Sempre più stranieri, e meno italiani, in campo Serie A e il mercato di gennaio certo non invertirà il trend: siamo arrivati ormai al 65 per cento di minutaggio dei giocatori che vengono dall'estero (quindi gli italiani sono ridotti al 35 per cento) per quanto riguarda il campionato di A mentre nelle coppe europee la presenza straniera sul terreno di gioco è ancora maggiore (nel Milan ad esempio si è intorno al 90 per cento, raro che si veda un italiano in campo). Compito sempre più duro per i ct delle Nazionali, dalle giovanili fino a Spalletti.
Ben vengano dall'estero comunque i campioni, anche se costano cari, se consentono almeno alle nostre squadre di fare un salto di qualità, di visibilità internazionale e magari aiutano pure andare in finale nelle coppe europee come la scorsa stagione. Ma non è sempre così: secondo uno studio, in questa stagione in Serie A ci sono 78 stranieri utilizzati per meno di cinque minuti medi a partita, in tutto sono 106 quelli con meno di venti minuti. A cosa servono? Perché sono stati acquistati? Per molti l'Italia è solo un parcheggio, in attesa di essere magari rivenduti all'estero o rispediti a casa loro. Ma ora c'è anche la polemica per il Decreto Crescita previsto dal governo per il rientro dei “cervelli” dall'estero ma utilizzato anche nel calcio visto che consente (consentiva) alle società di risparmiare cifre notevoli sulle tasse. Ora è stato stoppato dal ministro Salvini: niente due mesi di proroga durante il mercato di inizio anno. Lo sperava il ministro Abodi, la Lega di A è delusa dalle promesse non mantenute e protesta vivacemente. Il sindacato calciatori, con il suo presidente Umberto Calcagno, è soddisfatto e si augura che non ci siano problemi quando ci sarà la conversione in legge alla Camera. Adesso se uno vuole prendere un calciatore dall'estero lo paga come un italiano.
Una volta le società maggiori attingevano soprattutto dalla B e dalla C. Ora non conviene più. Si vedrà comunque che succedderà più avanti, magari questa estate, perché il senatore Claudio Lotito, portavoce dei venti presidenti di A, non è certo uno che si arrende facilmente e potrebbe tentare di riproporre il Decreto Crescita sotto una diversa formula ma sempre vantaggiosa per i club maggiori (nella scorsa stagione è stato utilizzato da 16 società su 20).
Intanto, per svariati motivi, il nostro calcio ha fatto passi indietro notevoli in questi anni, non solo come risultati ma anche come fatturato. Nella stagione 2005-2006, in base alla Deloitte Football Money League, c'erano ai vertici europei il Milan terzo, la Juve quarta, l'Inter nona, la Roma undicesima e la Lazio ventesima. Vengono considerati i ricavi da stadio, da diritti tv e commerciali. Non le famose (e famigerate) plusvalenze. Adesso-stagione 2021-22 abbiamo solo tre squadre fra le prime top 30 europee, la Juve undicesima con un fatturato di 400 milioni, l'Inter quattordicesima (308) e il Milan sedicesimo (264). Guida il Manchester City, 731. Gabriele Gravina, n.1 della Figc, è un manager e conosce bene la situazione del nostro calcio: è contrario al Decreto Crescita e, giustamente, vuole mettere ordine nel pianeta-calcio. Il 18 gennaio (vedi Spy Calcio del 30 dicembre) primo tavolo di lavoro delle Leghe e componenti sulla riforma dei campionati. Un passettino in avanti, d'accordo, dopo troppi anni di silenzi. Ma se non basta, come probabile, l'11 marzo assemblea generale.
La pista di bob a Cortina, via alla volata finale
Il minibando a fine anno, le buste da consegnare entro le 12 del 18 gennaio: è scattata la fase finale per la pista di Cortina che dovrebbe ospitare le gare di bob, skeleton e slittino dei Giochi invernali 2026 (in tutto 38 medaglie). La Simico, società che dipende dal Ministero di Salvini, infrastrutture e trasporti, aspetta e spera (pare che ci possa essere l'interessamento di una importante ditta italiana di costruzioni). Aspetta il Cio e aspetta anche Giovanni Malagò, che il 19 gennaio si collegherà in call con la Fondazione olimpica di cui è presidente dalla Corea del Sud, dove andrà per l'inaugurazione delle Olimpiadi giovanili invernali. Malagò nell'occasione vedrà anche Thomas Bach e tanti membri Cio, di cui è collega. Ma la decisione dovrebbe prenderla il 30 gennaio il cda della Fondazione. Non è un ultimatum del Cio a quei pasticcioni di italiani, incapaci (per ora) di costruire una pista da 81 milioni, ma oltre non è lecito andare. Bisogna decidere.
St.Moritz resta la soluzione B, quella più gradita al Cio e meno cara. E Cesana? Sembra che ci sia rassegnazione in Piemonte, l'occasione di rientrare nel gioco olimpico si allontana sempre di più. A Torino ci sono molti rimpianti, fin da tempi della sindaca Appendino. Una curiosità infine, il 1° febbraio al termine dei Giochi giovanili di Gangwon non ci sarà il consueto passabandiera con chi dovrà ospitare l'edizione successiva. No, perché il Coni aveva avanzato una candidatura della Lombardia e del Trentino per il 2028, candidatura unica per ora, ma il Cio preferisce aspettare prima di assegnare i Giochi dei ragazzi e vedere cosa combinano gli italiani con Milano-Cortina 2026.