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Calano gli ascolti della Domenica Sportiva? Si punta sulla Fiordelisi

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Gli ascolti della Domenica Sportiva calano? Soprattutto il publico femminile, importante per quanto riguarda il consumo, sembra meno interessato alla storica trasmissione della Rai. Per cercare di risalire negli ascolti, ecco domenica Antonella Fiordelisi, giovane spadista di Salerno che in gennaio aveva accusato Higuain, per poi ritrattare, di averle chiesto di mandargli una foto del lato b. Nel frattempo, Antonella è diventata un personaggio popolare: è stata dalla D'Urso, a Pitti, ed è sbarcata pure alla Domenica Sportiva (ha ringraziato Ivan Zazzaroni) per parlare di social, gossip, eccetera. Cosa, quest'ultima, che poco è piaciuta alla Federscherma: ma non può fare nulla. La Fiordelisi ha capito in che mondo viviamo (la madre per ora le ha impedito di partecipare al Grande Fratello): come atleta non è granche (solo ventottesima nel ranking under 20 della spada) ma intanto fa girare le sue foto sui social. Poche foto sportive, per la verità. L'ascolto comunque è cresciuto rispetto al turno precedente (un milione 268 spettatori, 8,38% di share).

A Rai Sport comunque non c'è mai pace: il Napoli si era lamentato per la telecronaca, secondo loro pro-Juve, in occasione della Coppa Italia, un prodotto (Rai) che fa ottimi ascolti nelle fasi finali. Romagnoli giustamente ha difeso i suoi, a cominciare da Gianni Cerqueti, che è serio, esperto e competente. E adesso, ecco il tweet di Enrico Varriale: la Juve si è infuriata e ha protestato con Viale Mazzini, i tifosi della Juve ci sono rimasti male e si sono sfogati sui social. Che ha cinquettato Varriale? "In un mese escono sconfitti e infuriati dallo Stadium @inter @sscnapoli @acmilan.O sono tutti matti o il nostro calcio ha un grosso problema". La stessa cosa che ha detto poi Sarri. - "L'Unione stampa sportiva italiana giudica una palese violazione dell'etica e della deontologia professionale e una mancanza di rispetto personale, le frasi pronunciate da Claudio Zuliani, direttore di Jtv, nei confronti di Enrico Varriale, in cui, in risposta ad un tweet, si definiscono problema del calcio italiano 'quelli che hanno la tessera da giornalista e non fanno i corsi di aggiornamento, come il signor Varriale, che dice delle sciocchezze'". È la presa di posizione, in difesa del conduttore Rai, dell'Ussi che ora chiede smentita e scuse da parte del direttore del canale bianconero. "Le parole di Varriale sono etichettate come 'fesserie' - aggiunge l'Ussi - con espressioni che, una volta di più, alimentano sospetti sulla professionalità del collega, accusato, di fatto, di partigianeria da tifoso. L'Ussi chiede, pertanto, a Jtv una smentita ufficiale delle frasi fuori luogo, e deontologicamente scorrette, e le scuse di Zuliani a Varriale. In un mondo del calcio in cui chi svolge la professione giornalistica è quotidianamente sotto attacco da parte di presidenti e tesserati, rischiano di essere molto pericolosi questi comportamenti che hanno il solo effetto di minare la credibilità del giornalismo e dei giornalisti". Giovedì intanto assemblea di redazione a Saxa Rubra: era stato dato un mandato al cdr per tre giorni di sciopero. I rappresentanti sindacali di Rai Sport hanno incontrato il direttore e presto potrebbero incontrare anche l'Azienda per capire che vuole fare col prodotto: quest'anno c'è da decidere sui diritti tv del campionato, della Formula 1 e della Champions. Non roba da poco. Romagnoli è stato sfiduciato da una redazione spaccata in due, come al solito (qui sì che c'è davvero Nord contro Sud), e l'ipotesi-sciopero, ancora da verificare, è passata a strettissima maggioranza.
 
