Tempo 3-4 anni e il calcio cambierà volto. In Europa come in serie A. Dal 2018 in Champions ci saranno quattro squadre italiane "fisse" mentre adesso sono due e... mezzo (da anni ormai nessuna squadra supera i playoff, ultima vittima illustre la Roma). La Champions adesso rende soldoni: 76 milioni lo scorso anno per la Juve, che pure si era fermata agli ottavi. Dal 2018 chi la vince porterà a casa più di cento milioni. A battersi per avere quattro italiane sicure (purché siano ovviamente entro le prime quattro del ranking) sono stati Andrea Agnelli e Umberto Gandini con l'Eca (European Cub Association) che ha peso sempre maggiore a livello europeo e mondiale. I club italiani dovrebbero essere riconoscenti ad Agnelli e Gandini (che ora avrà un ruolo all'Uefa, oltre essere a.d. della Roma).
Le Leghe europee, tranne quella di Italia e Romania, hanno bocciato la riforma (e il nuovo presidente dell'Uefa, Ceferin, se l'è trovata). Ma le Leghe non contano nulla. Contano i club. Dalla nuova Champions arriverà una pioggia di soldi, se ora il montepremi è di 1.345 miliardi, dal 2018 sarà molto maggiore. Tutto questo per scongiurare, almeno sino al 2021, l'ipotesi-Superlega, con partite nei weekend e negli Stati che pagano di più (Emirati, Qatar, eccetera), e coi campionati nazionali sempre più in secondo piano. Già il fatto che fra due stagioni ci saranno quattro italiane in Champions, avrà ripercussioni sulla serie A: nelle settimane che c'è la Coppa più importante, le migliori quattro italiane anticiperanno infatti al venerdì e al sabato. Un danno per le trasmissioni cult della Rai (Novantesimo e Domenica Sportiva) ma un vantaggio per le pay tv (a proposito, che farà il prossimo anno Sky? Possibile che concorra anche per i diritti della Champions). A dare un assetto più stabile a tutto il pianeta calcio in Italia intanto ci sta pensando la Figc che cerca un accordo, peraltro non semplice, con le Leghe. E' tramontata l'idea di "tagliare" i club professionistici, alla riforma si vuole arrivare attraverso il rating. Come? Lo spiega Gabriele Gravina, n.1 della Lega Pro: "Nel giro di 3-4 anni tutto il calcio deve essere più sostenibile. Il problema non è il numero dei club, ma le regole, le risorse, il management, le prospettive. Bisognerà stabilire, per tutte le serie, parametri più stringenti: quello che si può fare e quello che non si può fare". La Lega Pro, che spera di andare al voto il 15 novembre (a meno di ulteriori ricorsi...), presenterà presto un piano da sottoporre alle altre Leghe e componenti. Solo così si arriverà ad una maggiore credibilità del nostro calcio. Un esempio: alcuni club non potranno partecipare al campionato di A se non daranno determinate garanzie. Basta con il calcio delle deroghe. In futuro, non dovrebbe più succedere che un Crotone giochi a Pescara, a seicento chilometri. Chi non ha lo stadio, in A non può andare. Sul rating è d'accordo anche Carlo Tavecchio. Ora bisognerà lavorare con le altre Leghe. Per ora quella di serie A è impegnata soprattutto nella spartizione dei soldi dei diritti tv, poi all'inizio del 2017 dovrebbe presentare le linee guida per il nuovo bando d'asta. Aumenteranno gli slots (le finestre): ci saranno dieci orari (su giorni diversi), come in Spagna. Bocciata l'ipotesi di trasmettere una gara in chiaro, tentativo fallito pure nella Liga. A parte gli slots potrebbe non cambiare nulla in Serie A, con tutte le partite in diretta in pay tv come adesso. Ma di questo si parlerà più avanti, prima i presidenti devono decidere come dividersi i soldi dei diritti tv, argomento che sta molto a cuore a tutti. I club medio-piccoli vogliono criteri diversi, stile Premier League, togliendo soldi della grandi (a cominciare dalla Juve...): chi la spunterà? In futuro, in Lega dovranno anche parlare, anzi riparlare, delle seconde squadre. Nel suo programma elettorale Tavecchio era sembrato abbastanza scettico: "Se le seconde squadre-scriveva-sono un concetto che deve ancora essere verificato anche in una prospettiva di comparazione con altre realtà europee, le "seconde proprietà" possono offrire nuove risorse in termine di formazione dei giovani e spesso possono salrvaguardare anche importanti realtà calcistiche territoriali altrimenti desinate a scomparire". Ora Tavecchio si è detto disponibile a discuterne, e ha invitato Agnelli, col quale ha ritrovato feeling, a presentare il suo progetto. La Juve ha sempre spinto molto sulle seconde squadre, ma, almeno al momento, pare abbia solo quattro club (Napoli, Roma, Fiorentina e Milan) che condividono questa battaglia. "Noi come Lega Pro-ricorda Gravina-abbiamo presentato un piano sulle seconde squadre già in aprile e saremmo ben disponibili ad accogliere le formazioni dei club di serie A". Se ne riparlerà: forse già prima delle elezioni della Figc, previste intorno a febbraio. Ma stavolta pare proprio ci sia la volontà di mettere mano a tutto il sistema-calcio perché così non regge più, e non lo dicono solo le cifre.
