Due Mondiali consecutivi saltati. Non parliamo poi delle Olimpiadi: niente Nazionale azzurra a Londra 2012, Rio 2016, Pechino 2020 e il prossimo anno pure a Parigi. Dove è finita la tanto decantata generazione dei fenomeni? La realtà è questa: ora rischiamo addirittura di non andare agli Europei di Germania 2024. Nel 1982, quando abbiamo vinto il Mondiale in Spagna con Bearzot, gli stranieri si stavano appena affacciando nel nostro campionato. Nel 2006 quando abbiamo rivinto il campionato con Lippi la percentuale era: 70 per cento di italiani, 30% di stranieri. Ora è ribaltata: i selezionabili per la nazionale sono appena il 30 per cento in serie A e stanno diminuendo (a fine stagione si potrebbe arrivare al 25 per cento). Gli italiani non giocano più, giocano solo gli stranieri. Il Lecce che ha vinto il campionato Primavera schierava 11 stranieri in campo, “e non mi risulta che qualcuno sia poi andato in prima squadra” spiega l'avvocato Umberto Calcagno, presidente del sindacato calciatori (Aic) che si batte, sovente invano, contro questa invasione straniera che soffoca i nostri giovani. Non si riesce a mettere un freno. Ci ha provato anche il presidente della Figc, Gabriele Gravina.
Calcagno è deluso perché resta il Decreto Crescita che consente di prendere gli stranieri con gli sgravi fiscali. Il n.1 del sindacato si aspettava una mobilitazione, non certo dalla Serie A che ne ha i suoi vantaggi, ma almeno da B e Lega Pro (che però vivono coi soldi della serie A grazie alla mutualità della Legge Melandri). Non si riesce nemmeno ad aumentare i giocatori cresciuti nel vivaio a livello di torneo Primavera. “Meglio sarebbero le seconde squadre” spiega Calcagno. Per ora una strada fallimentare, seguita solo da Juve (lì è cresciuto anche Fagioli) e da quest'anno dall'Atalanta mentre il Milan potrebbe essere interessato. Gli altri club ne parlano solo. Insomma, di italiani in campo, soprattutto giovani, sempre meno. Una battaglia persa.
L'avvocato Calcagno in occasione della “Politica nel pallone” su Gr Parlamento, la trasmissione di Emilio Mancuso, ha parlato anche di un altro tema, sempre di stretta attualità. “Il format dei campionati, con il conseguente numero di squadre partecipanti, è il punto di caduta di una serie di norme più rigorose che, insieme alle altre componenti, stiamo studiando già per la prossima stagione per capire chi può fare calcio. Abbiamo un sovraindebitamento spaventoso (oltre 5 miliardi la serie Am, ndr) che ci impone di incidere sulle Licenze Nazionali", conclude Calcagno. Intanto, il calcio affonda nei debiti…
La pista di bob Cesana? Il Cio chiede un impianto “esistente e funzionante”
Uno scontro politico anche all'interno della stessa Destra. Quando finirà questa discussione, la Fondazione Olimpica (presidente Giovanni Malagò, presenti tutti gli stakeholders, da Zaia a Sala) deciderà dove si dovranno tenere le gare di bob, slittino e skeleton (vedi Spy Calcio del 17 ottobre). Come noto, ormai, non si potrà costruire la pista di Cortina. Si andrà all'estero, probabilmente a St.Moritz. E Cesana? Fonti del governo punterebbero su quella soluzione: il ministro Tajani spera di restare in Italia, il Piemonte ovviamente insiste. Ma ci sono problemi non facili da risolvere. La pista di Cesana è un rudere, uno scheletro dopo che era costata 110 milioni nel 2006 e suvito dismessa. Il Cio ora chiede espressamente un impianto “existing and working”. Deve essere cioè esistente e funzionante. Per risistemare la pista di Cesana invece ci vorrebbe un intervento del governo (40-50 milioni?) poi un bando d'asta, una conferenza dei servizi, uno studio di impatto ambientale, eccetera. Tempo 8 mesi prima di iniziare i lavori. Non solo: i sindaci delle Valli del Piemonte, vicini a quell'impianto, hanno detto sì alla pista di Cesana, ma solo a condizione che finiti i Giochi il giorno dopo venga smantellata. L'esatto contrario di quello che vuole Thomas Bach, n.1 del Cio. A meno che Bach dia una deroga per costruire a Cesana. Malagò, rientrato stamattina da Munbai, lo spiegherà presto ai vari stakeholders. "C'è una riunione la prossima settima con i soci fondatori e si cominceranno a valutare le proposte, ma non c'è nulla di decisivo" ha spiegato oggi Malagò. "Ho letto tante cose e ho il dovere di ricordare - ha aggiunto Malagò - che, da quando esiste la meravigliosa opportunità di ospitare le Olimpiadi, sono stati creati, non certo dal sottoscritto, due organismi, due società, due istituzioni, due soggetti giuridici. Uno è privato ed è la Fondazione che ho l'onore di presiedere, e una società pubblica che si chiama Simico che si deve occupare di realizzare le opere pubbliche. Io in India ho annunciato semplicemente quanto ci era stato già annunciato. Spero di esser stato chiaro anche su questo", ha concluso Malagò. "Non ci sono risorse incrementali da parte del governo, bisogna trovare altre soluzioni. Si valuterà anche Torino, nessuno ha mai detto il contrario": risponde così il ministro per lo sport e per i giovani, Andrea Abodi, a margine di Ceo For Life a Roma, a chi gli chiede aggiornamenti sulla pista da bob in vista di Milano-Cortina. "A noi interessa mettere in condizione chi deve decidere dove si faranno le competizioni, ovvero la Fondazione olimpica e il Cio, di trovare una soluzione rispettosa del programma olimpico e paralimpico - aggiunge il ministro -. Parteggiamo per la soluzione migliore possibile presa sulla base delle analisi che ci stanno arrivando". Alla domanda se c'è tempo quindi per ristrutturare la pista di Torino ha aggiunto, Abodi risponde che "in questo momento ho documenti datati 2013, con il presidente della Regione Piemonte Cirio siamo rimasti d'accordo che entro lunedì ci sarebbe arrivata la documentazione aggiornata, poi i tecnici la valuteranno". Abodi e Cirio sono di Destra, si tengono toni bassi. Anche Fiorello vorrebbe stare in Italia. Zaia intanto chiede altre gare, visto che Cortina ha perso almeno 500 persone con il no alla pista e non farà il Villaggio olimpico a Flames. E un comitato di atleti italiani dello snowboard non vorrebbero gareggiare a Livigno ma a Cortina. Non decidono comunque loro. Un po' di agitazione politica c'è, sarebbe il caso che Abodi convochi una cabina di regia a Palazzo Chigi (l'ultima è stata il 3 luglio). Ed è strano il silenzio di alcuni ministri che di solito parlano molto, di tutto. Insomma, una guerriglia politica che non porta da nessuna parte e crea solo inutili tensioni. Ma Bach ama l'Italia e conosce gli italiani.