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Crisi del calcio, la Serie C si ribella: “I debiti sono in A e in B”

Crisi del calcio, la Serie C si ribella: “I debiti sono in A e in B”
(agf)
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Che fare? Il calcio italiano annaspa, il 18 gennaio primo tavolo di lavoro di Leghe e componenti voluto dal presidente Gabriele Gravina sulla riforma dei campionati. Non sembra facile trovare un accordo, altrimenti 11 marzo assemblea generale per togliere il diritto di intesa. Ci sono resistenze a fare passi indietro. L'avvocato romano Lorenzo Casini, da marzo 2022 presidente della Lega di A, spiega la sua posizione, assicurando collaborazione alla Figc: “Già alla fine del 2022 avevamo presentato un documento di proposte. Va ridotto il numero complessivo di squadre professionistiche, in particolare in Lega Pro. Limitare il dibattito a una Serie A con 20 o 18 squadre, se Premier e Liga sono a venti, è fuorviante”.

Per l'avvocato Mauro Balata, leader della Lega di Serie B dal 23 novembre 2017, il problema è soprattutto il turnover, troppe quattro retrocessioni dalla B alla C. E poi, i club professionistici sono un'anomalia tutta italiana, 100 in tutto (20 in A, 20 in B, 60 in C con tre gironi da 20 ciascuno). E allora il suggerimento da alcune partiti è quello di fare solo due gironi da 20, massimo 24, nel terzo campionato professionistico. L'ipotesi di tornare a un semiprofessionismo è ormai tramontata, non se ne parla più.

Matteo Marani, giornalista di razza, difende a spada tratta il pianeta Serie C (è presidente dal 9 febbraio 2023). Si difende coi dati, spiegando come la sua Lega non può certo essere considerata il male di tutto il calcio italiano. Marani ha spiegato tempo fa che in Serie C il 90 per cento dei calciatori sono italiani, un tempo le società maggiori facevano mercato proprio lì, pescando in B e C. Ora solo stranieri, come si è visto, perché interessa solo il business.

In Lega di C, a Firenze, si chiedono: cosa cambia se si tagliano 20 squadre? Niente. Una volta erano 90, ora 60. Il problema del calcio non è la Serie C che pesa solo per il 6 per cento nell'indebitamento di tutto il sistema. “Venti club non fanno i debiti di una di A...”, aveva spiegato Marani, cifre alla mano. “In A la media dei debiti è 50 milioni, in B 13, da noi 1,9%”. Certe proposte sono considerate superficiali, troppi personalismi spiegò allora Marani: l'obiettivo, peraltro comune, è fare proposte per una vera sostenibilità.”Siamo al punto di non ritorno”. Già, ma come fare? Gravina ha convocato il tavolo per le riforme, non ci si può più nascondere.

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