Malagò e la battaglia degli "accorpamenti"
Una battaglia che Giovanni Malagò porta avanti da tempo e che vuole vincere. Tema: accorpamento delle Discipline associate, revisione dei contributi e del ruolo degli Enti di Propaganda. Adesso alle Dsa vanno 3 milioni e 16 agli Enti. A riportare all'attenzione l'argomento è stato Angelo Binaghi, presidente appena rieletto alla Federtennis (senza rivali) e da tempo ormai alleato del n.1 del Coni. Malagò in occasione del consiglio nazionale ha spiegato: "Non è concepibile che il Canottaggio a Sedile Fisso sia una Disciplina associata e non faccia parte del Canottaggio Federale: nel prossimo quadriennio m'impegno a puntare sull'accorpamento delle Discipline Associate con le Federazioni di sport simili". Non facile. Dovrà farsi qualche nemico ma può permetterselo: dipende tutto da lui, dalla sua volontà, continuare a fare il presidente del Coni, il prossimo maggio non avrebbe rivali. Renzi lo voleva sindaco di Roma, e ha grande stima di Malagò: ma altri incarichi politici (ministro dello sport, ad esempio) non sono per lui. Lui sta bene nel suo mondo, il mondo dello sport, un mondo che conosce ed ama, a cominciare dal calcio e dalla F.1. Per questo, adesso può dare una accelerazione anche a questo progetto di "accorpamento", così come ad altri piani messi già in cantiere (sport nella scuola: da quanto se ne parla?). Lo choc di Roma 2024, aspettanto di vedere che succede negli Usa, si supera anche così.
Le Leghe europee, tranne quella di Italia e Romania, hanno bocciato la riforma (e il nuovo presidente dell'Uefa, Ceferin, se l'è trovata). Ma le Leghe non contano nulla. Contano i club. Dalla nuova Champions arriverà una pioggia di soldi, se ora il montepremi è di 1.345 miliardi, dal 2018 sarà molto maggiore. Tutto questo per scongiurare, almeno sino al 2021, l'ipotesi-Superlega, con partite nei weekend e negli Stati che pagano di più (Emirati, Qatar, eccetera), e coi campionati nazionali sempre più in secondo piano. Già il fatto che fra due stagioni ci saranno quattro italiane in Champions, avrà ripercussioni sulla serie A: nelle settimane che c'è la Coppa più importante, le migliori quattro italiane anticiperanno infatti al venerdì e al sabato. Un danno per le trasmissioni cult della Rai (Novantesimo e Domenica Sportiva) ma un vantaggio per le pay tv (a proposito, che farà il prossimo anno Sky? Possibile che concorra anche per i diritti della Champions). A dare un assetto più stabile a tutto il pianeta calcio in Italia intanto ci sta pensando la Figc che cerca un accordo, peraltro non semplice, con le Leghe. E' tramontata l'idea di "tagliare" i club professionistici, alla riforma si vuole arrivare attraverso il rating. Come? Lo spiega Gabriele Gravina, n.1 della Lega Pro: "Nel giro di 3-4 anni tutto il calcio deve essere più sostenibile. Il problema non è il numero dei club, ma le regole, le risorse, il management, le prospettive. Bisognerà stabilire, per tutte le serie, parametri più stringenti: quello che si può fare e quello che non si può fare". La Lega Pro, che spera di andare al voto il 15 novembre (a meno di ulteriori ricorsi...), presenterà presto un piano da sottoporre alle altre Leghe e componenti. Solo così si arriverà ad una maggiore credibilità del nostro calcio. Un esempio: alcuni club non potranno partecipare al campionato di A se non daranno determinate garanzie. Basta con il calcio delle deroghe. In futuro, non dovrebbe più succedere che un Crotone giochi a Pescara, a seicento chilometri. Chi non ha lo stadio, in A non può andare. Sul