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La Vele di Calatrava e gli impianti incompiuti (ora servono 500 milioni)

Andrea Abodi
Andrea Abodi (ansa)
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Cattedrali nel deserto. Anche lo sport fa la sua parte in quanto a sprechi. In Italia (secondo l'anagrafe delle opere incompiute da parte del Mit, ministero Infrastrutture e Trasporti) ci sono ad oggi 57 impianti sportivi non completati, il cui valore complessivo degli interventi è di 732 milioni. Per completarli tutti e 57, ora servirebbero altri 520. Tra questi lo scandalo della Cittadella dello sport a Tor Vergata (le famose Vele di Calatrava). Per completare questa opera servirebbero 406 milioni.

La “Vela” bianca troneggia nel deserto della campagna romana: il progetto nel 2005 era stato affidato all'archistar Santiago Calatrava per un Campus (impianti sportivi ma anche laboratori, alloggi per studenti) al servizio dell'Università di Tor Vergata. Nel 2009 lì si sarebbero dovuti svolgere i Mondiali di nuoto di Roma ma l'opera non fu mai completata e le gare si tennero nelle piscine del Foro Italico. Era stata la giunta guidata da Valter Veltroni, al suo primo mandato da sindaco, a ipotizzare a Tor Vergata una “Città dello Sport”, un complesso sportivo polifunzionale.

A progettarlo era stato chiamato un grande nome dell’architettura internazionale, lo spagnolo Santiago Calatrava, già autore di grandi opere in Italia come la Stazione AV Mediopadana di Reggio Emilia e il Ponte della Costituzione a Venezia. Il costo stimato dell’opera era sui 60 milioni, raddoppiati all’atto dell’assegnazione dei lavori (iniziati nel 2007). Il cantiere si bloccò presto... Ora è una incredibile cattedrale nel deserto, a due passi dall'Ospedale pubblico di Tor Vergata. Ad oggi delle famose Vele ci sono solo le strutture di uno stadio di nuoto – la cui intelaiatura a “a pinna di squalo” è l’origine del suo soprannome – e di un palazzo per basket e pallavolo. E nessun utilizzo, oltre a uno sporadico uso di set cinematografico per produzioni come la serie di Suburra e il film Six Underground.

Una storia tipicamente italiana: servirebbero ancora 406 milioni per completare questa opera. Di tutti le 57 opere incomplete legate allo sport, 43 sono al Sud (24 in Sicilia), 7 al centro e 7 al Nord. La causa maggiore per cui non vengono mai finite queste opere sportive è la mancanza di fondi. Altre cause sono il fallimento, la liquidazione coatta e il concordato preventivo dell'impresa appaltatrice, oppure cause tecniche. Ora il ministro Andrea Abodi e la nuova governance di Sport e Salute, Marco Mezzaroma e Diego Nepi Molineris, vogliono occuparsi anche dell'enorme problema degli impianti sportivi, basta pensare anche alle palestre delle scuole (vedi Spy Calcio del 26 gennaio).

Dopo la presentazione del Rapporto Sport (che riporta i dati del censimento), giovedi 15 febbrario, Sport e Salute firmerà a Roma un protocollo con la Conferenza delle Regioni e Province autonome (presidente Massimiliano Fedriga), per l'avvio di un sistema nazionale di aggiornamento del Censimento degli impianti sportivi. In pratica tutte le Regioni e le amministrazioni locali manderanno a Sport e Salute, attraverso la rete territoriale, i dati dell'impiantistica sportiva (sia completa, incompleta o non funzionante), per poter avere una mappatura non solo dell'offerta sportiva ma anche delle esigenze territoriali. Un lavoro mai fatto in passato. Dopo la mappatura si deciderà quindi come e dove intervenire. Di positivo, rispetto al passato, è che qualcosa finalmente si muove (dopo le tante, troppe chiacchiere, sullo sport nella scuola...). Merito soprattutto di Andrea Abodi che di impiantistica sportiva è di sicuro un esperto, sin quando era presidente della Lega di B, con il progetto B Futura sugli stadi, sia dopo quando guidava la Banca del Credito Sportivo, unica banca pubblica in Italia. Ora come ministro ha dato i “compiti” da fare sia a Sport e Salute (e non dimentichiamo che Mezzaroma è un costruttore importante) sia al Coni. Le “guerre” del passato dovrebbero essere finite, si spera. Nell'interesse dello sport.

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