Una corsa contro il tempo, ricca ancora di ostacoli. Bisogna decidere dove si svolgeranno le gare di bob, skeleton e slittino delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, 38 medaglie in tutto. Tre le possibilità, di cui due in Italia: Cortina, costruzione sul sito esistente, Cesana torinese, riqualificazione della pista del 2006, e St.Morizt, Svizzera, pista naturale funzionante ma che richiede una deroga del Cio. Il Cio, e qualcuno fatica ancora a capirlo, è proprietario dei Giochi e non conviene continuare a sfidarlo. Il bando di Cortina, pista light senza tanti orpelli, vale 81 milioni e 610.000 euro, 685 giorni di lavori, impianto da consegnare entro il 3 dicembre 2025, due mesi prima dell'inaugurazione di San Siro. Una volata che fa venire i brividi. Lavori giorni e notte, copertura della pista per evitare nevicate. Insomma, si può fare ma i margini sono molto stretti. L'idea di fare tornare in... pista a Cortina è di Salvini, 5 dicembre scorso, subito appoggiata da Luca Zaia, governatore del Veneto e leghista pure lui.
Le domande vanno presentate entro le ore 12 del 18 gennaio. Il giorno successivo Giovanni Malagò, in Sud Corea per le Olimpiadi giovanili invernali, non solo ne parlerà con Thomas Bach e con i suoi collegi del Cio, ma si dovrebbe anche collegare con gli stakeholders, sindaci e governatori, della Fondazione olimpica. Poi, la decisione finale si avrà col cda del 30 gennaio, difficile pensare di poter andare oltre dopo questo balletto infinito.
A Cortina prima c'è stata la protesta degli ambientalisti (col nuovo bando è previsto il risparmio di 5.000 metri quadrati di bosco, ma ne sarebbero comunque sacrificati 20.000), mentre ora si mettono di traverso anche i sindacati che pure dovrebbero essere contenti per un opera che porterebbe lavoro nelle Valli. Niente. Cigl, Cisl e Uil criticano l'improvvisazione con cui si sta procedendo nell'appalto, “progetto faraonico, senza prospettive per il territorio. La tipica storia all'italiana”, sostengono in un comunicato congiunto. Confindustria Belluno Dolomiti la pensa diversamente, “le Olimpiadi sono l'occasione della vita per lo sviluppo del territorio”.
Zaia difende ovviamente la sua “creatura”, dopo che il Cio, già nel 2019 quando ci assegnò i Giochi, suggeriva di lasciar perdere e andare all'estero (leggi St.Moritz). Niente, il governo del centrodestra, stavolta con l'appoggio del Pd, sta facendo di tutto per restare in Italia. Zaia spiega: “Varianti e pista da bob sono eredità che ci arrivano gratis”. Il nuovo sindaco di Cortina, Gianluca Lorenzi, in carica dal 13 giugno 2022, è assai preoccupato, perché finiti i Giochi gestire la pista per ben pochi atleti che ormai fanno bob costerebbe al Comune circa un milione all'anno. Una legacy (eredità) assai pesante da sostenere. Per questo Lorenzi cerca aiuti. Senza pista di bob, a Cortina resterebbe solo una fettina di Olimpiade, curling e sci femminile: il governatore della Lombardia, Fontana, pure lui leghista, è stato chiaro con Zaia, non ha alcuna intenzione di cedergli qualche gara, tipo lo sci alpinismo che debutta al Giochi, a titolo risarcitorio. Ognuno si tenga il suo. E poi a Cortina queste Olimpiadi non hanno mai entusiasmato una parte della popolazione.
Di mezzo c'è pure Cesana Piemonte, che costerebbe meno come spesa, 33 milioni, e tempi di lavoro, 365. Questa ipotesi di riqualificazione è caldeggiata da Forza Italia e pure dal Pd contro Cortina legata alla Lega. Dopo i Giochi sarebbe prevista la riconversione ecologica dell'impianto di raffreddamento (ora ad ammoniaca) ad acqua glicolata con alimentazione a pannelli solari. Questa una ipotesi. L'altra, caldeggiata dal Pd con l'onorevole Mauro Berruto, responsabile sport in quanto importante uomo di sport, prevede invece di smantellare la pista finiti a Giochi e riforestarla. Niente eredità, insomma, come vorrebbe il Cio. E' diventato ormai uno scontro politico questo impianto da bob.