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Il bob azzurro non c'è ai Giochi giovanili invernali (e se avesse ragione il Cio?)

Giovanni Malagò, presidente del Coni

Giovanni Malagò, presidente del Coni

 (ansa)
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Vinciamo nello slittino, nel biathlon e anche nello sci alpino: gli “Yog” a Gangwon, Sud Corea, sono iniziati a gonfie vele per il Team Italia. Alle Olimpiadi invernali giovanili, il Cio e il Coni ci tengono molto, la delegazione azzurra è composta da 74 atleti (capo missione Alessio Palombi, vice Elisa Santoni, ex “farfalla”): prevalenza femminile, 56,75 per cento, tanti i figli d'arte. Gareggiamo in 13 discipline su 15, assenti solo nel bob e nello skeleton. Già, guarda caso: proprio il bob ora che si vuole costruire, anzi ricostruire, la pista olimpica di Cortina per i Giochi del 2026. I tempi di Eugenio Monti, Alverà, Conti, Dalla Costa e c. sono passati: l'Italia ha vinto 8 medaglie olimpiche nel bob, maschile e pure femminile. L'ultima è stata a Torino 2006, bronzo nel bob femminile. Ora domina la Germania (che ha tre impianti). L'Italia non ha piste da bob, come si sa: in disuso da anni quelle di Cortina 1956 e Cesana 2006. Troppo caro mantenerle.

Secondo la trasmissione tv di Salvo Sottile, Far West (Rai 3) gli atleti che praticano in Italia ad alto livello il bob sarebbero ventuno in tutto. Un bob d'altronde costa dai 20.000 ai 75.00 euro, è riservato ormai solo agli atleti dei corpi militari che devono andare ad allenarsi in giro per il mondo (gli impianti più vicini sono St.Moritz e Innsbruck). Gli under 18 azzurri, come visto, non ci sono nemmeno alle Olimpiadi giovanili. I ragazzi e le ragazze preferiscono o gli sport tradizionali (calcio, basket, volley) oppure le discipline emergenti, privilegiate anche dal Cio per motivi televisivi (surf, skateboard, arrampicata e ora a Parigi tocca alla breakdance).

Il Cio aveva consigliato a Zaia di lasciar perdere e di non costruire l'impianto di Cortina per le Olimpiadi 2026. Niente da fare. Il governatore uscente del Veneto non ha voluto sentire ragioni e ora siamo al punto che una ditta importante, italiana, la Pizzarotti, ha sottoscritto il (nuovo) bando d'asta della Simico ed è pronta, espletate le pratiche burocratiche, ad aprire i cantieri a febbraio per costruire la nuova pista Eugenio Monti di Cortina, molto più snella rispetto al progetto originario. Ora Zaia dice: "La pista da bob per Cortina è un'eredità per il Veneto, non la paghiamo noi, non la progettiamo e non la realizziamo. Però questo significa che avremo la pista e spero che ci sia la condizione per averla per le Olimpiadi 2026 e resterà poi a disposizione per tutti gli altri appuntamenti internazionali. Si va nella direzione del dossier di candidatura che prevede la pista come elemento centrale - ha aggiunto - Il Cio dice che i tempi ci sono e sono certi, ovviamente bisognerà correre ma i lavori non sono in mano nostra ma del Governo, della società infrastrutture (Simico, ndr)".

Sull'ottimisto di Zaia sui “tempi certi”, vanno a cozzare anche le forti preoccupazioni di Lorenzi, nuovo sindaco di Cortina: “Non non decido io ma gli ingegneri, certo sarebbe un disastro arrivare a costruire metà pista (il rischio c'è, ndr) e poi fare le gare dellìOlimpiadi da un'altra parte, pensate la figuraccia”. Già. Tanta paura per il sindaco, “non ci dormo la notte”, anche per i costi di gestione post-Giochi, ci vorrebbe un milione all'anno e non si sa ancora chi dovrebbe metterli (non certo Zaia). Il Cio, come detto più volte, vuole solo piste esistenti e funzionanti, e spinge per St.Moritz, 40 chilometri da Livigno. “Gli impianti che ci sono, sono sufficienti per il numero di atleti e competizioni”. Sembra proprio sia così, basta pensare agli under 18 italiani e alle loro preferenze.

Giovanni Malagò, intervistato prima della apertura delle buste da “Far West”, aveva ricordato il “ senso patriottico e anche partitico” di non voler andare all'estero ma si era stupito perchè in “tutto il mondo le gare si fanno in più Paesi, non so come spiegarlo, ma per qualcuno è una cosa inaccettabile. Non è detto che il Cio dia il via libera anche se costruiamo la pista di Cortina, non so abbiamo la forza a fargli cambiare idea...”. Tocca a lui provarci, come n.1 del Coni, della Fondazione olimpica e come membro Cio. Bach sinora non ha commissariato solo perchè c'è Malagò e ha un ottimo rapporto con la premier Giorgia Meloni.

Malagò, nell'intervista aveva anche attaccato, ma non è una novità, la Simico, società che fa capo a Salvini, al ministero infrastrutture e trasporti, e che ha gestito anche il secondo bando dopo il fallimento del primo, il 31 luglio dello scorso anno, e delle trattati ve private. Ma ora bisogna correre, i tempi sono più che stretti, ci vuole un mezzo miracolo per poter consegnare la pista al Cio entro marzo 2025, fra poco più di un anno. Bach ci crede poco, e non è l'unico. Nel cassetto della Fondazione, a Milano, è già pronto il piano B per St.Moritz, due passi dalla Lombardia di Salvini e Fontana. Certo, sarebbe l'ennesima figuraccia...

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