Ci siamo. Hotel Hilton di Fiumicino, lunedì 6 marzo, ore 11,30: si elegge il presidente della Figc. Andrea Abodi sfida Carlo Tavecchio. Saluto di Giovanni Malagò, poi il via con Roberto Fabbricini presidente dell'assemblea.A decidere 279 delegati: la serie A (12%), la serie B (5%), la Lega Pro (17%), la Dilettanti (34%), il sindacato calciatori (20%), l'Assoallenatori (10%) e gli arbitri (2%). Tavecchio è il favorito, di poco ma resta favorito. Abodi tenta il colpo, ispirandosi a Malagò. Tavecchio ha dalla sua i Dilettanti guidati con mano ferma dal senatore Cosimo Sibilia, gli allenatori e spera di avere anche 15 società su venti di serie A (9%) e 10 di B (2,5%). Totale, 54-55%. Questa la percentuale che Tavecchio è convinto di portare a casa in terza votazione. La lunga notte prima delle elezioni, come da tradizione, potrebbe spostare qualche pedina. Abodi invece si sente “almeno alla pari” al suo rivale, e punta a vincere col 50% (sul 48% del rivale), non contando gli arbitri. Ma Marcello Nicchi, che considera “inesistente” l 'attuale Federazione, in terza votazione, se le cose dovessero mettersi in un certo modo, potrebbe spostare il suo 2 per cento verso Abodi. Tre anni fa, l'Aia si espresse per Albertini, un segnale di indipendenza dai poteri forti, di cui Nicchi non si è mai pentito. Abodi punta ovviamente anche sul bacino della serie A: delle grandi Roma, Napoli e Fiorentina dovrebbero stare con lui. “Non meno di otto società”, spiega il giornalista-manager che con la Lega di B ha lasciato un segno positivo.
Ma ha dovuto arrendersi, dopo aver sperato sino agli ultimi giorni: la Juventus voterà Tavecchio. Non lo dirà, come fece con Albertini, ma voterà il presidente uscente. Andrea Agnelli si è convinto per due motivi: il buon lavoro fatto in questi anni da Tavecchio-Uva e la garanzia che l'attuale inquilino di via Allegri si è affrancato dal pressing asfissiante di Lotito (ma chissà se è vero). La Juve conta solo per lo 0,60%, come le altre società di A, ma è l'unico club italiano che a livello di fatturati può competere con i colossi europei: la sua scelta quindi è significativa. La Lega di A non ha ancora rinnovato i suoi organi, Beretta, Lotito e Pozzo jr. sono stati prorogati in consiglio federale. La Confindustria del pallone avrà un mini-ultimatum dal prossimo presidente federale: un mese di tempo, o poco più per risolvere i suoi problemi. Abodi ci avrebbe tenuto a fare il presidente ma ha preferito puntare sulla Figc: vediamo come vanno le elezioni lunedì, quanti club di A voteranno per Abodi... Ma la grande novità, rispetto al 2014, è data dal fatto che Renzaccio Ulivieri è passato con Tavecchio, portandogli quel 10 per cento che potrebbe essere decisivo: una scelta meditata, non dell'ultima ora. Gli allenatori rompono quindi l'antica alleanza coi calciatori, e si schierano sul fronte opposto.
