Una palude. Dove il calcio sta affondando. Si aspettavano le riforme nella prima gestione-Tavecchio ma ci sono state forti resistenze da parte delle Leghe e così il numero dei club professionistici resta altissimo (20 in A, 22 in B e 40 in Lega Pro). Sono troppi, un'anomalia tutta italiana a cui non si riesce mai a porre rimedio. E anche la nuova gestione-Tavecchio è iniziata a passo estremamente lento. Di sicuro il n.1 di via Allegri crede che sia necessario arrivare, il più presto possibile, ad una riforma radicale dei campionati. Ci credeva anche anni fa quando l'allora presente Abete gli affidò proprio una commissione-riforme, e Tavecchio, che era vicepresidente vicario Figc, si diede da fare, convocò a pranzo i presidenti di Leghe e componenti ma anche davanti ad un piatto di spaghetti alle vongole non si riuscì a trovare un accordo. Ci ha provato invano Tavecchio nella sua prima gestione, e ci riproverà anche stavolta. Ma per ora non succede nulla: il calcio è finito in una palude e sin quando non ne esce, beh, c'è poco da sperare. Basta guardare, per rendersene conto, le situazioni in cui versano la Lega di A e quella di B. In serie A come detto, c'è il commissario Tavecchio che ha iniziato gli incontri con i venti club. In una intercettazione, rivelata dal Corriere dello Sport, Claudio Lotito, indagato a Milano per i diritti tv, diceva al suo amicone Galliani: "Andrea Abodi al vertice della Lega A? Non esiste proprio, è un pericolo pubblico di totale inaffidabilità". Per spiegare meglio il suo pensiero, peraltro non nuovo: "Meglio Berettino (Maurizio Beretta, ex presidente, ndr) che non conta un c...". Parere condiviso da Enrico Preziosi, patron del Genoa, pure lui indagato. Risultato? La Lega di A è stata commissariata dopo innumerevoli tentativi di trovare un accordo, "Berettino" è scomparso di scena senza lasciare molri rimpianti, Lotito ha tentato di portare al vertice un altro suo amico (Squitieri, ex n.1 della Corte dei Conti) senza riuscirsi. Il suo potere segna colpi a vuoto (vedi Spy Calcio del 12 maggio). La Lega maggiore è sfasciata e ora Tavecchio, con pazienza e abilità da vecchio democristiano, dovrà rimetterla in piedi. Ha tempo sei mesi ma se fa prima tanto di guadagnato (per lui e per il calcio). Il nodo, come al solito, è quello dei diritti tv. Cioè dei soldi che tengono in piedi il carrozzone. Se Lotti dà una mano, forse vengono a capo della legge Melandri.
La Lega di B ha perso Abodi che si è dimesso per sfidare Tavecchio: così manca un presidente. Due i tentativi a vuoto, ora entro maggio, su pressioni del n.1 della Figc, la Lega cadetta dovrà riprovarci. Altrimenti pure lì arriva il commissario. Lotito tenta il colpaccio,12 voti e diventa presidente, così può tornare in consiglio federale, dove vuole togliersi ancora qualche soddisfazione. Ma c'è un fronte contrario che sinora l'ha fermato.
La Lega Pro, ex serie C, va avanti per la sua strada, coi (tanti) problemi che il presidente Gabriele Gravina cerca di risolvere. Per ora resta al suo posto ma ha manifestato l'intenzione di mollare. Intanto, cambio della guardia: il nuovo direttore generale è il giovane Mario De Luca, ex responsabile tesseramenti Figc. Prende il posto di Francesco Ghirelli, che diventa segretario generale. L'ex serie C lo scorso anno aveva presentato un progetto per le seconde squadre. Tutto fermo. Inoltre punta al rating per garantire solidità al sistema, ma intanto deve fare i conti coi tagli della Figc. La Lega Dilettanti aspetta: il nuovo presidente, Cosimo Sibilia, eletto all'unanimità, ha già avviato un importante percorso di risanamento. Anche fra i dilettanti non mancano i problemi, ma è tutto il calcio che va riformato, e in fretta, prima che vada a picco. "Dobbiamo vederci, parlare", spiega Sibilia. Lui propone una fascia-cuscinetto, come c'era una volta la Semipro. Perché così questo calcio non regge più, troppi i fallimenti, le penalizzioni in classifica che inquinano i campionati. Ma è difficile mettersi ad un tavolo in questo momento, e sono già passati oltre due mesi dalle elezioni federali (6 marzo). Calciatori e allenatori sono disponibili? Le ruggini fra Tommasi e Ulivieri, che si è schierato con Tavecchio, sono state cancellate? Ma se non si fa sistema non si va da nessuna parte. Lo aveva temuto Malagò, e, almeno per ora, ci ha indovinato.
