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Trentalange e Ghirelli, il calcio riparte da zero

Alfredo Trentalange (ansa)
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Mai un attimo di pace. Il mondo del calcio vive di terremoti continui: l'addio di Cosimo Sibilia e di Paolo Dal Pino prima, ora le dimissioni di Alfredo Trentalange, capo degli arbitri, e di Francesco Ghirelli, presidente della Lega di C da quattro anni. Come al solito, bisogna ripartire da capo. Difficile, in questa situazione, pensare alle riforme, anche se certo Gabriele Gravina non è tipo che si arrende facilmente. Il nostro calcio è in ginocchio: quanto siamo lontani dai vertici mondiali dopo aver visto Argentina-Francia... Ci sarà da lavorare sodo, da ricostruire non solo un'immagine.

Gli arbitri sono senza guida dopo l'incredibile caso D'Onofrio, il capo della Procura coinvolto in una traffico con i narcos (e ora in carcere). La verità forse non si saprà mai: possibile che nessuno, in tutti questi anni, non si sia mai accorto di nulla? Gli arbitri, di solito, sanno tutto di tutti. D'Onofrio non parlerà, per motivi evidenti. Altri pure staranno in silenzio. Paga (solo) Alfredo Trentalange che aveva avuto non poche pressioni a dimettersi sin da quando è esploso lo scandalo. Nei giorni scorsi, ad esempio, due parlamentari di Fratelli d'Italia, Marcheschi e Melchiorre, scrivevano: "E' auspicabile un passo indietro dei vertici dell'Aia per restituire credibilità al mondo degli arbitri". E sostenevano che la Figc sarebbe dovuta intervenire. Gravina era pronto a farlo, oggi avrebbe commissariato l'Aia: solo che ieri, Trentalange l'ha anticipato, e si è dimesso. A sorpresa, anche perché non ne voleva sapere, era stato sentito dal procuratore Chinè venerdì scorso come da sua richiesta ed era pronto a presentare una memoria in consiglio federale. In verità aveva detto alla vigilia, "non avrei nulla da temere ma altri, purtroppo, potrebbero trasformare (il consiglio di oggi, ndr) in un evento a rilevanza completamente diversa".

Quindi, Alfredino lascia per "preservare l'Aia da ogni paventata ipotesi commissariale". E sì, perché Gravina, forte della maggioranza, oggi avrebbe davvero commissariato gli arbitri dopo aver tolto loro la procura. "Un gesto nobile, da galantuomo quello di Trentalange" ha detto l'avvocato Paolo Gallinelli che fa parte del suo collegio difensivo insieme con il professor Bernardo Mattarella e l'avvocato Presutti (già legale di Lotito, cosa che in Figc non è stata molto apprezzata). Stupisce comunque che Trentalange non abbia fatto un passo indietro subito: il 15 novembre in consiglio federale la sua difesa era apparsa a tanti assai debole. Ma Trentalange è un tecnico, un ex arbitro, non un politico. Ha sbagliato forse a candidarsi per l'Aia, dove lo scorso anno ha battuto Marcello Nicchi, ma soprattutto ha sbagliato a lasciare troppo spazio al suo vicario, Duccio Baglioni. Ora, si va ad elezioni, entro 90 giorni come da statuto. Si candiderà Baglioni? Oppure si faranno sotto Rocchi o Rizzoli? Orsato, ottimo arbitro, lascia solo a fine stagione. Gli arbitri hanno bisogno di serenità, di stabilità, di una guida forte che spazzi via tutte le ombre.

Così la Lega di C, terzo campionato professionistico, ora avrà bisogno di un nuovo presidente. Francesco Ghirelli, in carica dal 2018, si è dimesso: un errore, il suo, presentare quella riforma. È cascato nella trappola, ed è strano per un dirigente come lui, non solo esperto ma anche profondo conoscitore dei meccanismi della politica (sportiva). Ora, anche qui, si va ad elezioni (entro 60 giorni). Il vicario Marcel Vulpis rappresenta la Lega, e probabilmente si candiderà. Ma non dovrebbe essere l'unico: importante, è evitare altri scossoni. Il 2023 non sarà un anno facile: a fine gennaio, ad esempio la procura Ficg chiude l'inchiesta sulla Juve.

Ghirelli, ecco perchè mi sono dimesso: “Non mi va di fare il becchino della Serie C”

Francesco Ghirelli, che si è dimesso dalla presidenza della Lega Pro, fa il punto sulla situazione del calcio italiano. Ecco il suo pensiero: “Siamo ad un punto di non ritorno: crisi sportiva-fuori dal Mondiale; crisi economico-finanziaria ad un passo dal collasso; giovani pochissimi-fine preannunciata. Riforme? Un procedere mellifluo, senza incidere, senza mettere decisione. Ragionare a sistema, ognuno per sè, una miopia sconsiderata (unica Lega che propone di incidere su se stessa è la Lega Pro per favorire la riforma). Mi sono “accodato” ( uso un termine che mi fa venire la varicella) alla Serie A per provare a fare una proposta del calcio professionistico, suscitando malesseri nei vertici. Niente si è fatto. Serie A e serie B fanno un comunicato sul lavoro di riforma e dopo venti minuti dal comunicato stampa parte una lettera della Serie B che propone di ripartire da due mesi prima. Che strada rimane? Cambiare il format della C, se la riforma dei campionati si fa non è in contrasto. Viene bocciata. Se fossi furbo non mi sarei dimesso: ho 34 voti sulla riforma. Date le dimissioni, tutti o gran parte che mi manifestano stima. Grazie, non è in discussione questo. Se non si fa la riforma non mi interessa fare il presidente di lega Pro. Io sono all’opposto dell’agire per furbizia, per fare il presidente. Lo faccio se si fa la riforma, perché il format è quello giusto, innovativo e di grande tradizione, che porterebbe risorse ed emozionerebbe ragazze e ragazzi. Non c’è tempo da perdere, il tempo in cui si fa non è una variabile indipendente. Non è così? Buon viaggio, amici con il sorriso. Non sarò il “becchino” della Serie C. Tradirei se tornassi indietro, cosa? La speranza di cambiamento deve restare accesa”.