Venti presidenti, e che nomi. Domani mattina, martedì 10 gennaio, al Coni, si riuniscono i vertici delle Federazioni sportive e fra questi ci sono i numeri uno di venti Federazioni, quasi la metà, che in base alla legge sui mandati (massimo tre) dopo Parigi 2024 sarebbero costretti a lasciare. Si tratta di nomi importanti che hanno fatto la storia dello sport italiano: Petrucci, Binaghi, Chimenti, Abbagnale, Casasco, Luciano Rossi, Scarzella, Serafica, Aracu, Buonfiglio, Urso, eccetera. Con loro fine percorso anche per i presidenti di cinque Dsa e moltissimi comitati regionali (un problema non di poco conto). Non ci stanno a essere sbattuti fuori, addidati ai tempi di Spadafora, ministro dello sport poco rimpianto, come la Casta. Ma quale Casta. Hanno vinto tanto, hanno costruito (non tutti, d'accordo, ma molti di loro sì) le fondamenta del nostro sport. Alcuni sono anche ai vertici dello sport mondiale: Aracu con la World Skate che ha plasmato lui, portando ai Giochi lo skateboard, Luciano Rossi presidente da poco di tiro a volo e tiro a segno e Antonio Urso, segretario generale e tesoriere della pesistica che cerca di uscire dalle secche del doping. Se non cambia la legge, ci sarà una autentica rivoluzione nello sport. Per questo ora sperano tutti nella Corte Costituzionale (o in un interessamento del Parlamento).
Ci saranno al primo piano del Coni, domani, oltre ai presidenti direttamente interessati, anche quelli di Federazioni al momento non toccate dal limite dei mandati. Ci saranno anche due avvocati, conosciuti e stimati nel mondo dello sport, che spiegheranno nei dettagli il provvedimento, 24 pagine, del Tar del Lazio (vedi Spy Calcio del 4 gennaio). Un provvedimento corposo che rimanda adesso alla Corte Costituzionale. Il Tar è entrato in maniera più che dettagliata nel merito della legge, suggerendo (quasi) anche la soluzione: ma questo non dovrebbe toccare la suscettibilità dei giudici della Consulta, quanto mai (giustamente) pignoli. Ecco cosa ha scritto il presidente Francesco Arzillo, sezione prima ter del Tar del Lazio: "...In conclusione, il Collegio... ritiene rilevante nel presente giudizio e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 16, comma 2, del d.lgs 23 luglio 1999, n. 242, come modificato dall'art. 2, comma 1, della legge 11 gennaio 2018, n. 8, e dell'art. 6, commi 1 e 2, della legge n. 8/2018 (nella parte in cui esclude agli associati della FIT la possibilità di candidarsi nell'ambito degli organi direttivi a coloro che abbiano già svolto tre mandati) per violazione degli artt. 2, 3, 18, 41, 42, 48 e 117, comma 1, Cost., in relazione all'art. 11 CEDU, e dell'art. 12 Carta di Nizza. Ai sensi dell'articolo 23, comma 2, della legge 11 marzo 1953 n. 87, deve essere pertanto disposta l'immediata trasmissione degli atti alla Corte costituzionale per la decisione della questione di legittimità costituzionale sollevata con la presente ordinanza...".
La legge su cui si discute, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, è quella dell'11 gennaio 2018. All'articolo 2, comma 1, è scritto: "All'articolo 16 del decreto legislativo 23 luglio 1999, n. 242, e successive modificazioni, il comma 2 è sostituito dal seguente: "Gli statuti delle Federazioni sportive nazionali e delle discipline sportive associate prevedono le procedure per l'elezione del presidente e dei membri degli organi direttivi, promuovendo le pari opportunità tra donne e uomini. Il presidente e i membri degli organi direttivi restano in carica quattro anni e non possono svolgere più di tre mandati... ". Massimo dodici anni, poi si cambia. Per ora.
La Corte Costituzionale è stata chiamata ad abrogare questa legge. L'11 novembre scadranno i vertici, il presidente e due vice, della Consulta. Il problema semmai è nei tempi. Non brevi, di solito. La Corte Costizionale potrebbe anche decidere per l'inammissibilità, d'accordo, ma i presidenti si augurano che ci sia un via libera. Che deve però arrivare in fretta: le Federazioni sportive, in base ai principi informatori del Coni, devono andare al voto dopo i Giochi di Parigi 2024, quindi da settembre 2024 sino a al 15 marzo del 2025, e non oltre. Se l'abrogazione dovesse arrivare, ad esempio, a gennaio-febbraio del 2025 molte Federazioni sarebbero già andate al voto con la legge attuali, e molti presidenti quindi esclusi. Un grosso problema. Nel 2025 andrà al voto anche il Coni, Ente pubblico: la data deve essere stabilita entro il 31 dicembre 2024 e si può andare alle urne nell'arco di tempo che va dal primo maggio al 30 giugno 2025. Ci sono già manovre sotterranee di chi vorrebbe prendere il posto di Giovanni Malagò, pure lui al terzo mandato, ma nessuno, per ora, esce allo scoperto per non "bruciarsi". Ma la decisione del Tar pare non sia piaciuta affatto a una parte del mondo politico (che ne dice ad esempio Giorgetti che di questa legge era stato fra i promotori?). Non si esclude quindi del tutto che prima che intervenga la Consulta, sia lo stesso Parlamento ad intervenire per modificare la legge, magari prevedendo che dopo il terzo mandato ci sia una maggioranza qualificata (70 per cento?) per essere rieletti. In questo caso sarebbe assicurato, almeno in parte, quel ricambio voluto dal legislatore. Di sicuro, nel mondo dello sport c'è grande fermento e il summit di domani lo conferma.
Torna Domenica Dribbling, 3,21% di ascolto per Paola Ferrari e Adriano Panatta
Dopo la lunga sosta mondiale, è tornata Domenica Dribbling su Rai 2 con i mattatori Paola Ferrari e Adriano Panatta: un ascolto medio del 3,1 per cento, con un picco del 4,36% (ore 17.57, argomento Juve). La trasmissione ha aperto con l'1,72 per cento, con un traino modesto della prima parte, e chiuso con il 3,50. Qualcosa va rivisto in futuro: ci dovrà pensare la direttrice di Rai Sport, Alessandra De Stefano (o chi ci sarà al posto suo).