Doping, politica e giustizia: come combattere una piaga dello sport moderno
Dopare, infinito equiparato a molti verbi dal contenuto dispregiativo come barare, rubare, imbrogliare: in certi casi avvicinato anche a uccidere. Il Doping è unanimemente riconosciuto come il male dello Sport contemporaneo. E su questo aspetto e sulle sue controverse ramificazioni, la Fondazione Universitaria Foro Italico ha organizzato martedì 16 maggio (dalle ore 10) presso la Sala Parlamento del Cnel (viale Lubin 2, Roma) il convegno dal titolo "Profili giuridici e organizzativi dell'antidoping: attualità e prospettive". A presentare l'incontro il professor Fabio Pigozzi, rettore dell'università Foro Italico, Maurizio Casasco presidente della Federazione Italiana Medici sportivi e il generale Leonardo Gallitelli, presidente di Nado Italia. Ad arricchire il convegno, la lettura inaugurale sull'"Armonizzazione delle politiche antidoping" del Prof. Michael Geistlinger (Arbitro del Tribunale Arbitrale dello Sport che ha presieduto nella edizione dei Giochi Olimpici di Rio). L'avvocato Bruno Di Pietro tratteggerà i confini del codice antidoping mondiale, all'avvocato Guido Valori è affidata invece la spiegazione del sistema antidoping italiano tra i più accreditati al mondo. Delle regole internazionali e le loro interpretazioni si occuperà il professor Piero Sandulli dell'università di Teramo mentre spetterà a Horacio Corti, difensore generale della procura di Buenos Aires, raccontare il complesso incastro tra doping e filosofia dello sport. A chiudere il convegno, il professor Gennaro Terracciano, prorettore dell'Ateneo Foro Italico.
Ma perché non cacciano i razzisti dagli stadi?
Il Cagliari del presidente Tommaso Giulini e del suo braccio destro Stefano Filucchi fa molto contro il razzismo e a favore della integrazione: ma bisogna fare un passo avanti. Decisivo. Bisogna cacciare certi imbecilli dagli stadi. Difficile individuarli quando sono tanti a fare buuu, e succede purtroppo. Più facile quando sono dieci idioti come è accaduto al Sant'Elia: c'è la speranza ancora che quella gentaglia possa restarsene a casa? C'è la speranza che possa essere individuata e punita? Una vicenda, quella di Muntari, che ha fatto scalpore. L'arbitro Minelli non ha visto né sentito, ingiusto prendersela con lui. Come poteva fermare la partita? Il giudice sportivo ha applicato il regolamento, e con due ammonizioni è prevista la squalifica: chi parla di sentenza "insensata" non conosce le regole del calcio, meglio che si informi. Il giudice è come un notaio, non può svicolare da certe norme, non può fare di testa sua. Poi, c'è stata una decisione "politica", ispirata dal sindacato calciatori e condivisa da Tavecchio, che ha fatto cancellare la squalifica al giocatore del Ghana. Ma è stata una decisione che è piaciuta poco al mondo arbitrale perché all'Aia temono che possa causare un pericoloso precedente. Speriamo di no. Il campo non si deve mai abbandonare anche quando, vedi appunto Muntari, si è soggetti ad offese o si crede di aver subito un torto. Un passo avanti si potrà fare, si dovrà fare, con gli stadi di proprietà: via certa gentaglia, non è gradita. E non sarebbe male se Sky ci facesse vedere quelle belle famigliole che fanno il verso della scimmia. Chissà, forse qualcuno, si vergognerebbe.
