Perdite complessive pari a 1,4 miliardi (peggio addirittura del periodo Covid), indebitamento di 5,6 miliardi, stipendi che sfiorano l'84 per cento dei ricavi. I dati, alcuni dati, del Report Figc2023 sono impietosi ed allarmanti, testimoniano il peggior risultati degli ultimi 15 anni. E nessuna possibilità di una inversione di rotta.
“L’impatto più significativo dell'ultimo anno nel calcio italiano è stata la crescita dell’attività giovanile, che nel 2021-2022 ha chiuso la stagione con 807.807 tesserati Under 20, in aumento del 36% rispetto al 2020-2021, con i calciatori maschi tra i 5 e i 16 anni tornati oltre il 20% di incidenza sulla popolazione italiana per fascia di età (rispetto al 14,4% del 2020-2021)”, spiega la Figc in una nota.
Sono stati anni difficili, il Covid aveva allontanato tanti giovani dal calcio giovanile e creato enormi problemi economici alle famiglie. La Figc ha lavorato duramente per recuperare tesserati ed entusiasmo, e Vito Tisci, presidente del settore giovanile e scolastico, non si è mai arreso, nemmeno nei momenti più bui. E' cresciuto, come numeri, anche il calcio femminile, grazie alle iniziative e agli investimenti messi in atto della Figc (fra cui il professionismo, anche se forse un po' prematuro): il livello è ancora abbastanza modesto, e si è visto ai recenti Mondiali, e il campionato non è seguitissimo. Si sta cercando di recuperare il gap rispetto ad altre Nazioni europee.
Di grande importanza per il movimento-calcio, la decisione di organizzare insieme con la Turchia gli Europei del 2032: una vittoria politica di Gravina davvero significativa, rischiavamo un flop anche stavolta. Gli stadi coinvolti saranno cinque (Roma, Milano, Torino, Napoli e Firenze), più una riserva: qualche sindaco magari ci resterà male ma non c'erano altre alternative. Ora almeno si metterà mano ad alcuni impianti ( Firenze troverà i 55 milioni che mancano, a Napoli verrà tolta la pista di atletica). Un restyling quantomai necessario e atteso da troppo tempo (nel silenzio di molti governi). Certo, di fronte ai dati negativi del Report Figc mancano all'appello quelle riforme, per prima quella dei campionati, che anche la gestione Gravina non è riuscita a fare.
Ma sarebbe sbagliato dare la colpa solo al presidente Figc: è stato tutto il movimento calcistico che ha frenato in questi anni. Non c'è stata sintonia. Fra Figc e la Lega di A, guidata da Casini & Lotito, non c'è mai stato feeling, e mai ci sarà. Un braccio di ferro sull'indice di liquidità, sull'invasione degli stranieri, su quasi tutto. Di recente Gravina ha usato parole dure in occasione di una intervista all'Espresso anche contro il governo. “Purtroppo ci siamo cullati nel rincorrere in maniera errata un concetto di economia sballato, il concetto della crescita oggi ha un valore assoluto che non tiene conto di altro. E abbiamo abbandonato il percorso dello sviluppo sostenibile. Troppi viluppi, dobbiamo toglierlo dalle catene. In Italia ci sono tante catene, tanti viluppi. In capo al Governo e al Parlamento ci sono delle responsabilità incredibili. Noi certo ci assumiamo le nostre..”. Difficile essere ottimisti per il futuro: si naviga a vista, in mezzo a troppi scogli che affiorano.