Allarme rosso. Dai successi sportivi, tra i quali spicca ovviamente il trionfo della Nazionale a Euro 2020, ai tanti guai del sistema-calcio, dai conti in rosso (con una perdita di quasi un milione al giorno) aggravati dall'emergenza Covid all'ormai annosa questione delle carenze infrastrutturali, passando per lo scarso utilizzo dei giovani talenti nei campionati di vertice. È quanto emerge dalla 12ª edizione del ReportCalcio, il documento sviluppato dal Centro Studi Figc in collaborazione con Arel (Agenzia di Ricerche e Legislazione) e PwC Italia (PricewaterhouseCoopers). Pubblicato integralmente sul sito della Federcalcio (www.figc.it), il ReportCalcio è stato presentato su Sky Sport 24 nello speciale condotto da Luca Marchetti, che ha visto gli interventi del presidente della Figc Gabriele Gravina e degli editorialisti Matteo Marani e Alessandro F. Giudice.
"I numeri del ReportCalcio - dichiara il presidente della Figc Gabriele Gravina - confermano la necessità di avviare un programma di sviluppo sostenibile che parta dalla responsabilità e dalla credibilità: l'urgenza non più rinviabile riguarda la messa in sicurezza del calcio professionistico sotto il punto di vista economico-finanziario, poi servono investimenti nei settori giovanili e nelle infrastrutture, assieme all'aumento del numero dei selezionabili per le Nazionali azzurre. Sono queste le priorità su cui si sta concentrando l'iniziativa della Federazione e su cui intendo coinvolgere le componenti federali per trovare le soluzioni più condivise possibili. Alla situazione strutturalmente critica prima del Covid, si è aggiunta la carenza di liquidità generata dalla pandemia, non possiamo più rinviare una presa d'atto collettiva su dati onestamente impietosi, dobbiamo lavorare per un risanamento generale e una diversa gestione dei nostri Club".
"L'effetto principale della pandemia sul calcio professionistico italiano - afferma Federico Mussi, Partner Deals PwC Italia - è stato enfatizzare le fragilità di un sistema convalescente da lunga data. Nei 12 anni precedenti ha registrato perdite aggregate pari a circa 4,1 miliardi di euro ed una situazione finanziaria in passivo per oltre 5 miliardi di euro, con indici di liquidità in progressivo peggioramento".
Il calcio professionistico evidenzia un profilo estremamente preoccupante dal punto di vista della sostenibilità economico-finanziaria, a fronte di uno squilibrio strutturale che già prima della pandemia risultava particolarmente accentuato: nei 12 anni analizzati prima dell'impatto del Covid-19 (dal 07-08 al 18-19), il calcio professionistico italiano ha prodotto un 'rossò aggregato pari a circa 4,1 miliardi di euro (quasi € 1m al giorno). In particolare, il fatturato aggregato dei club di Serie A, B e C ha raggiunto nel pre Covid-19 i quasi 3,9 miliardi di euro, con un aumento di 1,5 miliardi rispetto a 12 anni prima, ma quasi il 90% della crescita dei ricavi tra il 2007-2008 e il 2018-2019 è stata utilizzata per coprire l'aumento degli stipendi e degli ammortamenti/svalutazioni. L'indebitamento totale ha raggiunto nel 2018-2019 i quasi 4,8 miliardi di euro, circa il doppio rispetto ai 2,4 miliardi registrati nel 2007-2008. Una crisi 'strutturalè che la pandemia ha contribuito ad accelerare ulteriormente: la perdita complessiva è passata dai 412 milioni del 2018-2019 agli 878 del 2019-2020, fino agli oltre 1,3 miliardi del 2020-2021. Nelle 2 stagioni con impatto Covid-19 (19-20 e 20-21) il 'rossò aggregato prodotto dal calcio professionistico italiano è stato quindi pari ad oltre 2,2 miliardi di euro, mentre a livello finanziario l'indebitamento è salito dai 4,8 miliardi di euro del 2018-2019 ai quasi 5,4 del 2020-2021. Un risultato influenzato dagli effetti negativi prodotti dal Covid-19 sulla capacità dei club di generare ricavi (il valore della produzione nel biennio segnato dalla pandemia è diminuito del 9,3%), dai costi connessi all'implementazione dei protocolli sanitari, ma anche dal continuo incremento degli stipendi e degli ammortamenti: il costo del lavoro medio nelle 2 stagioni con impatto Covid-19 (2019-2020 e 2020-2021) è stato pari a 2.231 milioni, in aumento del 7,9% rispetto al 2018-2019, mentre gli ammortamenti/svalutazioni sono saliti del 24,5% (passando da 962 a 1.198 milioni di euro). I club di serie A hanno continuato a pagare stipendi altissimi anche durante la pandemia: eppure chiedono l'aiuto del governo...
L'impatto del Covid-19 è stato comunque evidente, in particolare per quanto riguarda i ricavi da ingresso stadio (quasi azzerati nel 2020-2021, rispetto ai 341 milioni di euro del 2018-2019). Tra il 2018-2019 e il 2020-2021, il numero complessivo di spettatori presenti negli stadi italiani per competizioni di alto livello (calcio professionistico e Rappresentative Nazionali) è passato da 16,1 milioni ad appena 148.248, mentre gli spettatori potenziali 'persì nel solo calcio professionistico nelle 2 stagioni con impatto Covid-19 (19-20 e 20-21) ammontano a 23,1 milioni, con un impatto in termini di ricavi potenziali da ticketing non realizzati pari a 513,3 milioni di euro. A fronte di queste criticità, l'obiettivo del percorso di riforme che la Figc sta sviluppando nelle ultime settimane riguarda necessariamente il tentativo di dare stabilità al calcio professionistico italiano, al fine di valorizzare ulteriormente uno dei principali settori industriali italiani e un asset strategico dell'intero Sistema Paese; un comparto economico in grado di coinvolgere 12 diversi settori merceologici nella sua catena di attivazione di valore, con un impatto indiretto e indotto sul Pil italiano pari a 10,2 miliardi di euro e oltre 112.000 posti di lavoro attivati.
