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Il dopo Trump: e ora l'Italia voterà per Los Angeles?

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“Eh, sì, aumenterebbe il rimpianto...”. Così, con un sospiro, aveva risposto nei giorni scorsi, dopo la Giunta Coni, Giovanni Malagò alla nostra domanda su un eventuale, possibile, successo di Donald Trump. Il riferimento ovviamente era alla candidatura (sfumata) di Roma e a quella di Los Angeles. Sì, perchè ora Trump può creare problemi seri di immagine alla città Usa: lo aveva temuto lo stesso sindaco di L.A., l'italo-americano Eic Garcetti, la scorsa estate. Il motivo è semplice: Trump può essere appoggiato dai membri Cio legati alla galassia Putin, d'accordo, ma come voteranno per L.A. gli altri membri Cio europei, africani, asiatici, sudamericani?

Come voteranno adesso i tre membri Cio italiani (Carraro, Pescante, Ferriani)? In un primo tempo era logico che gli italiani votassero a favore di L.A. e non di Parigi, perchè solo in caso di successo della città californiana un'altra città italiana (Milano) si sarebbe potuta candidarsi per l'edizione 2032. Ma adesso? C'è tempo sino al 13 settembre 2017 per decidere, quando ci sarà la sessione Cio a Lima. Malagò ne parlerà anche con Renzi, col quale ha rapporti costanti e amichevoli. L.A. è (era?) una buona candidatura. “Dà garanzie” aveva detto Malagò. E non sono solo garanzie nella lotta al terrorismo, cosa cui i membri Cio, giustamente, sono sensibili (e per questo molti di loro sono scettici se votare Parigi) ma anche come impianti, organizzazione, appoggio degli sponsor (sovente decisivo, ricordate Atlanta-Coca Cola?). Chiaro che ora aumenta il rimpianto per come è finita l'avventura di Roma, con la Raggi che non ha voluto nemmeno vedere e discutere il dossier. Niente. Una chiusura totale, ingiustificata, nei confronti di Malagò-Montezemolo. Che ne sarà adesso del Flaminio? La Figc ha 25 milioni per farlo rinascere e gestirlo? Improbabile. E le Vele di Calatrava? Vero che sono stato uno scandalo: ma ora che ci faranno, gli orti botanici? Qualcosa è stato sbagliato nel cammino della candidatura, d'accordo: ma chi accusa di arroganza Malagò (senza avere il coraggio di citare Montezemolo) per non aver chiarito quali erano stati i danni del passato, è meglio che si informi. I disastri di Italia' 90, di cui si vedono ancora le conseguenze, non sono da imputare al Comitato organizzatore, di cui Montezemolo era appunto il capo. Nessuno di loro fu mai indagato, tantomeno rinviato a giudizio (solo un dirigente fu chiamato dalla Procura di Napoli per dare chiarimenti, come persona informata dei fatti, in merito ai seggiolini degli stadi, voluti dalla Fifa: e tutto finì lì).

Malagò-Montezemolo davano totali garanzie di trasparenza sui lavori di Roma 2024. Erano disposti a rivedere il dossier (anche in maniera eccessiva). Non è bastato. Il Comune sarebbe stato parte integrante, e vigile, nel percorso dei lavori. I furbetti del quartierino sarebbero stati tenuti alla larga (e poi, volendo, ci sono sempre le manette...). Ora, al Coni, qualcuno tifa ancora sommessamente, ma con poche speranze, in un commissariamento della Raggi (prima del 7 febbraio 2017), in modo da poter riportare alla luce la candidatura di Roma. Ma sarebbe una candidatura debole, da ricostruire. Al Cio, certo, non spiacerebbe affatto ci fosse anche Roma in corsa: Los Angeles si porta dietro il peso, non indifferente, di Trump e di quello che rappresenta. Budapest, meglio lasciar perdere. Parigi sconta l'incubo terrorismo (e l'ombra incombente di Marine Le Pen). Un dramma vero per Bach. Pensate se vincesse Budapest? Organizzare le Olimpiadi e le grandi manifestazioni sportive è diventato sempre più complicato, pochi ce la fanno o se la sentono di rischiare: Tarragona ad esempio ha spostato di un anno i Giochi del Mediterraneo. Roma era una candidatura low cost e credibile (anche se, come detto, rivedibile). Milano, dove Maroni si agita tanto (ma che c'entra la Regione Lombardia?), non ha gli impianti sportivi. E' meglio ricordarlo.