rating è d'accordo anche Carlo Tavecchio. Ora bisognerà lavorare con le altre Leghe. Per ora quella di serie A è impegnata soprattutto nella spartizione dei soldi dei diritti tv, poi all'inizio del 2017 dovrebbe presentare le linee guida per il nuovo bando d'asta. Aumenteranno gli slots (le finestre): ci saranno dieci orari (su giorni diversi), come in Spagna. Bocciata l'ipotesi di trasmettere una gara in chiaro, tentativo fallito pure nella Liga. A parte gli slots potrebbe non cambiare nulla in Serie A, con tutte le partite in diretta in pay tv come adesso. Ma di questo si parlerà più avanti, prima i presidenti devono decidere come dividersi i soldi dei diritti tv, argomento che sta molto a cuore a tutti. I club medio-piccoli vogliono criteri diversi, stile Premier League, togliendo soldi della grandi (a cominciare dalla Juve...): chi la spunterà? In futuro, in Lega dovranno anche parlare, anzi riparlare, delle seconde squadre. Nel suo programma elettorale Tavecchio era sembrato abbastanza scettico: "Se le seconde squadre-scriveva-sono un concetto che deve ancora essere verificato anche in una prospettiva di comparazione con altre realtà europee, le "seconde proprietà" possono offrire nuove risorse in termine di formazione dei giovani e spesso possono salrvaguardare anche importanti realtà calcistiche territoriali altrimenti desinate a scomparire". Ora Tavecchio si è detto disponibile a discuterne, e ha invitato Agnelli, col quale ha ritrovato feeling, a presentare il suo progetto. La Juve ha sempre spinto molto sulle seconde squadre, ma, almeno al momento, pare abbia solo quattro club (Napoli, Roma, Fiorentina e Milan) che condividono questa battaglia. "Noi come Lega Pro-ricorda Gravina-abbiamo presentato un piano sulle seconde squadre già in aprile e saremmo ben disponibili ad accogliere le formazioni dei club di serie A". Se ne riparlerà: forse già prima delle elezioni della Figc, previste intorno a febbraio. Ma stavolta pare proprio ci sia la volontà di mettere mano a tutto il sistema-calcio perché così non regge più, e non lo dicono solo le cifre.
Malagò e la battaglia degli "accorpamenti"
Una battaglia che Giovanni Malagò porta avanti da tempo e che vuole vincere. Tema: accorpamento delle Discipline associate, revisione dei contributi e del ruolo degli Enti di Propaganda. Adesso alle Dsa vanno 3 milioni e 16 agli Enti. A riportare all'attenzione l'argomento è stato Angelo Binaghi, presidente appena rieletto alla Federtennis (senza rivali) e da tempo ormai alleato del n.1 del Coni. Malagò in occasione del consiglio nazionale ha spiegato: "Non è concepibile che il Canottaggio a Sedile Fisso sia una Disciplina associata e non faccia parte del Canottaggio Federale: nel prossimo quadriennio m'impegno a puntare sull'accorpamento delle Discipline Associate con le Federazioni di sport simili". Non facile. Dovrà farsi qualche nemico ma può permetterselo: dipende tutto da lui, dalla sua volontà, continuare a fare il presidente del Coni, il prossimo maggio non avrebbe rivali. Renzi lo voleva sindaco di Roma, e ha grande stima di Malagò: ma altri incarichi politici (ministro dello sport, ad esempio) non sono per lui. Lui sta bene nel suo mondo, il mondo dello sport, un mondo che conosce ed ama, a cominciare dal calcio e dalla F.1. Per questo, adesso può dare una accelerazione anche a questo progetto di "accorpamento", così come ad altri piani messi già in cantiere (sport nella scuola: da quanto se ne parla?). Lo choc di Roma 2024, aspettanto di vedere che succede negli Usa, si supera anche così.