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Riforma dei campionati, il 18 gennaio primo summit (ma l'intesa è lontana...)

Gabriele Gravina, presidente Figc

Gabriele Gravina, presidente Figc

 (ansa)

Lo ha deciso il presidente federale Gravina. Più avanti altri due tavoli, sul lavoro sportivo e sul calcio femminile

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Finalmente si parte. Il 18 gennaio è previsto il primo tavolo di lavoro fra Leghe e componenti per discutere sulla riforma dei campionati. Così ha deciso Gabriele Gravina, n.1 della Figc, che vuole dare una accelerata ad un problema che ormai si trascina da troppi anni. Oltre alla riforma, complicatissima, sono previsti più avanti altri due tavoli: lavoro sportivo (c'è un contenzioso in atto da parte dei club, e anche di alcune Federazioni, col ministro Abodi) e calcio femminile. Di riforma si parla da tantissimi anni, prima di Gravina ci hanno provato altri suoi illustri precedessori ma non sono riusciti a cambiare né il format dei campionati, tantomeno ridurre il numero dei club professionistici (100, anomalia tutta italiana). Ora questo ultimo tentativo: se le Leghe e le componenti (fra cui il sindacato calciatori) non si metteranno d'accordo fra loro, allora Gravina convocherà una assemblea straordinaria della Figc per l'11 marzo. C'è sempre il nodo del diritto di veto e dei “pesi” che impedisce le riforme. La serie A conta solo per il 12 per cento, la B per il 5 per cento: troppo poco sostengono i presidenti Casini e Balata rispetto, ad esempio, alla Lega Pro di Marani che “pesa” il 17 per cento. Ma nessuno vuole cedere di un passo. Lo stesso per quanto riguarda la riforma dei campionati: la Lega di A ha già detto chiaramente che non ci pensa nemmeno di scendere da 20 a 18 squadre. La serie B invece vorrebbe tre retrocessioni e non quattro in serie C, perché il turn over annuale di 7 squadre è considerato troppo penalizzante. Ma bisogna mettersi d'accordo con la C. Cosa non facile. Una studio prevede due giorni di C da 20, o 24. Ora sono tre da venti. Sessanta squadre sono considerate troppe. Bisogna vedere che ne pensa il presidente Marani. Si era parlato anni fa anche di tornare al semiprofessionismo per dare respiro al sistema, ma poi non se ne è fatto nulla. In questi anni si è perso molto tempo, tante le responsabilità: Mauro Balata, leader della serie B, aveva proposto un tavolo di lavoro permanente in seno al consiglio federale della Figc, ma Gravina ha preferito che fossero i dirigenti del calcio a mettersi prima d'accordo fra loro. Per questo, si parte il 18 gennaio. Non sarà per niente trovare una intesa. Anzi, è poco probabile. In questo caso, ecco l'assemblea dell'11 marzo quando non si potrà più bluffare e tutti dovranno uscire allo scoperto. Ha fatto bene Gravina a dare una spinta al sistema che si era impantanato in questi anni: la situazione economica-finanziaria dei club professionistici non è per niente facile, qualcosa si deve fare. Prima di piombare nel baratro...

Parigi 2024, l'Ucraina minaccia il boicottaggio

In un'intervista alla BBC Ucraina, il ministro ucraino della Gioventù e dello Sport, Matviy Bidnyi, ha affermato che il suo Paese potrebbe decidere di non prendere parte ai Giochi se agli atleti russi fosse permesso di competere a Parigi. La decisione, che è attualmente in fase di esame, arriverebbe in risposta all'approvazione del Comitato Olimpico Internazionale (Cio) di invitare atleti di Russia e Bielorussia come concorrenti neutrali. Il ministro ha detto che ora si è presentata questa possibilità di non gareggiare, ma la cosa più importante è sapere come il Cio intende reagire. "Analizzeremo cosa accadrà, quale sarà la reazione del Cio alle argomentazioni che stiamo presentando, ai nostri appelli, petizioni, ecc. Ma ancora una volta, capiamo che boicottare le Olimpiadi danneggerà i nostri atleti. Comprendiamo anche che stiamo correndo un rischio", ha aggiunto. Il ministro ucraino ha riconosciuto le "possibili sanzioni" che potrebbero essere affrontate se il potenziale boicottaggio fosse confermato, sanzioni che sono delineate nella Carta Olimpica. Dei 4.600 atleti qualificati per i Giochi, solo undici al momento soddisfano i requisiti del Cio come atleti neutrali: otto russi e tre bielorussi. Bach ha già criticato l'Ucraina.

La delegazione russa, senza inno e bandiera, potrebbe contare su una cinquantina di persone. Altrettanti gli ucraini e bielorussi.

Pista di Cortina, il nuovo bando e il no del Cio

"Il Comitato olimpico internazionale comunica che la costruzione o la ricostruzione di una nuova pista non è ritenuta essenziale per le gare di bob, slittino e skeleton di Milano-Cortina 2026". Così la presidente della Commissione di Coordinamento per i Giochi Olimpici invernali Milano-Cortina 2026, Kristin Kloster, ha risposto alla lettera dei parlamentari di Alleanza Verdi Sinistra e M5s di Camera e Senato, che sollevava la preoccupazione per i continui rimandi della decisione del Governo italiano sulla pista da bob nel balletto tra Cesana e Cortina. "'In linea con le raccomandazioni dell'Agenda Olimpica 2020, il Cio è stato inequivocabile nel dire che nessuna sede permanente dovrebbe essere costruita senza un piano per il futuro chiaro e fattibile’: così si esprime Koster, che ringraziamo per l'attenzione", rendono noto i parlamentari sottolineando che il ragionamento si applica sia a Cortina (soluzione a cui lavora il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini) che a Cesana (su cui c'era un assenso del ministero degli Esteri Antonio Tajani). Soprattutto ora che è stato reso noto l'avvio di una nuova gara -la prima è andata deserta, così come la successiva procedura ristretta- per la costruzione della pista a Cortina, prefigurando una "scelta irresponsabile", il Cio, avvertono da Avs e M5s, "ci ricorda inoltre quanto affermato durante la sua sessione a Mumbai, e cioè che solo piste esistenti e già operative devono essere prese in considerazione a causa della tempistica molto stretta del Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026”.

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