Fra Ulivieri e Tommasi è sceso il gelo, anche a livello personale, e in caso di conferma di Tavecchio sarà curioso in consiglio federale vedere gli allenatori al fianco dei 20 padri-padroni della Lega di SerieA, contro i calciatori. Ma, come detto, la scelta di Ulivieri è stata medidata, non è solo questione di posti di lavoro in più. C'è la volontà di marciare per contro proprio. Va rispettata, quindi. Come tutte le scelte. Abodi è uomo di fair play ed è probabile, se non certo, che nel suo discorso non affonderà i colpi, pur facendo notare il “fallimento politico” della gestione Tavecchio. Sino a gennaio il presidente uscente parlava di una serie A a 18, ora ha cambiato decisamente rotta perchè avrebbe rischiato di perdere i voti dei club medio-piccoli che non ci pensano nemmeno di rinunciare ad un campionato a venti squadre, coi soldi dei diritti tv, del paracadute, eccetera. Abodi parla di “qualità di campionati”, senza addentrarsi nei numeri. Quindi avanti con la A extralarge, e poco importa se molte, troppe partite, sono inutili, gli stadi vuoti e gli ascolti tv in calo. La “madre di tutte le riforme”, chiamata così da Tavecchio in questi ultimi tre anni, va in soffitta. Ma se non si è fatto nulla, non è solo per colpa sua. Nel corso dell'assemblea, non è escluso che qualche delegato possa chiedere conto a Tavecchio sui suoi guadagni con gli incarichi nel mondo dello sport (non solo nella Figc) e se ne ha informato il Coni: ma Tavecchio già in passato ha saputo dare risposte esaudienti, dribblando tutti gli agguati.
La comunicazione digitale e quel confronto che è mancato
Come in ogni elezione per una carica importante, anche per la presidenza della Figc la comunicazione digitale ha costituito un fattore di grande importanza. Come si sono organizzati i due candidati? Approccio decisamente più tradizionale quello di Tavecchio che forte del suo ruolo di presidente uscente ha puntato sulla valorizzazione del lavoro svolto e una attività di ufficio stampa che ha nei media tradizionali i suoi interlocutori principali. Intensa attività di relazioni istituzionali per blindare il perimetro dei propri supporter (in particolare la Lega Dilettanti, da cui proviene), così come per ottenere il consenso della politica. Decisivamente più innovativo, nei contenuti così come nelle modalità di conunicazione, quello di Abodi: forte uso dei social media (legge e risponde di persona, ad esempio, alle domande rivoltegli via Twitter), ha persino creato specificatamente per l'occasione un proprio blog personale (htps:\\andreabodi.com) che in pochi giorni ha realizzato parecchie migliaia di accessi ed un numero importante di interazioni prevalentemente con supporter a vario titolo coinvolti nel mondo del calcio. Messaggi decisamente più di rottura quelli di Abodi che punta sulla necessità di un forte rinnovamento del settore. Abodi ha anche lavorato su parole chiave suggestive, lanciando anche un hashtag ("#ilmio calciololibero") fortemente polemico nei confronti della passata gestione e diffondendo costantemente i propri messaggi all'interno di microblog e aggregatori di notizie, quindi con un focus maggioramente esteso al pubblico del calcio e all'opinione pubblica in generale. Entrambi avvezzi al mezzo televisivo, i due candidati hanno scelto però modalità diametralmente opposte nella comunicazione tv: Abdi ha richiesto a gran voce un confronto che Tavecchio ha sempre negato, preferendo interviste individuali. Ma adesso siamo arrivati alla fine del percorso, è il momento di andare alle urne.
Infantino: "La Var in Russia". Ma l'Italia è pronta per il prossimo campionato
"La sperimentazione della Var? I risultati dei test nell'ultimo anno sono molto positivi nonostante lo scetticismo, compreso il mio. Abbiamo provato e le cose stanno andando molto bene, 14 Leghe o Federazioni faranno i test live. Non ci sono punti negativi". Sono le parole del presidente della Fifa, Gianni Infantino, a RadioRai in una intervista di Emilio Mancuso sulla Var. "Ovviamente occorre che tutto vada per il meglio. Siamo in fase di sperimentazione. La Var ai Mondiali di Russia 2018? Quello è il nostro obiettivo, prima di poterlo fare bisogna che anche il secondo anno di test vada bene, poi si deciderà se dare il nullaosta. La cosa peggiore è che un Mondiale venga deciso da un errore dell'arbitro in buona fede". Infantino ridimensiona poi la portata del cartellino arancione, che ieri ha ottenuto un prima via libera dall'Ifab. "L'espulsione a tempo aiuterà a livello educativo con i giovani, ma non ovviamente a livello top. Per quanto riguarda invece i valori che vogliamo mettere in evidenza, come il rispetto all'arbitro, stiamo lavorando affinché il capitano possa interagire con il direttore di gara. Le scene di mobbing sull'arbitro con 5-6 persone attorno che lo criticano e gridano -sottolinea- fanno male all'immagine del calcio". Un fenomeno tipicamente italiano, difficile da stroncare. Per quanto riguarda la Var l'Italia è già pronta: i testa a cura di Roberto Rosetti hanno dato risultati più che positivi: la Fifa ora dovrà rispondere alla Figc se la Var potrà essere già adottata a giugno nella finale di Coppa Italia ma Marcello Nicchi sostiene che, risulti i problemi organizzativi, la Var-moviola potrebbe fare il suo debutto anche nel prossimo campionato di serie A. Su questo tema i duellanti Tavecchio e Abodi la pensano allo stesso modo.