Il calcio continua inoltre a costituire per distacco il principale sport italiano in termini di interesse: nel 2021 il 55% della popolazione Over 18 si dichiara interessata a questo sport (rispetto al 48% della media europea), per un totale pari a circa 27,4 milioni di persone. Il secondo sport, ovvero il tennis, non supera il 28%, circa la metà rispetto al calcio (14 milioni di italiani). Anche a causa dell'impatto del Covid-19, emerge tuttavia un preoccupante trend di decremento dei principali livelli di interesse per tutte le discipline sportive italiane: tra il 2019 e il 2021, nello specifico, l'interesse per il calcio è diminuito di 9 punti percentuali (dal 64% al 55%). Il decremento ha riguardato tutte le principali competizioni calcistiche per club maschili e le diverse modalità di fruizione (ad eccezione dei social media), mentre le competizioni femminili hanno registrato una sostanziale tenuta dei numeri. Ora il professionismo delle ragazze: doveroso, d'accordo, ma si sono affrettati troppo i tempi e questo creerà non pochi problemi a qualche club. Aspettando gli aiuti dello Stato...
Uno dei principali impatti del Covid-19 ha riguardato la diminuzione dei tesseramenti e del livello di attività sportiva (con importanti ripercussioni socio-economiche sul territorio): i calciatori tesserati per la Figc sono diminuiti del 21% tra il 2018-2019 e il 2020-2021, passando da 1.062.792 a 840.054. L'impatto più significativo ha riguardato il Settore Giovanile e Scolastico: nel 2020-2021 sono andati persi quasi il 30% dei tesserati, in diminuzione di circa 200.000 rispetto al pre COVID-19. Ma al termine dell'ultima stagione sportiva (2021-2022), i calciatori tesserati sono tornati sostanzialmente agli stessi livelli del pre Covid-19, crescendo del 25,1% fino a 1.050.976 (con un aumento di oltre 210.000 giocatori in appena una sola stagione sportiva).
Un altro aspetto collegato alla dimensione sportiva messo in luce dal ReportCalcio riguarda la valorizzazione del talento giovanile: da una parte, gli ottimi risultati ottenuti dalle Nazionali giovanili italiane testimoniano il livello qualitativo dei talenti italiani ma il ReportCalcio sottolinea la difficoltà dei giovani talenti ad essere impiegati stabilmente nel calcio di vertice: nella Serie A 2020-2021 il minutaggio dei calciatori italiani Under 21 ha inciso per appena l'1,5% del totale, rispetto al 35,9% degli Over 21 italiani, al 59,5% degli Over 21 stranieri e al 3,1% degli Under 21 stranieri. Poi la nota dolente degli impianti , il trionfo degli Europei, il fallimento mondiale: ma c'è voglia di calcio in Italia, da qui si può e si deve ripartire. La Figc è solida, il bilancio ottimo, Gravina è forte politicamente: ma ora ci vogliono le riforme. Si è perso sin troppo tempo a litigare. "Oggi adottare un indice di liquidità dello 0,6 è davvero il minimo indispensabile, faremo di tutto per avere anche altri indicatori incisivi. La nostra idea per l'indice è comunque quella di passare da 0,6 a 0,8 in tre anni per poi arrivare a 1". Lo ha detto Gabriele Gravina."C'è una sorta di miopia sulle azioni che bisogna adottare per rivoluzionare il nostro approccio a livello culturale . Bisogna entrare in una visione diversa. Non possiamo pensare di adottare indicatori diversi rispetto ai dati a disposizione. Se pensiamo di fare simulazioni con alcuni parametri e poi adottare le soluzioni necessarie soltanto se soddisfano i valori attuali, non ci siamo". Poi ha concluso: "Dobbiamo controllare i costi. Metterò in campo tutte le mie energie per individuare le criticità perché bisogna risolvere questa problema. Ci stiamo lavorando con una serie di proposte sulle quali c'è un confronto serrato. E' mia intenzione portare entro il 28 luglio per l'ultimo consiglio federale una nuova formula delle licenze nazionali impostato sul piano triennale". Si aspetta da anni anche la riforma dei campionati, poi le accademie per fare giocare gli italiani, la soluzione derl caso plusvalenze. Di fronte a questi dati sarebbe assurdo perdere altro tempo.
Conferenza al Coni sui dati Istat, "da dove ripartiamo"
Domani, giovedì 14 luglio, al Salone d'onore del Coni conferenza stampa sul tema, "I numeri dello sport. Dopo il Covid 19 da dove ripartiamo". Interverranno il n.1 del Coni, Giovanni Malagò, e il presidente Istat, Gian Carlo Blangiardo. La Vezzali in una intervista a Repubblica ha detto: "Siamo al quintultimo posto in Europa per praticanti sportivi. Gli italiano fanno pochissimo sport, compresi i bambini". L'Istat darà i dati della situazione. Certo, anche se in Italia si fa poco sport, i risultati sono più che eccellenti: basta pensare a Tokyo, a Pechino e ai Giochi del Mediterraneo (snobbati dalla Rai). Secondo Malagò (vedi Spy Calcio del 9 luglio) potrebbero esserci problemi in futuro, magari dopo Parigi 2024. Il motivo? La scuola dove si fa poco sport ("e male", parole di Malagò).