Giochi, non ne vuole nemmeno sentire parlare. Preferisce lavorare sull'oggi. Tutte queste le cose la Raggi le dirà a Malagò, anzi dal suo entourage spiegano: "Per la verità il presidente del Coni le sa già, è intelligente". E il piano B, con il governo che firma gli impegni al posto del Comune? Sorridono in Campidoglio: "Ricordiamo che è la città che si candida". Nessuno vuole arrivare ad uno scontro istituzionale col governo. Per questo ci sono pressioni perché il no arrivi in fretta.
Ma la Raggi non ha alcuna intenzione di dire di sì a Roma 2024, di cambiare idea: la base dei 5 Stelle d'altronde la farebbe a pezzi. Ma anche il Direttorio, a cominciare da Di Battista, è per il no. Questo prendere tempo comunque dimostra che non c'è compattezza totale fra i grillini. "Basta pagliacciate, ritirate la candidatura" suggeriscono dalla Lega Nord. La Raggi oggi ha ribadito che "stiamo lavorando sui temi che i romani ci hanno indicato come prioritari: trasporti, rifiuti, stop agli sprechi, ostacoli che le precedenti amministrazioni si sono ben guardate di superare". Questo e altro dirà a Malagò per motivare il suo no. Gli ricorderà quello che ha detto ieri: "Nel nostro debito monster da 13 miliardi, 1 miliardo è ancora l'indennità di esproprio per le Olimpiadi del 60. L'anno scorso tutti gli italiani hanno finito di pagare la rata del mutuo di Italia 90. Fatevi due conti...". Gli spiegherà che non è "etico candidarsi adesso, magari più avanti", per quelle che secondo lei rischiano di essere "le Olimpiadi del mattone". Un retroscena: a metà luglio il comitato promotore di Roma 2024 ha fatto avere alla Raggi il secondo dossier, quello che deve essere presentato al Cio il 7 ottobre e richiede anche la firma del Comune. Gli esperti del Comune lo hanno esaminato e lo hanno bocciato. Ma la cosa importante è che non hanno alcuna intenzione di entrare nel merito ad esempio sul Villaggio a Tor Vergata, o la pista di mountain bike a Villa Ada o il bacino acquatico in zona Magliana. Non suggeriscono alcune alternative: il dossier non va bene e basta, inutile entrare nel merito. Va buttato via, così come la candidatura. Malagò si era detto più volte disposto ad un'apertura, "il dossier non è una Bibbia" aveva anche detto. Del tutto inutile. Il no sarà politico, non tecnico. Angelo Diario, presidente della commissione sport del Comune, ci ha spiegato: "Stiamo facendo una mappatura, a Roma ci sono 162 impianti sportivi e circa 150 non sono a norma. Pensi che quello di Tor Tre Teste non è nemmeno registrato al Catasto, risulta ancora come terreno agricolo. Noi su quello stiamo lavorando: domani avremo una riunione per il Palasport di Viale Tiziano, poi ci stiamo informando per eventuali finanziamenti europei per la efficienza energetica degli impianti". Lui è contrario ai Giochi, non ne vuole nemmeno sentire parlare. Preferisce lavorare sull'oggi. Tutte queste le cose la Raggi le dirà a Malagò, anzi dal suo entourage spiegano: "Per la verità il presidente del Coni le sa già, è intelligente". E il piano B, con il governo che firma gli impegni al posto del Comune? Sorridono in Campidoglio: "Ricordiamo che è la città che si candida". Nessuno vuole arrivare ad uno scontro istituzionale col governo. Per questo ci sono pressioni perché il no arrivi in fretta.