Appuntamento martedì 10 gennaio alla Casa dello sport: i presidenti delle Federazioni si ritroveranno al Salone d'onore del Coni per discutere sulla sentenza del Tar del Lazio (Sezione Prima Ter, presidente Francesco Arzillo ) che apre una breccia sul limite ai mandati (vedi Spy Calcio del 31 dicembre ). La sentenza del tribunale amministrativo, cui si è rivolto un dirigente toscano (Carlo Capodaglio) della Federtennis di Angelo Binaghi, in 24 pagine ha accolto il ricorso e "girato" adesso la pratica alla Corte Costituzionale che dovrà decidere se ci sono "profili di incostituzionalità" sulla legge che limita a tre i mandati dei presidenti di Federazione. Questa la motivazione del collegio del Tar: "... In conclusione, il Collegio... ritiene rilevante nel presente giudizio e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 16, comma 2, del d.lgs 23 luglio 1999, n. 242, come modificato dall'art. 2, comma 1, della legge 11 gennaio 2018, n. 8, e dell'art. 6, commi 1 e 2, della legge n. 8/2018 (nella parte in cui esclude agli associati della FIT la possibilità di candidarsi nell'ambito degli organi direttivi a coloro che abbiano già svolto tre mandati) per violazione degli artt. 2, 3, 18, 41, 42, 48 e 117, comma 1, Cost., in relazione all'art. 11 CEDU, e dell'art. 12 Carta di Nizza. Ai sensi dell'articolo 23, comma 2, della legge 11 marzo 1953 n. 87, deve essere pertanto disposta l'immediata trasmissione degli atti alla Corte costituzionale per la decisione della questione di legittimità costituzionale sollevata con la presente ordinanza...".
La legge pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale è dell'11 gennaio 2018. All'articolo 2, comma 1, è scritto: "All'articolo 16 del decreto legislativo 23 luglio 1999, n. 242, e successive modificazioni, il comma 2 è sostituito dal seguente: "Gli statuti delle Federazioni sportive nazionali e delle discipline sportive associate prevedono le procedure per l'elezione del presidente e dei membri degli organi direttivi, promuovendo le pari opportunità tra donne e uomini. Il presidente e i membri degli organi direttivi restano in carica quattro anni e non possono svolgere più di tre mandati... ". Massimo 12 anni e poi stop. Con questa legge, dopo le Olimpiadi di Parigi 2024, non si potrebbero più ricandidare Binaghi, Barelli, Buonfiglio, Luciano Rossi, Petrucci, Chimenti, Abbagnale, Urso, Casasco, Serafica, Aracu, Scarzella, eccetera. Una ventina di presidenti, quasi la metà di quelli in carica adesso. Sarebbe un'autentica rivoluzione che spazzerebbe via una generazione di dirigenti che hanno fatto la storia, anche a suon di medaglie, dello sport italiano. Oltre a questi, sarebbero a fine carriera anche tanti presidenti a livello locale, creando non pochi problemi sul territorio. Ma Petrucci e c. non si arrendono di sicuro e sono pronti a dare battaglia.
Il Tar, come detto, ha aperto uno spiraglio importante: la tesi che è passata è che le Federazioni sportive sono associazioni private e quindi non sono soggette al vincolo dei mandati. Anche se beneficiano di fondi pubblici, i contributi annuali dello Stato (290 milioni come ordinari più 80 straordinari): bisognerà vedere cosa ne pensa la Consulta. Il Coni, invece, come si sa è un Ente Pubblico, come lo sono ad esempio gli amministratori comunali. Ora le carte sono passate, come detto, alla Corte Costituzionale, il massimo organo giuridico: è una gara contro il tempo perché le Federazioni cominceranno ad andare al voto già a settembre 2024 (mentre il Coni deve farlo entro giugno 2025). La Corte Costitizionale di solito non ha tempi brevi, ma molti presidenti federali hanno forti conoscenze in ambito politico e sono sicuri di avere una sentenza favorevole nel giro di poco più di un anno. Intanto, c'è da dire che l'11 novembre di quest'anno scadranno i vertici della Consulta: fine mandato, stavolta sicuro, per la presidente Silvana Sciarra e i vicepresidenti De Petris e Zanon. Toccherà poi a Mattarella indicare altri due membri, mentro il terzo sarà scelto dal Parlamento. Poi, la Consulta voterà il suo presidente (potrebbe essere Francesco Modugno, in carica dal 21 dicembre 2015, il membro più anziano). La strada del Parlamento per poter cambiare la legge è quasi impraticabile, i presidenti di Federazione ora confidano quindi nella Corte Costituzionale.