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Limite ai mandati, non si muove nulla e crescono i timori dei presidenti

Andrea Abodi, al centro nella foto, con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il numero uno del Coni Giovanni Malagò
Andrea Abodi, al centro nella foto, con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il numero uno del Coni Giovanni Malagò (fotogramma)
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Non si muove nulla, per ora, e intanto cresce la paura: sì, perché se non cambia la legge sul limite ai mandati (massimo tre, quindi 12 anni) centinaia di dirigenti sportivi fra poco più di un anno dovranno andare a casa. E fra questi dirigenti c'è chi ha fatto la storia dello sport italiano (venti presidenti su poco più di 40): Petrucci, Binaghi, Casasco, Aracu, Urso, Luciano Rossi, Abbagnale, Buonfiglio, Chimenti, Scarzella e tanti altri. Non solo: moltissimi Comitati regionali del Coni avrebbero un problema di non poco conto, lo sport sul territorio rischierebbe di fermarsi perché non è sempre facile trovare volontari.

Il problema è serio: sì, perché le Federazioni dovranno andare al voto dopo le Olimpiadi di Parigi 2024, fra poco più di un anno. In base ai principi informatori del Coni, hanno tempo di andare alla urne sino al 15 marzo del 2025, perché poi toccherà al Coni (Malagò dovrà indire le elezioni entro il 31 dicembre 2024 e le elezioni del suo erede, chissà chi, si terranno entro giugno del 2025).

Il ministro dello sport, Andrea Abodi, competente manager apprezzato da (quasi) tutti, sull'argomento ha le idee chiare: il discorso sul limite ai mandati, non lo "appassiona" affatto, come ha ripetuto più volte. E nel dettaglio ha spiegato: "Ritengo che 12 anni siano un tempo lunghissimo e adeguato per fare ognuno il proprio dovere, mettendo in condizione di lasciare poi il testimone ad altri. Non sono disponibile ad allargare il limite dei mandati". Insomma, per lui è giusto che i vari Petrucci e c. vadano a casa ("ma sarà la Corte Costituzionale che si esprimerà a riguardo"), mentre "a livello provinciale, il mio sentimento è diverso, cercherò di differenziare le regole in questo caso". Sì, perché sennò, come detto, si ferma tutto. Giovanni Malagò, pur non essendo toccato dall'argomento (il Coni è un Ente pubblico), ha affrontato il tema in Giunta e mandato poi una nota al governo facendo presenti le preoccupazioni dei presidenti. Si era parlato anche di una altra ipotesi: alzare il quorum intorno al 70 per cento dopo il terzo mandato: ma questo avrebbe portato al ricambio sperato? Molti, soprattutto con questo sistema elettorale, rimarrebbero probabilmente al loro posto.

I politici, almeno per ora, non si scaldano molto di fronte a questo argomento: il Parlamento, volendo, potrebbe cambiare la legge ma ha altre priorità. I presidenti (in uscita) confidano di più nella Corte Costituzionale: la Consulta avrebbe già rubricato la discussione della legge per cui i tempi della discussione non dovrebbero essere lontanissimi. Il Tar, come noto, aveva fatto notare che il limite ai mandati, che riguardano gli Enti privati, le Federazioni appunto, ha un forte profilo di incostituzionalità, e per questo ha mandato le carte ai giudici della Consulta. Ma l'11 novembre scadranno i vertici, il presidente e i due vice, e i tempi della Corte costituzionale, sempre che sia d'accordo nell'abrogare la legge, cosa non del tutto sicura, non sono mai brevissimi. Per questo crescono i timori.

In primavera intanto la prima novità potrebbe riguardare Sport e Salute Spa. In questi anni l'avvocato Vito Cozzoli, presidente e ad, ha sempre lavorato con passione e impegno: i rapporti col Coni non sono mai stati particolarmente felici, anche perché chi governa, tra ministri e sottosegretari, non ha mai chiarito i confini fra i due Enti. Ci sono state sovrapposizioni e anche (troppe) polemiche. Ora ha promesso il suo impegno Abnodi e da tempo si parla anche di scorporare le due cariche, presidente e amministratore delegato: si vedrà che decideranno, a breve, il premier Meloni e i ministri Giorgetti e Abodi.