Ecco perché sul mani di De Sciglio la Var non poteva intervenire
Che confusione con la Var: qualcuno vorrebbe che potesse intervenire su tutti gli episodi che succedono in campo, ma in questo caso sarebbe un caos totale e chissà quanto durerebbero le partite. Non è questo lo spirito della Var-moviola, chiamata a intervenire di fronte ad errori conclamati. Prendiamo ad esempio, il rigore alla Juve (quel mani di De Sciglio) che ha scatenato tante polemiche. In quel caso è stata una decisione (sbagliata) dell'arbitro Massa e dell'addizionale Doveri. La Var non sarebbe mai potuta intervenire.

Sibilia: “Io vicario di Tavecchio? Se c'è una logica”
Il 27 marzo si dovrebbe tenere il primo consiglio federale del Tavecchio-bis. Mercoledì invece la Lega di A fa un terzo tentativo per eleggere i suoi organi dirigenziali. Ma è probabile che anche questo vada a vuoto: la Figc quindi manderà un ultimatum, tempo un mese. Poi a Milano potrebbe arrivare il commissario: si fa il nome di Michele Uva, dg di via Allegri, molto stimato anche da Malagò. Alcuni club non vogliono il commissariamento (vedi Lotito e il suo gruppo), altri (la Juve in testa) vorrebbero fare piazza pulita. In queste condizioni, come può sperare la Lega maggiore di avere ancora un vicepresidente vicario in Figc? Attualmente c'è Maurizio Beretta ma, oberato di lavoro, non l'hanno visto molto in via Allegri. “La Lega Nazionale Dilettanti ha avuto un ruolo decisivo nella rielezione di Taveccho”, ha ricordato Cosimo Sibilia a “Gr Parlamento-La politica nel pallone”, la trasmissione di Emilio Mancuso. Sibilia quindi vicario di Tavecchio? “Se c'è una logica...”. L'altro vice Ficg dovrebbe essere Renzo Ulivieri. E Abodi? Non è giusto che esca dal mondo del calcio: vediamo cosa diranno le società di B. Ma anche lì Lotito vorrebbe metterci un uomo suo: Sagramola o Paparesta.
 
Il governo dello sport, il rinnovamento e le quote rosa
Martedì 14 marzo, Giunta Coni: le elezioni si sono concluse, tutte le Federazioni e le Discipline Associate hanno rinnovato i loro organi: c'è stato un buon ricambio, quasi il 45% totale, che Malagò ha elogiato. Non una rivoluzione, ma un rinnovamento che lascia ben sperare e che ha spazzato via qualcuno attaccato alla poltrona (e ai privilegi). D'altronde, se Rossi e Aracu sono arrivati al loro settimo mandato è certo colpa loro, la colpa è della politica che dopo anni di discussioni non è riuscita a varare una nuova legge. Al Coni e a Malagò starebbe bene il limite a tre mandati, ai Cinque Stelle no. Risultato: tutto fermo alla Camera (vedi Spy Calcio del 12 marzo). Se ne parlerà in Giunta dove, come si sa, c'è ressa: il 20 aprile si chiudono le candidature, per cinque posti (in quota presidenti) potrebbero farsi sotto in dieci, se non di più. Toccherà a Malagò disciplinare il traffico. In futuro diminuirà una quota rosa nel governo dello sport: le donne sono pochissime, molte grandi atlete quando smettono preferiscono non impegnarsi a livello dirigenziale. E' una scelta, legata al lavoro, alla famiglia. Non è colpa di Renato Di Rocco, al quarto mandato nel ciclismo, se Norma Gimondi, figlia d'arte e unica donna ad essersi candidata, ha presentato un programma troppo debole per sperare di essere eletta. Il maschilismo non c'entra. Ma per la verità anche gli ex campioni non hanno trovato molto spazio nel governo dello sport: Stefano Mei, Yuri Chechi e Antonio Rossi (che ha fatto ricorso) sono stati battuti alle elezioni. Come mai? Colpa loro, o colpa del sistema?