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Ma che colpa hanno i bambini russi?

Ma che colpa hanno i bambini russi?
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Una scelta di buon senso e di umanità quella della Uefa di aprire le porte ai bambini russi. La Federcalcio di Gabriele Gravina, che è uno dei vice di Ceferin, ha votato a favore di questa decisione ed ha fatto bene. Ma purtroppo, non tutti sono su questa linea. Diverse Nazioni europee infatti hanno dichiarato che si rifiuteranno di giocare contro le squadre russe under 17, che sono state autorizzate a tornare alle competizioni dalla Uefa. La Russia era stata bandita dalle competizioni Fifa e Uefa dalla fine di febbraio 2022 a causa dell'invasione dell'Ucraina, e il presidente Uefa, Aleksander ?eferin, aveva affermato ad aprile che sarebbe stato "molto difficile" revocare la sua sospensione fino alla fine della guerra. La guerra, come si sa, non è finita ma il comitato esecutivo Uefa nella riunione che si è tenuta di recente a Limassol. Cipro, ha optato per un ritorno seppur limitato , almeno per ora, solo alle squadre russe under 17 sotto una bandiera e una divisa neutrale, niente inno di Russia e partite casalinghe giocate in campo neutro. La motivazione è stata che "i bambini non dovrebbero essere puniti per azioni la cui responsabilità ricade esclusivamente sugli adulti".

Ma il mondo, anche quello dello sport , è diviso, colpa anche della decisioni poco chiare di Thomas Bach. Nel febbraio 2022 la Fifa aveva permesso alla Russia di giocare uno spareggio di qualificazione alla Coppa del Mondo contro la Polonia prima di invertire la rotta dopo che i polacchi, sempre molto intrasigenti, si sono rifiutati di affrontare i rivali russi. Ora questa decisione della Uefa sta scatenando una reazione negativa da parte di numerose Nazioni europee. La Uefa vuole una soluzione per consentire alle squadre russe maschili e femminili under 17 di competere nei rispettivi campionati europei, anche se il sorteggio delle qualificazioni ha già avuto luogo. Ma la Svezia, che ospiterà il campionato europeo 2024 femminile under 17, è tra le Nazioni che hanno promesso di boicottare le partite contro la Russia. La Federcalcio svedese – il cui ex presidente, Karl-Erik Nilsson, è anche primo vicepresidente Uefa – ha promesso che "non permetterà" alla Russia di partecipare al torneo se si qualificherà. Ha spiegato che la sua posizione è condivisa dal Comitato olimpico svedese e dal Comitato paralimpico svedese.

La Federcalcio ucraina, il cui presidente Andriy Pavelko è anche nel comitato esecutivo Uefa, ha avvertito che si rifiuterà di giocare contro la Russia e ha esortato altri Paesi a seguire l'esempio. Ha affermato che la decisione di Ceferin "tollera la politica aggressiva della Russia" e ha invitato la Uefa a tornare subito sui suoi passi. Danimarca, Inghilterra, Lettonia, Lituania, Norvegia e Polonia hanno aderito al boicottaggio delle partite contro la Russia dopo l'annuncio Uefa a Limassol. Il presidente della Federcalcio polacca Cezary Kulesza ha dichiarato su X, ex Twitter, di essere "sorpreso" dalla decisione della Uefa e che il suo Paese non avrebbe giocato contro la Russia in nessun tipo di competizione, nemmeno giovanile. La Polonia d'altronde aveva anche vietato la partecipazione degli atleti russi e bielorussi ai Giochi europei di Cracovia che si sono tenuti questa estate. La Federcalcio inglese ha confermato inoltre alla Reuters che non giocherà contro la Russia. Gli inglesi sono durissimi, non vogliono che gli atleti di Mosca gareggino nemmeno come neutrali alle gare di atletica. E questo crea problemi in vista di Parigi 2024. Il Cio ha presto tempo e questo ha contribuito, come si vede, a dividere ancora di più il mondo dello sport. Questa apertura della Uefa meritava di sicuro un maggiore appoggio. Che colpe hanno i bambini?

Cade il divieto dei tre mandati nelle federazioni

È incostituzionale porre vincoli al numero di mandati in cui si può esercitare il ruolo di presidente di una federazione sportiva. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale, che ha sottolineato come "il divieto definitivo e irreversibile" di ricandidarsi dopo la terza presidenza contrasti con il principio di proporzionalità. Per quanto sia legittimo il fine della norma, cioè di evitare che i candidati possano godere di "rendite di posizione", la Corte ha infatti sanzionato la sua eccessiva radicalità, in quanto potrebbe arrivare a compromettere l'autonomia organizzativa delle federazioni.

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