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Stadi da rifare, il sogno degli Europei 2032 costa due miliardi

Andrea Abodi, ministro dello Sport
Andrea Abodi, ministro dello Sport (ansa)
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Ora che si festeggiano i 70 anni dello stadio Olimpico, inaugurato il 17 maggio 1953 dal presidente Einaudi, si guarda al futuro, alla candidatura agli Europei del 2023. Occasione unica. Per l'Italia una sola rivale, la Turchia: ma bisognerà stare attenti, la Turchia ha già gli stadi, e noi no, in più la Turchia è stata scottata parecchie volte nelle sue candidature e ha un certo peso politico. Gabriele Gravina è vicepresidente Uefa, e chissà se questa carica prestigiosa potrà aiutare. Di sicuro, il governo Meloni appoggia la candidatura italiana, quando in passato altri governi si erano dimostrati assai tiepidi (e si sa come era finita...).

"In questa esperienza di ministro sto diventando insopportabilmente intransigente: sulla questione degli stadi è finito il tempo delle scuse e degli alibi, che quasi sempre si tramutano in una resa": Andrea Abodi ha le idee chiare, sugli stadi è un esperto sin da quando era presidente della Lega di B e poi n.1 del Credito Sportivo, unica banca pubblica italiana. "Mi auguro che la Uefa creda nell'Italia e premi il nostro dossier. Complessivamente, tra pubblico e privato, servirà tra un miliardo e mezzo e due di investimenti per rifare gli impianti", ha spiegato Abodi. La Uefa deciderà in autunno: un'occasione unica per l'Italia che su quel fronte è ancora molto indietro rispetto ad altri Paesi europei. Con gli stadi moderni sarebbe più facile individuare i razzisti, che inquinano ormai il nostro campionato.

Abodi, come ministro, è impegnato in prima persona anche nel cammino di Milano-Cortina 2026: un impegno pesante per lo Stato, costi stimati che, per ora, superano i due miliardi e mezzo. Ora anche il sogno Europei. Ma il governo crede nello sport. Mercoledì 17 maggio intanto il ministro sarà al summit previsto per i Mondiali di scherma di luglio a Milano: da decidere se ci saranno atleti russi e bielorossi. Presente anche Giovanni Malagò, si va verso il no (vedi Spy Calcio del 9 maggio), cosa che succede già in altri Paesi di quasi tutto il mondo. E poi, come si potrebbe dire di sì ai russi quando Zelensky è stato appena in Italia?