Si è svolto oggi il convegno "Il processo di riforma dello sport: attualità e prospettive", organizzato dall'Università di Roma "Foro Italico", per parlare di una delle materie attualmente più complesse del mondo dello sport e ragionare su una riforma che va a toccare tematiche complicate, decisive e delicate del settore, cercando di coniugare esigenze specifiche e modifiche organizzative che finiscono per toccare anche competenze e questioni di carattere strettamente economico.
Ad aprire l'incontro i saluti del prorettore vicario dell'Ateneo Fabio Pigozzi, alla presenza delle massime autorità in materia, il Ministro dello Sport e i Giovani Andrea Abodi e il presidente del Coni Giovanni Malagò. "Oggi ci troviamo a ragionare su una riforma che ha il doveroso compito di tenere unite tradizione e storia con l'esigenza di una nuova modernità. - le parole del professor Pigozzi, attuale presidente di Nado Italia, che hanno dato il via al convegno - Ragioniamo quindi su come le istituzioni principali che governano lo sport siano oggetto di modifiche organizzative di particolare rilievo che inevitabilmente finiscono per incidere anche sulle competenze. Una parte consistente della riforma finisce per toccare anche questioni di carattere strettamente economico e dovrebbe entrare in vigore tra meno di tre mesi, anche se non si esclude la necessità di un nuovo intervento proprio in virtù di un ordinamento tanto complesso".
Malagò ha posto l'accento sulla durata di un processo avviato nel 2019 e non ancora portato a termine, con diversi passaggi politici che non sono riusciti fino ad oggi a fornire una risposta alla governance del mondo sportivo, in cui sostanza e temporalità costituiscono le dinamiche fondamentali. Il ministro Abodi ha ribadito come la sua azione di governo si basi su conoscenza, riflessione e proposte, chiara definizione dei ruoli e presupposti per una collaborazione fondata su una visione armonica fra tutti gli elementi. Tra gli obiettivi da raggiungere, un ragionevole equilibrio, allargamento e consolidamento della base sportiva, strutturazione di un sistema efficiente teso a obiettivi quali il sociale diffuso, la scuola e la salute, promozione sportiva e interventi per l'impiantistica sportiva e la gestione delle infrastrutture e interventi a favore delle periferie. Ancora una volta riaffermata la volontà che la politica non si appropri dello sport mantenendo l'autonomia del mondo sportivo, garantendo organizzazione, diritto e giustizia, un sistema stabile a difesa di uno sport non contaminato.
Concetti ripetuti anche da altri intervenuti che hanno sottolineato l'esigenza di un processo di riforma che detti le regole, senza un intervento normativo che inquini l'autonomia dello sport e dei suoi valori, ma che viceversa assecondi il mondo dello sport favorendone la crescita armoniosa. Sono anche intervenuti il Capo di Gabinetto del Ministero dello Sport e i Giovani, il magistrato della Corte dei Conti Giovanni Atelli e, in collegamento il presidente Anvur Antonio Felice Auricchio, ordinario di Diritto tributario dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro. In occasione del convegno il Prorettore Gennaro Terracciano, ordinario di Diritto amministrativo dell'Ateneo "Foro Italico", ha richiamato l'attenzione sulla vastità e la complessità dell'ordinamento sportivo confermando che il processo di riforma richiede un approccio complessivo e non frazionato, che la complessità va gestita in modo complessivo. Infine, alla presenza degli autori, è stato presentato il volume "Argomenti di Diritto Nazionale e Internazionale dello sport e di giustizia sportiva", a cura dei professori Gennaro Terracciano, Piero Sandulli e Carlo Rombolà dell'Ateneo Foro Italico.
