Il no della Corte Costituzionale arriverà presto, fra fine giugno e primi di luglio: la Consulta non cancellerà la legge sul limite ai mandati, massimo tre (12 anni). Il ricorso del Tar del Lazio verte sul fatto che le Federazioni sportive non sono enti pubblici ma privati, a differenza del Coni (ma le Federazioni, almeno la grande maggioranza, usufruiscono di contributi pubblici). Ma la Consulta, stando ad alcune voci, è pronta a rigettare il ricorso. E allora? Allora il mondo dello sport andrà incontro ad una vera rivoluzione. Tra i venti presidenti che sarebbero costretti a lasciare in caso di conferma del limite ai mandati ci sono nomi importanti, molti di loro hanno fatto e stanno facendo la storia dello sport. Eccoli: Petrucci, Binaghi, Chimenti, Aracu, Abbagnale, Casasco, Buonfiglio, Urso, Luciano Rossi, Matteoli, eccetera. Di Barelli (Federnuoto) invece non si sa ancora: il capogruppo di Forza Italia alla Camera aspetta prima il giudizio del Tas di Losanna per sapere se avrà ancora davanti una carriera sportiva.
Ma i presidenti che dovrebbero uscire di scena, e con loro molti dirigenti del territorio, non si arrenderanno nemmeno quando arriverà il no della Consulta. C'è d'altronde un'altra via, parlamentare, per mettere mano al limite ai mandati, e cancellarlo. Se ne sta occupando ora Forza Italia: la volontà è quella di intervenire con una legge sullo sport complessa, che tocchi diversi argomenti, e in questa legge ci sarebbe anche spazio per la questione dei mandati. Il ministro dello sport Andrea Abodi ha sempre detto di non essere particolarmente attratto da questo tema, per lui 12 anni di gestione bastano per lasciare il segno soprattutto se uno è bravo, ma si rende conto che oltre ai nomi fatti in precedenza verrebbero spazzati via tantissimi dirigenti locali, e questo creerebbe non pochi problemi al sistema-sport nel suo complesso.
Forza Italia intanto lavora a questa legge e sta raccogliendo consensi nel centrodestra: forse potrebbe trovare qualche sostegno bipartisan, anche nel centrosinistra. Bisognerà vedere quando si conosceranno i dettagli. Di sicuro non sarà semplice venirne a capo e soprattutto non c'è molto tempo a disposizione: le Federazioni sportive andranno al voto dal settembre 2024, subito dopo i Giochi di Parigi, e le prime saranno Federnuoto e Federmedici. Petrucci, Binaghi e c. si sono riuniti più volte a Palazzo H per parlare di questo problema: tolte poche eccezioni, molti di loro non hanno alcuna intenzione di passare la mano. Basti pensare ad esempio che Luciano Rossi e Aracu sono anche presidenti di Federazioni internazionali (rispettivamente tiro e skate), e che Urso è tesoriere-segretario della Federpesi mondiale. Ora tocca al parlamento prendere una decisione per niente facile. Le Federazioni, come detto, andranno alle urne dal settembre 2024, il nuovo presidente del Coni invece verrà scelto nella primavera 2025. Malagò comunque resterà presidente della Fondazione Milano-Cortina e membro Cio, oltre che membro di diritto della Giunta Coni. Il lavoro non gli mancherà. Bisognerà vedere semmai chi sarà il suo erede a Palazzo H.
Mondiali di scherma di Milano, decide il governo. Rischio boicottaggio?
Il governo italiano valuterà entro domani, giovedì 18 maggio, la questione della presenza o meno di russi e bielorussi ai Mondiali di scherma, in programma dal 22 luglio a Milano. II ministro dello sport, Andrea Abodi, ha incontrato oggi i vertici della Federazione internazionale (presenti anche il n.1 della Fis, Paolo Azzi, e del Coni, Giovanni Malagò) che gli hanno illustrato le misure prese. Non ci potranno essere gli atleti dei gruppi militari, in pratica i migliori, fra cui molti campioni mondiali e olimpici (vedi Spy Calcio del 16 maggio). Ma saranno ammessi alcuni giovani russi come "neutrali" senza inno e bandiera? Cosa direbbe eventualmente la Federazione scherma di Mosca, accetterebbe di partecipare con una delegazione di giovani con scarse possibilità di medaglia? C'è il rischio inoltre del boicottaggio degli ucraini e forse di altri Paesi. Se il governo italiano dirà no ai russi sarebbe invece in contrasto col Cio (e l'Italia organizza i Giochi di Milano-Cortina 2026). La questione è molto delicata, complessa, e sarà oggetto di una valutazione politica nelle prossime 24 ore con la premier, Giorgia Meloni, e il ministro degli Esteri, Tajani. Qualsiasi decisione venga presa, non mancheranno le polemiche.
Valditara: "Con Federtennis progetto racchette in classe"
"Con la Federazione tennis e padel portiamo avanti il progetto 'racchette in classè che voglio sponsorizzare con convinzione. Perché abbiamo bisogno della cultura dello sport". Lo ha detto il ministro dell'Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, all'evento 'Vita da campionì organizzato da Sport e Salute e Federtennis, svoltosi oggi presso la Biblioteca della Casa delle Armi al Foro Italico. Il tema dell'incontro - a cui hanno partecipato anche il presidente e ad di Sport e Salute, Vito Cozzoli, il presidente della Fitp, Angelo Binaghi e l'ex campione di nuoto Massimiliano Rosolino - è 'Il valore educativo dello sport"."Alla scuola italiana mancano palestre, per questo abbiamo investito 255 milioni più' altri 85 non previsti per investire soprattutto nel Mezzogiorno - ha detto ancora Valditara - dobbiamo avviare convenzioni in quei Comuni in cui le scuole non hanno possibilità di ospitare campi o palestre. La nuova cultura che vogliamo portare nella scuola italiana". Poi ha ribadito un impegno preso insieme al ministro dello sport: "Con Abodi vogliamo rilanciare i Giochi della Gioventù, la sana competizione tra le scuole". "Oggi sono 2 milioni i bambini che fanno sport a scuola quando siamo arrivati erano solo 300 mila.
Vorremmo che crescesse il rapporto con il Ministero dell'Istruzione", ha spiegato Vito Cozzoli.