Ma ha dovuto arrendersi, dopo aver sperato sino agli ultimi giorni: la Juventus voterà Tavecchio. Non lo dirà, come fece con Albertini, ma voterà il presidente uscente. Andrea Agnelli si è convinto per due motivi: il buon lavoro fatto in questi anni da Tavecchio-Uva e la garanzia che l'attuale inquilino di via Allegri si è affrancato dal pressing asfissiante di Lotito (ma chissà se è vero). La Juve conta solo per lo 0,60%, come le altre società di A, ma è l'unico club italiano che a livello di fatturati può competere con i colossi europei: la sua scelta quindi è significativa. La Lega di A non ha ancora rinnovato i suoi organi, Beretta, Lotito e Pozzo jr. sono stati prorogati in consiglio federale. La Confindustria del pallone avrà un mini-ultimatum dal prossimo presidente federale: un mese di tempo, o poco più per risolvere i suoi problemi. Abodi ci avrebbe tenuto a fare il presidente ma ha preferito puntare sulla Figc: vediamo come vanno le elezioni lunedì, quanti club di A voteranno per Abodi... Ma la grande novità, rispetto al 2014, è data dal fatto che Renzaccio Ulivieri è passato con Tavecchio, portandogli quel 10 per cento che potrebbe essere decisivo: una scelta meditata, non dell'ultima ora. Gli allenatori rompono quindi l'antica alleanza coi calciatori, e si schierano sul fronte opposto.
Fra Ulivieri e Tommasi è sceso il gelo, anche a livello personale, e in caso di conferma di Tavecchio sarà curioso in consiglio federale vedere gli allenatori al fianco dei 20 padri-padroni della Lega di SerieA, contro i calciatori. Ma, come detto, la scelta di Ulivieri è stata medidata, non è solo questione di posti di lavoro in più. C'è la volontà di marciare per contro proprio. Va rispettata, quindi. Come tutte le scelte. Abodi è uomo di fair play ed è probabile, se non certo, che nel suo discorso non affonderà i colpi, pur facendo notare il “fallimento politico” della gestione Tavecchio. Sino a gennaio il presidente uscente parlava di una serie A a 18, ora ha cambiato decisamente rotta perchè avrebbe rischiato di perdere i voti dei club medio-piccoli che non ci pensano nemmeno di rinunciare ad un campionato a venti squadre, coi soldi dei diritti tv, del paracadute, eccetera. Abodi parla di “qualità di campionati”, senza addentrarsi nei numeri. Quindi avanti con la A extralarge, e poco importa se molte, troppe partite, sono inutili, gli stadi vuoti e gli ascolti tv in calo. La “madre di tutte le riforme”, chiamata così da Tavecchio in questi ultimi tre anni, va in soffitta. Ma se non si è fatto nulla, non è solo per colpa sua. Nel corso dell'assemblea, non è escluso che qualche delegato possa chiedere conto a Tavecchio sui suoi guadagni con gli incarichi nel mondo dello sport (non solo nella Figc) e se ne ha informato il Coni: ma Tavecchio già in passato ha saputo dare risposte esaudienti, dribblando tutti gli agguati.
