Non ha certo torto Gabriele Gravina, il n.1 del calcio italiano, quando sostiene che in questa situazione "tutti devono fare sacrifici". I club già li fanno e sono sacrifici ingenti, solo la serie A stima di perdere entro fine anno 600 milioni. Per fortuna in questi mesi, Sky ha pagato e deve solo versare l'ultimo bimestre (oltre 100 milioni) della passata stagione. Il 9 novembre, di remoto (si è costretti, per forza di cose, a tornare all'antico), si terrà un consiglio federale della Figc, e stavolta qualche sacrificio dovranno farlo anche i giocatori: passerà infatti la linea Gravina, anche se a maggioranza (il sindacato calciatori voterà contro). E' previsto che il pagamento degli stipendi della Serie A per la rata di settembre, programmata per il 16 novembre, possa slittare ai primi di dicembre. E questo per evitare che alcuni club "ritardatari", e non sono pochi (pare che 15 su venti siano in difficoltà con la liquidità di cassa), vengano penalizzati. Ma lo Stato potrebbe congelare il pagamento dell'Irpef. Insomma, è un piccolo sacrificio per i calciatori, visto quello che guadagnano. L'avvocato Umberto Calcagno è il candidato alle elezioni Aic, associazione italiana calciatori, che si terranno (anch'esse di remoto) il 30 novembre: il suo rivale, ed ex compagno alla Samp, Beppe Dossena, non ha "squadra" e ha poche chances di spuntarla.
Nel suo editoriale sulla rivista 'Il Calciatore' intitolato "Ritorno al futuro", Calcagno ha spiegato che "Federazione e Leghe continuano a interrogarsi sul nostro futuro, limitando la disamina del problema alle solite questioni inerenti il taglio degli stipendi, una soluzione comoda e populista, utile a distogliere con facilità l'attenzione dei media sulle reali ragioni che vedono i nostri club in uno stato di crisi che non ha eguali negli altri contesti europei. La proposta sul taglio agli stipendi quale unica soluzione ai problemi del presente è facilmente gestibile a livello mediatico e, unita allo slittamento dei controlli federali sul pagamento delle mensilità (deliberato a maggioranza in Consiglio Federale nonostante la nostra ferma opposizione), riuscirà ancora una volta a spostare i problemi di qualche mese verso un imbuto di scadenze e pagamenti dal quale non sapremo come uscire in futuro".
Per Calcagno, la strada è quella di "ragionare su una diversa distribuzione delle risorse quale base della tanto agognata riforma del calcio italiano, un nuovo patto sulla sostenibilità accompagnato da norme più rigide in sede di ammissione ai campionati e nei controlli durante la stagione". C'è da dire che durante il periodo del lockdown i rapporti fra Figc, Leghe e sindacato calciatori sono stati improntati al buon senso, c'è stato un taglio di stipendi limitato, il sindacato è stato al fianco dei calciatori ma non c'è stato un accordo quadro, solo trattative singole. E pochi sono stati i contenziosi. Ora è il momento della responsabilità, di tutti. Molti club hanno speso più che investire e adesso si trovano con l'acqua alla gola: il costo del lavoro, nel calcio, è ancora troppo alto. In futuro, bisognerà pensare di ridurre certi stipendi, almeno quelli di secondo piano. I campioni, si sa, costano cari e hanno un mercato mondiale. Ma ci sono troppi giocatori da panchina che guadagnano ancora cifre sbalorditive. E c'è da mettere mano a tutto il sistema, cominciando con una seria riforma dell'area professionistica.
Nel suo editoriale sulla rivista 'Il Calciatore' intitolato "Ritorno al futuro", Calcagno ha spiegato che "Federazione e Leghe continuano a interrogarsi sul nostro futuro, limitando la disamina del problema alle solite questioni inerenti il taglio degli stipendi, una soluzione comoda e populista, utile a distogliere con facilità l'attenzione dei media sulle reali ragioni che vedono i nostri club in uno stato di crisi che non ha eguali negli altri contesti europei. La proposta sul taglio agli stipendi quale unica soluzione ai problemi del presente è facilmente gestibile a livello mediatico e, unita allo slittamento dei controlli federali sul pagamento delle mensilità (deliberato a maggioranza in Consiglio Federale nonostante la nostra ferma opposizione), riuscirà ancora una volta a spostare i problemi di qualche mese verso un imbuto di scadenze e pagamenti dal quale non sapremo come uscire in futuro".
Per Calcagno, la strada è quella di "ragionare su una diversa distribuzione delle risorse quale base della tanto agognata riforma del calcio italiano, un nuovo patto sulla sostenibilità accompagnato da norme più rigide in sede di ammissione ai campionati e nei controlli durante la stagione". C'è da dire che durante il periodo del lockdown i rapporti fra Figc, Leghe e sindacato calciatori sono stati improntati al buon senso, c'è stato un taglio di stipendi limitato, il sindacato è stato al fianco dei calciatori ma non c'è stato un accordo quadro, solo trattative singole. E pochi sono stati i contenziosi. Ora è il momento della responsabilità, di tutti. Molti club hanno speso più che investire e adesso si trovano con l'acqua alla gola: il costo del lavoro, nel calcio, è ancora troppo alto. In futuro, bisognerà pensare di ridurre certi stipendi, almeno quelli di secondo piano. I campioni, si sa, costano cari e hanno un mercato mondiale. Ma ci sono troppi giocatori da panchina che guadagnano ancora cifre sbalorditive. E c'è da mettere mano a tutto il sistema, cominciando con una seria riforma dell'area professionistica.