Ottimi ascolti per Novantesimo Minuto e Domenica Sportiva
Un ottimo ascolto, anche grazie a Roma-Juventus, per la Domenica Sportiva: 1.426.000 spettatori, 10,3% di share. La trasmissione di Alessandro Antinelli quest'anno dura mezzora in meno, "e questo-spiega il suo conduttore-vale un punto di share in meno". I dati, confrontati con lo scorso anno, danno più o meno gli stessi spettatori (1.283.836 la media di quest'anno, 1.283.448 quella dello scorso anno) mentre la share è in discesa (8,26% quest'anno contro 9,60% della stagione passata). Il calcio-spezzatino imperversa, anche se la Ds può beneficiare dei posticipi. Inoltre, spiega ancora Antinelli, alla sua seconda stagione, "c'è stato l'avvento dei canali 8 e 9. Per questo il risultato che facciamo è già un miracolo". Opinione rispettabile, ma in realtà quasi tutte le trasmissioni di Rai Sport soffrono il nuovo modo di vivere il calcio (e lo sport). "Novantesimo Minuto" è troppo lungo anche se i dati confortano i conduttori Paola Ferrari e Alberto Rimedio: ieri è andato in onda solo dalle 18, per via del Giro, e ha fatto 1.217.000 spettatori, 10,7% share. Il sabato l'esperimento di "Calcio Champagne" non ha avuto successo nonostante l'impegno di Marco Lollobrigida, mentre "Nazionali", in onda la domenica notte su Rai 2 (la Bignardi non l'ha voluta su Rai 3 in orari magari più decenti) non ha raccolto grandi consensi. Anche se l'ultima puntata ha fatto il record (441.000 spettatori, 7 per cento share). Peccato perché l'idea del direttore Gabriele Romagnoli era buona, raccontare la vita dei campioni dello sport (tolti quelli del calcio, che non amano farsi raccontare): ma la collocazione, dalla mezzanotte e mezzo della domenica, ha tenuto lontani soprattutto i giovani.
La Lega di B ha perso Abodi che si è dimesso per sfidare Tavecchio: così manca un presidente. Due i tentativi a vuoto, ora entro maggio, su pressioni del n.1 della Figc, la Lega cadetta dovrà riprovarci. Altrimenti pure lì arriva il commissario. Lotito tenta il colpaccio,12 voti e diventa presidente, così può tornare in consiglio federale, dove vuole togliersi ancora qualche soddisfazione. Ma c'è un fronte contrario che sinora l'ha fermato.
La Lega Pro, ex serie C, va avanti per la sua strada, coi (tanti) problemi che il presidente Gabriele Gravina cerca di risolvere. Per ora resta al suo posto ma ha manifestato l'intenzione di mollare. Intanto, cambio della guardia: il nuovo direttore generale è il giovane Mario De Luca, ex responsabile tesseramenti Figc. Prende il posto di Francesco Ghirelli, che diventa segretario generale. L'ex serie C lo scorso anno aveva presentato un progetto per le seconde squadre. Tutto fermo. Inoltre punta al rating per garantire solidità al sistema, ma intanto deve fare i conti coi tagli della Figc. La Lega Dilettanti aspetta: il nuovo presidente, Cosimo Sibilia, eletto all'unanimità, ha già avviato un importante percorso di risanamento. Anche fra i dilettanti non mancano i problemi, ma è tutto il calcio che va riformato, e in fretta, prima che vada a picco. "Dobbiamo vederci, parlare", spiega Sibilia. Lui propone una fascia-cuscinetto, come c'era una volta la Semipro. Perché così questo calcio non regge più, troppi i fallimenti, le penalizzioni in classifica che inquinano i campionati. Ma è difficile mettersi ad un tavolo in questo momento, e sono già passati oltre due mesi dalle elezioni federali (6 marzo). Calciatori e allenatori sono disponibili? Le ruggini fra Tommasi e Ulivieri, che si è schierato con Tavecchio, sono state cancellate? Ma se non si fa sistema non si va da nessuna parte. Lo aveva temuto Malagò, e, almeno per ora, ci ha indovinato.
Doping, politica e giustizia: come combattere una piaga dello sport moderno
Dopare, infinito equiparato a molti verbi dal contenuto dispregiativo come barare, rubare, imbrogliare: in certi casi avvicinato anche a uccidere. Il Doping è unanimemente riconosciuto come il male dello Sport contemporaneo. E su questo aspetto e sulle sue controverse ramificazioni, la Fondazione Universitaria Foro Italico ha organizzato martedì 16 maggio (dalle ore 10) presso la Sala Parlamento del Cnel (viale Lubin 2, Roma) il convegno dal titolo "Profili giuridici e organizzativi dell'antidoping: attualità e prospettive". A presentare l'incontro il professor Fabio Pigozzi, rettore dell'università Foro Italico, Maurizio Casasco presidente della Federazione Italiana Medici sportivi e il generale Leonardo Gallitelli, presidente di Nado Italia. Ad arricchire il convegno, la lettura inaugurale sull'"Armonizzazione delle politiche antidoping" del Prof. Michael Geistlinger (Arbitro del Tribunale Arbitrale dello Sport che ha presieduto nella edizione dei Giochi Olimpici di Rio). L'avvocato Bruno Di Pietro tratteggerà i confini del codice antidoping mondiale, all'avvocato Guido Valori è affidata invece la spiegazione del sistema antidoping italiano tra i più accreditati al mondo. Delle regole internazionali e le loro interpretazioni si occuperà il professor Piero Sandulli dell'università di Teramo mentre spetterà a Horacio Corti, difensore generale della procura di Buenos Aires, raccontare il complesso incastro tra doping e filosofia dello sport. A chiudere il convegno, il professor Gennaro Terracciano, prorettore dell'Ateneo Foro Italico.