Malagò: "Il Coni non è obbligato a lavorare con Sport e Salute"
"La riforma l'ho vissuta sulla mia pelle e in quattro anni ogni governo ha cambiato le regole del gioco: la prova provata che le cose non hanno funzionato". Lo ha detto il presidente del Coni, Giovanni Malagó, durante il convegno al Foro Italico "il processo di riforma dello sport: attualità e prospettive". "Oggi la speranza è che Abodi faccia qualcosa di soddisfazione" ha proseguito. Sulla definizione dei ruoli di Coni e Sport e Salute ha aggiunto: "Se sono chiari non abbiamo alcun problema a lavorarci insieme, ma nessuno ci obbliga a farlo perché sotto il profilo giuridico siamo ben distinti. Speriamo urgentemente che tutto questo si risolva. Si è creato un clima che non fa bene a nessuno". Parlando della convivenza con Sport e Salute ha poi spiegato "Siamo due società completamente separate: condividiamo solo alcuni spazi a Palazzo H. Per questo ad Abodi ho chiesto di evitare che si vada avanti così, siamo uno sopra all'altro. C'è un problema di spazi, ma noi non abbiamo altri immobili".
Su Sport e Salute oggi è intervenuto anche il ministro Abodi. "Dobbiamo trovare un modo affinché si chiarisca il mestiere di ciascuno. La società in house del governo deve occuparsi di sociale diffuso, di scuola e della salute: null'altro". E sul perché Sport e Salute organizzi anche i grandi eventi ha poi concluso: "Si è affermata laddove c'era una lacuna. I grandi avvenimenti sono una promozione della disciplina e terzo perché se ben gestiti producono utili".
Giochi del Mediterraneo: arriva il commissario, gestirà 150 milioni
Deciso dal governo, il commissariamento dei Giochi del Mediterraneo in programma a Taranto a giugno 2026 (definiti da Malagò "uno dei due grandi eventi di sport del 2026 insieme alle Olimpiadi Milano-Cortina") si è palesato già a marzo scorso e non è stato privo di polemiche iniziali da parte di Regione Puglia e Comune di Taranto. A metà marzo, sollecitati a sbloccare i 150 milioni deliberati per l'organizzazione e l'infrastrutturazione dei Giochi col decreto legge "Sostegni Ter" a marzo 2022, i ministri Raffaele Fitto (Affari europei, coesione e Pnrr) e Andrea Abodi (Sport) scrissero al comitato organizzatore, presieduto dal sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, manifestando "preoccupazione" e rilevando "il ritardo accumulato nell'attività di programmazione dei Giochi del Mediterraneo del 2026 a Taranto". I ministri parlarono di "criticità" e sostennero che a marzo 2023 non c'erano ancora "elementi sufficienti per l'aggiornamento dello schema di Dpcm recante l'identificazione delle opere da realizzare". E questa "mancanza" , dissero Fitto e Abodi, rischiava "di compromettere il tempestivo avvio degli interventi in tempi utili per lo svolgimento dei Giochi". Inoltre, a marzo scorso per i due ministri non si poteva ancora determinare "il costo complessivo degli investimenti pubblici e, conseguentemente, la dimensione economica dell'evento".
Il comitato organizzatore reagì subito alla lettera dei due ministri affermando che "sul presupposto di avere al più presto la disponibilità economica da parte del governo" per i 150 milioni deliberati a marzo 2022, sarà possibile realizzare "in tempo utile per i Giochi" gli interventi che sono "per lo più di adeguamento di impianti esistenti". La figura del commissario si è poi palesata con l'emendamento inserito dai senatori di Fratelli d'Italia nel testo del decreto legge Pnrr quando è arrivato in commissione Bilancio. Nel testo originario del dl non figurava nulla sui Giochi del Mediterraneo. L'emendamento, riformulato dal governo, fa parte del provvedimento approvato di recente da Senato e Camera e prevede che "al fine di assicurare la tempestiva realizzazione degli interventi necessari allo svolgimento dei Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026, con decreto del presidente del consiglio è nominato un commissario straordinario". Il commissario è Massimo Ferrarese, 61 anni, imprenditore delle costruzioni, già presidente di Confindustria Brindisi, Provincia Brindisi e Invimit, la società pubblica del patrimonio immobiliare.