La comunicazione digitale e quel confronto che è mancato
Come in ogni elezione per una carica importante, anche per la presidenza della Figc la comunicazione digitale ha costituito un fattore di grande importanza. Come si sono organizzati i due candidati? Approccio decisamente più tradizionale quello di Tavecchio che forte del suo ruolo di presidente uscente ha puntato sulla valorizzazione del lavoro svolto e una attività di ufficio stampa che ha nei media tradizionali i suoi interlocutori principali. Intensa attività di relazioni istituzionali per blindare il perimetro dei propri supporter (in particolare la Lega Dilettanti, da cui proviene), così come per ottenere il consenso della politica. Decisivamente più innovativo, nei contenuti così come nelle modalità di conunicazione, quello di Abodi: forte uso dei social media (legge e risponde di persona, ad esempio, alle domande rivoltegli via Twitter), ha persino creato specificatamente per l'occasione un proprio blog personale (htps:\\andreabodi.com) che in pochi giorni ha realizzato parecchie migliaia di accessi ed un numero importante di interazioni prevalentemente con supporter a vario titolo coinvolti nel mondo del calcio. Messaggi decisamente più di rottura quelli di Abodi che punta sulla necessità di un forte rinnovamento del settore. Abodi ha anche lavorato su parole chiave suggestive, lanciando anche un hashtag ("#ilmio calciololibero") fortemente polemico nei confronti della passata gestione e diffondendo costantemente i propri messaggi all'interno di microblog e aggregatori di notizie, quindi con un focus maggioramente esteso al pubblico del calcio e all'opinione pubblica in generale. Entrambi avvezzi al mezzo televisivo, i due candidati hanno scelto però modalità diametralmente opposte nella comunicazione tv: Abdi ha richiesto a gran voce un confronto che Tavecchio ha sempre negato, preferendo interviste individuali. Ma adesso siamo arrivati alla fine del percorso, è il momento di andare alle urne.
Infantino: "La Var in Russia". Ma l'Italia è pronta per il prossimo campionato
"La sperimentazione della Var? I risultati dei test nell'ultimo anno sono molto positivi nonostante lo scetticismo, compreso il mio. Abbiamo provato e le cose stanno andando molto bene, 14 Leghe o Federazioni faranno i test live. Non ci sono punti negativi". Sono le parole del presidente della Fifa, Gianni Infantino, a RadioRai in una intervista di Emilio Mancuso sulla Var. "Ovviamente occorre che tutto vada per il meglio. Siamo in fase di sperimentazione. La Var ai Mondiali di Russia 2018? Quello è il nostro obiettivo, prima di poterlo fare bisogna che anche il secondo anno di test vada bene, poi si deciderà se dare il nullaosta. La cosa peggiore è che un Mondiale venga deciso da un errore dell'arbitro in buona fede". Infantino ridimensiona poi la portata del cartellino arancione, che ieri ha ottenuto un prima via libera dall'Ifab. "L'espulsione a tempo aiuterà a livello educativo con i giovani, ma non ovviamente a livello top. Per quanto riguarda invece i valori che vogliamo mettere in evidenza, come il rispetto all'arbitro, stiamo lavorando affinché il capitano possa interagire con il direttore di gara. Le scene di mobbing sull'arbitro con 5-6 persone attorno che lo criticano e gridano -sottolinea- fanno male all'immagine del calcio". Un fenomeno tipicamente italiano, difficile da stroncare. Per quanto riguarda la Var l'Italia è già pronta: i testa a cura di Roberto Rosetti hanno dato risultati più che positivi: la Fifa ora dovrà rispondere alla Figc se la Var potrà essere già adottata a giugno nella finale di Coppa Italia ma Marcello Nicchi sostiene che, risulti i problemi organizzativi, la Var-moviola potrebbe fare il suo debutto anche nel prossimo campionato di serie A. Su questo tema i duellanti Tavecchio e Abodi la pensano allo stesso modo.