Ma perché non cacciano i razzisti dagli stadi?
Il Cagliari del presidente Tommaso Giulini e del suo braccio destro Stefano Filucchi fa molto contro il razzismo e a favore della integrazione: ma bisogna fare un passo avanti. Decisivo. Bisogna cacciare certi imbecilli dagli stadi. Difficile individuarli quando sono tanti a fare buuu, e succede purtroppo. Più facile quando sono dieci idioti come è accaduto al Sant'Elia: c'è la speranza ancora che quella gentaglia possa restarsene a casa? C'è la speranza che possa essere individuata e punita? Una vicenda, quella di Muntari, che ha fatto scalpore. L'arbitro Minelli non ha visto né sentito, ingiusto prendersela con lui. Come poteva fermare la partita? Il giudice sportivo ha applicato il regolamento, e con due ammonizioni è prevista la squalifica: chi parla di sentenza "insensata" non conosce le regole del calcio, meglio che si informi. Il giudice è come un notaio, non può svicolare da certe norme, non può fare di testa sua. Poi, c'è stata una decisione "politica", ispirata dal sindacato calciatori e condivisa da Tavecchio, che ha fatto cancellare la squalifica al giocatore del Ghana. Ma è stata una decisione che è piaciuta poco al mondo arbitrale perché all'Aia temono che possa causare un pericoloso precedente. Speriamo di no. Il campo non si deve mai abbandonare anche quando, vedi appunto Muntari, si è soggetti ad offese o si crede di aver subito un torto. Un passo avanti si potrà fare, si dovrà fare, con gli stadi di proprietà: via certa gentaglia, non è gradita. E non sarebbe male se Sky ci facesse vedere quelle belle famigliole che fanno il verso della scimmia. Chissà, forse qualcuno, si vergognerebbe.
Ottimi ascolti per Novantesimo Minuto e Domenica Sportiva
Un ottimo ascolto, anche grazie a Roma-Juventus, per la Domenica Sportiva: 1.426.000 spettatori, 10,3% di share. La trasmissione di Alessandro Antinelli quest'anno dura mezzora in meno, "e questo-spiega il suo conduttore-vale un punto di share in meno". I dati, confrontati con lo scorso anno, danno più o meno gli stessi spettatori (1.283.836 la media di quest'anno, 1.283.448 quella dello scorso anno) mentre la share è in discesa (8,26% quest'anno contro 9,60% della stagione passata). Il calcio-spezzatino imperversa, anche se la Ds può beneficiare dei posticipi. Inoltre, spiega ancora Antinelli, alla sua seconda stagione, "c'è stato l'avvento dei canali 8 e 9. Per questo il risultato che facciamo è già un miracolo". Opinione rispettabile, ma in realtà quasi tutte le trasmissioni di Rai Sport soffrono il nuovo modo di vivere il calcio (e lo sport). "Novantesimo Minuto" è troppo lungo anche se i dati confortano i conduttori Paola Ferrari e Alberto Rimedio: ieri è andato in onda solo dalle 18, per via del Giro, e ha fatto 1.217.000 spettatori, 10,7% share. Il sabato l'esperimento di "Calcio Champagne" non ha avuto successo nonostante l'impegno di Marco Lollobrigida, mentre "Nazionali", in onda la domenica notte su Rai 2 (la Bignardi non l'ha voluta su Rai 3 in orari magari più decenti) non ha raccolto grandi consensi. Anche se l'ultima puntata ha fatto il record (441.000 spettatori, 7 per cento share). Peccato perché l'idea del direttore Gabriele Romagnoli era buona, raccontare la vita dei campioni dello sport (tolti quelli del calcio, che non amano farsi raccontare): ma la collocazione, dalla mezzanotte e mezzo della domenica, ha tenuto lontani soprattutto i giovani.