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Ancora veleni nel mondo degli arbitri

Daniele Doveri
Daniele Doveri (ansa)
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Sempre veleni nel mondo degli arbitri: si è appena chiuso il processo ad Alfredo Trentalange (e l'ex presidente dell'Aia ne è uscito a testa alta), che arrivano voci di una possibile inchiesta federale, come riportato da un sito pugliese (L'Attacco.it). Ecco di cosa si tratterebbe: al termine di Milan-Empoli, 7 aprile, l'osservatore arbitrale Claudio Puglisi avrebbe detto davanti alla team arbitrale composto da Marcenaro, Mondin, De Meo e Rapuano: "Quest'anno ho sempre fatto gare di serie B e serie C... E sapete grazie a chi? Grazie agli amici di Torino. Tutto questo da quando ci sono loro, da due anni, gli amici di Torino. Vi sembra normale?". Gli "amici di Torino" sarebbero in realtà Trentalange, ex n.1 Aia. Il primo assistente pugliese Pasquale De Meo avrebbe informato subito l'organo tecnico Manganelli e l'allora vicepresidente Aia, Baglioni. Inoltre De Meo avrebbe avuto colloqui, secondo la ricostruzione assai burrascosi, con Rocchi, il designatore, e Orsato. Al momento, la procura federale, che come noto ha assorbito anche quella arbitrale dopo il caso D'Onofrio, non ha aperto alcuna inchiesta. La Figc comunque segue sempre con attenzione quello che succede nel mondo degli arbitri: in questo caso potrebbe trattarsi dello strascico di una logorante lotta intestina all'Aia, che non sembra affatto unita. Si vedrà più avanti se il procuratore Chinè (vedi Spy Calcio del 28 aprile) aprirà un fascicolo.

Il campionato italiano non è per niente facile. Gli arbitri meritano rispetto. Bene ha fatto ad esempio oggi Doveri a fermare due volte la partita a Bergamo per i cori razzisti (e si spera che chi li ha fatti venga individuato e punito). Intanto, non è escluso che il prossimo anno Trentalange possa ricandidarsi alla guida dell'Aia.