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Mondiali scherma a Milano, decide Meloni. Ma si rischia uno sgarbo a Zelensky...

Giorgio Meloni
Giorgio Meloni (ansa)
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Mondiali di scherma a Milano, la decisione in merito alla presenza o meno di russi e bielorussi non arriverà oggi ma soltanto nei prossimi giorni quando la premier Giorgia Meloni tornerà dal Giappone. Si prende tempo. Una questione complessa e delicata (vedi Spy Calcio del 17 maggio), una decisione politica, più che sportiva: Andrea Abodi ieri ha tenuto un summit, ora preferisce confrontarsi con Meloni e Tajani. Anche se il ministro dello Sport ha firmato un documento molto duro contro i russi, ha chiesto "ancora qualche ora di riflessione perché il tema non è sportivo, è molto più grave purtroppo e quindi c`è il senso della responsabilità e dell'attesa affinché vengano fatte tutte le valutazioni necessarie per consentire a chi organizza i Mondiali di andare avanti speditamente". Ma c'è il rischio di boicottaggio dell'Ucraina, e forse di altri Paesi, se venisse dato il via libera ai russi ai Mondiali di scherma di luglio (in realtà solo quelli di... serie B, perché i migliori, essendo militari, non possono di sicuro entrare in Italia). Questo caos è una conseguenza soprattutto delle titubanze di Thomas Bach, presidente Cio, che non ha ancora deciso nulla in vista di Parigi 2024 e ha lasciato per ora la responsabilità a governi e Federazioni olimpiche. La Polonia ad esempio ha già detto di no a russi-bielorussi per gli European Games di giugno-luglio, importante appuntamento di qualificazione per Parigi. Giorgia Meloni è amica di Zelensky, accolto con tutti gli onori, e l'Italia ha ospitato molti atleti ucraini in questi mesi. Che farà adesso la presidente del consiglio? Una sgarbo a Zelensky sarebbe clamoroso.

Cozzoli: "Mai così tante risorse dai tempi del Totocalcio"

"Gli Internazionali di tennis sono il tipico esempio di come gli eventi sportivi possono rappresentare sviluppo economico, crescita, impatto sul territorio, lavoro e traino turistico. Questa è la concezione di industria sportiva che vogliamo promuovere": così Vito Cozzoli, presidente e ad di Sport e Salute, durante l'evento "Vita da campioni" che si tiene al Foro Italico. Parlando della riforma sportiva ha aggiunto: "Uno degli obiettivi era quello generare maggiore risorse. Noi in tre anni abbiamo gestito 2 miliardi e 300 milioni, mai così tante dai tempi del Totocalcio". Inoltre "quando siamo arrivati eravamo il quinto Paese più sedentario d'Europa, oggi l'undicesimo.Qualcosa di buono quindi è stato fatto - ha concluso Cozzoli - Soprattutto quello che abbiamo tentato di realizzare è una visione sociale dello sport".

"Al ministro Giorgetti dico grazie per una riforma che ha dato compiti chiari e precisi a Coni Servizi diventando Sport e Salute, trovando un soggetto che si potesse dedicare anima e corpo allo sport di base" ha detto Angelo Binaghi, presidente della Fitp, commentando la riforma sportiva. "La riforma ha permesso anche di vincere tante medaglie e di raggiungere tanti successi come mai forse si erano raggiunti prima nello sport italiano. Successi che sono delle Federazioni e avvenute perché la riforma ha dato risorse che non ci potevamo nemmeno sognare prima".

"Sport e Salute nasceva con una visione: quella di cogliere la dimensione sociale dello sport, di colmare la capacità di intervenire e promuovere l'impiantitisca sportiva, di intervenire nel mondo della scuola. Una visione poi confermata dopo di me da Spadafora, Vezzali e ora Abodi": così Giancarlo Giorgetti, ministro dell'economia e delle finanze. "Ho sempre avuto una visione organicistica. Tutte le parti sono importanti: il Coni ha la sua dimensione, così come le Federazioni e Sport e Salute. La riforma ha portato a un percorso che sta iniziando a produrre risultati".Conclude sul lavoro sportivo: "E' un fenomeno talmente ampio che serve una regolamentazione. Poi sappiamo che il sistema si regge su Asd dove lavoro e volontariato si incrociano, per questo serve un lavoro di sartoria, cercando un dedicato compromesso per una realtà totalmente diversa da quella normale".